Chavez teme le contestazioni e Castro corre in suo soccorso

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Chavez teme le contestazioni e Castro corre in suo soccorso

27 Marzo 2010

Negli ultimi anni, il cosiddetto neobolivarismo o socialismo del secolo XXI, naturalmente declinato in chiave antiamericana e antimperialista, ha ripreso vigore nel subcontinente latinoamericano, potendo contare tra i propri sostenitori presidenti come Morales, Chávez, Correa, Ortega e soprattutto, come sempre, Fidel Castro. In particolare, le relazioni tra l’Avana e Caracas costituiscono l’asse portante di questo revival ideologico antagonista di Washington.

Già all’inizio del 2000 si percepiva bene come la partnership tra Hugo Chávez e Fidel Castro sarebbe stata determinante per il futuro dell’America Latina. Con un’esportazione di circa 90.000 barili di petrolio al giorno da Caracas a l’Avana, 40.000 cittadini cubani presenti sul territorio venezuelano, un continuo interscambio di funzionari a livello politico-istituzionale e l’intensificazione dei rapporti “culturali”, Venezuela e Cuba hanno rinvigorito le basi ideologiche dell’antiamericanismo in America Latina. Allo stesso tempo, i due paesi hanno lavorato per potenziare la loro macchina da guerra ideologica dal punto di vista militare, favorendo un’integrazione nel settore della sicurezza e della difesa funzionale alla creazione di una forza militare nell’area dei Caraibi, ovvero quella geograficamente più vicina ai confini statunitensi.

L’arrivo nel febbraio 2009 del generale cubano Ramiro Valdés a Caracas costituisce un elemento significativo nella lettura delle relazioni attuali tra Cuba e Venezuela. Non un semplice gerarca, ma l’uomo che sin dal 1960 ha avuto il compito di soffocare le proteste antiregime nella piccola isola caraibica; il fondatore della temibile G2, agenzia segreta cubana, nonchè attuale numero tre della gerarchia castrista. Giunto a Caracas ufficialmente come consigliere di Chávez per risolvere il problema energetico venezuelano, l’arrivo del generale Valdés appare più che sospetto, essendo questi non un esperto in questioni energetiche bensì di antiguerriglia. Il mantenimento del regime chavista appare, quindi, essere una delle priorità del leader maximo cubano, preoccupato della possibile caduta del suo principale alleato nella lotta internazionale antimperialista.

I recenti fatti di cronaca che hanno visto il Venezuela e la Spagna entrare in conflitto per il fiancheggiamento di cellule delle FARC e dell’ETA da parte di Caracas, che si addestrerebbero proprio nei territori meridionali venezuelani, non hanno certo posto Chavez sotto una buona luce di fronte alla sua opinione pubblica. La censura verso i mezzi di comunicazione e la repressione della libertà di stampa tipiche del regime venezuelano hanno infatti subito un duro colpo da parte dei media internazionali e principalmente da internet, il nuovo nemico proclamato del regime di Caracas.

Ripristinare l’ordine interno, attraverso il soffocamento degli oppositori, sembra ormai essere divenuta una priorità per Chávez. Le molteplici manifestazioni antigovernative che si sono tenute nel paese hanno posto in evidenza l’insofferenza del popolo venezuelano nei confronti di una politica che negli ultimi dieci anni non è riuscita a risolvere il problema dell’alto tasso di criminalità, dell’inflazione, della corruzione, sopratutto della polizia di frontiera, e della cattiva erogazione dei servizi pubblici di base, come quello idrico, energetico o sanitario.

Alla luce degli sviluppi interni venezuelani, l’apprensione di Cuba appare del tutto comprensibile. Un indebolimento dell’asse con Caracas potrebbe far ripiombare il regime castrista nell’isolamento, in una fase in cui, invece, la rivoluzione antimperialista latinoamericana potrebbe sfruttare a suo favore i nuovi margini di manovra creati dalla presidenza Obama negli Stati Uniti. Per questo ragione, sia Chavez che Castro hanno richiesto, in chiave antiamericana, il supporto militare ed economico dei loro maggiori alleati esterni, Russia e Cina, e hanno inoltre stretto relazioni sempre più organiche con il regime khomeinista al potere in Iran.    

Pertanto, grazie anche all’aiuto di Mosca, Pechino e Teheran, il matrimonio tra la Cuba di Castro e il Venezuela di Chavez sembra destinato a durare a lungo, nonostante le difficoltà. Un matrimonio che trova solidi presupposti nei comuni interessi geopolitici e di sicurezza e da una reciproca dipendenza: energetica da parte dell’Avana rispetto alle forniture venezuelane,politico-ideologica da parte di Caracas rispetto alla legittimazione “filosofica” che il regime di Castro continuare a garantire al regime stabilito da Chavez, i cui tratti sempre più marcatamente “totalitari” ricordano non a caso a quello cubano.