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Nel giardino del vicino

Che cosa ha fatto davvero Obama per meritare di essere rieletto?

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Credo sia opportuno elogiare il grande senso di equilibrio con cui “L’Occidentale” sta seguendo le varie fasi della campagna elettorale negli Stati Uniti. Non lo scriverei se anche se la maggior parte dei giornali, e dei mass media italiani in genere, si comportasse nello stesso modo. Invece non è così. A partire da “Repubblica” – ma molti altri casi si possono citare – si assiste a un tambureggiare continuo di notizie che vorrebbero convincere lettori e spettatori circa le doti eccellenti del Presidente in carica Barack Obama. Un grande Presidente, ci vien detto, nella cui rielezione bisogna sperare per il bene del mondo, degli USA e, non ultima, dell’Italia.

Nel caso di “Repubblica” l’atteggiamento era del tutto prevedibile e risulta quindi scontato. Anche se desta un certo fastidio la pretesa del quotidiano romano, e soprattutto del suo fondatore Eugenio Scalfari, di essere tanto importanti da poter addirittura influenzare l’esito delle elezioni suddette. Manie di grandezza del tutto ingiustificate, ovviamente, visto che “Repubblica” quasi sempre non c’azzecca nel nostro Paese, figuriamoci quindi negli USA.

Tuttavia anche su social network e blog vari non si scherza affatto. Sono pieni di immagini di Obama che sorride fiducioso, di Michelle che ammalia il pubblico con il suo fascino, di Clinton che scambia con il Presidente in scadenza un inchino reciproco (nonostante i ben noti dissapori di un passato che non è poi così lontano). E fioccano le richieste di mettere il “like” accanto a ogni immagine.

Confesso di non capire affatto tutto questo fervore. E premetto pure che non voglio fare un discorso filo-repubblicano e anti-democratico poiché la cosa non m’interessa e non è questo il mio intento. Mi pongo, piuttosto, e pongo agli altri, un quesito cruciale. “Che cosa” ha mai fatto di così straordinario Barack Obama, negli ultimi quattro anni, per indurre tanti italiani a considerarlo una sorta di supereroe dei fumetti, la cui eventuale sconfitta elettorale causerebbe al nostro Paese danni catastrofici?

La mia risposta è semplice: “nulla”. Di lui impressiona in primo luogo la notevolissima capacità oratoria, della quale diede una magistrale dimostrazione in Europa – a Berlino – ai tempi del celebre slogan “Yes we can”. Sembrava a quei tempi il novello John F. Kennedy, venuto ad annunciare che la tradizione del pensiero progressista americano s’era di nuovo messa in marcia, per rinnovare nel mondo l’immagine degli USA come gigante buono in grado di combattere nel nome di nobili ideali tutti i “cattivi” – e sono tanti – che affollano il quadro mondiale.

Affascina poi la bella moglie, capace di essere di volta in volta madre perfetta, propagandista del marito e, da ultimo, figura carismatica che domina la scena della convention democratica con un discorso solo in apparenza modesto, ma in realtà di grande sostanza perché destinato a catturare il consenso di alcune ben precise componenti dell’elettorato.

Che altro? Per quanto mi sforzi, non mi vengono in mente ulteriori elementi di rilievo. La politica estera, che negli USA è molto più importante di quanto sia in Italia considerato il ruolo di unica potenza globale, è interamente nelle mani del Segretario di Stato Hillary Clinton. La quale si è presa una bella rivincita, poiché fu proprio lei l’antagonista democratica di Obama prima delle ultime elezioni. Si comporta in modo pressoché indipendente e, duole dirlo, i risultati sono tutt’altro che eclatanti. Non si ricorda un periodo in cui la politica estera americana sia stata così confusa e contraddittoria. A partire dall’esaltazione delle cosiddette “primavere arabe”, che sembrano sempre più inverni, per finire con lo scollamento manifesto tra Stati Uniti e Israele. Un dato di fatto sul quale insiste giustamente Fiamma Nirenstein nelle sue analisi.

Dell’economia meglio non parlare. Irritano molto le continue esortazioni di Obama all’Europa affinché si comporti in modo virtuoso. Come se gli USA l’avessero fatto. In realtà la crisi ha chiarissime origini americane, e proprio dagli Stati Uniti si è propagata sul piano mondiale con la velocità di un virus micidiale. Gli scandali che hanno scosso Wall Street non trovano paragoni altrove, forse con l’eccezione – sia pure su scala minore – della City londinese.

E allora, ripeto, perché noi italiani dovremmo entusiasmarci così tanto? Vedendo e risentendo Bill Clinton non esito a dire che è stato un Presidente di gran lunga migliore di quello attuale. Il suo problema risiedeva nei comportamenti privati circa i quali – si sa – gli americani sono assai meno tolleranti di noi. Ma in quanto a doti di leadership e abilità politica non c’è confronto.

Pensando a Obama mi viene piuttosto in mente la figura di Jimmy Carter, 39° Presidente USA nel quadriennio 1977-1981. La sua uscita dalla scena fu salutata da tutti con un sospiro di sollievo, nonostante fosse un uomo onesto e animato dalle migliori intenzioni. I vignettisti americani lo ritraevano con le fattezze di una grande chiostra di denti senza nulla intorno.

A me sembra che, se Barack Obama riuscirà a essere rieletto, lo dovrà soltanto ai guai del suo avversario repubblicano. Romney è molto ricco, ma questa in America non è mai stata considerata una colpa (a differenza di quanto avviene in Italia). Si tratta di vedere se i comportamenti fiscali disinvolti che gli vengono attribuiti sono davvero così gravi, e abbiano travalicato i limiti della legge. E’ noto che negli USA è pressoché impossibile scherzare con il fisco, soprattutto quando si intende concorrere a cariche pubbliche. Non a caso Obama – o, meglio, il suo staff – sta puntando tutte le carte proprio su tale elemento, sperando che le accuse risultino alla fine fondate. Un gioco un po’ pericoloso. Se dovesse saltar fuori che il candidato repubblicano non ha violato le leggi fiscali americane al Presidente uscente non resterebbe molto altro da giocare.

Detto questo, può darsi che chi scrive non sia abbastanza intelligente da capire che Barack Obama è un uomo dotato di grandi idee, visione strategica ed effettiva capacità di leadership. In tal caso attendo che qualche “illuminato” – categoria di cui l’Italia abbonda - mi chiarisca in modo efficace e persuasivo le ragioni che dovrebbero condurre ad accogliere con il dovuto entusiasmo la sua eventuale rielezione.

 

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9 COMMENTS

  1. il pelo davanti agli occhi
    io le avrei un paio di risposte e mi pare anche che siano condivise dalla maggioranza degli elettori USA (Romney, come è sempre più evidente uscirà addirittura pesantemente sconfitto).

    già il fatto che Obama ci propone il darwinismo invece che il crazionismo, dovrebbe ampiamente bastare.
    venendo al merito dell’articolo poi ci sarebbe da chiedersi: quanto occorre essere disinformati per potersi affidare a uomini che hanno affossato l’economia mondiale (non solo quella degli States?)
    l’avere proposto una prospettiva che punta ad investimenti e a innovazione e che quindi propone una precisa politica industriale (e che quindi pensa alla produzione),piuttosto che alla “finanza”, non vale a niente?
    per non parlare di una idea minima di solidarietà almeno in materia sanitaria rispetto alla “d e l i r a n t e” idea di sanità che vige negli States (privata nei vantaggi ma costosissima per il bilancio pubblico). anche questo non sarebbe un vantaggio.
    Ho letto su queste pagine un articolo di Santoro nel quale l’autore mostrava quasi una sorta di imbarazzo e sentiva il bisogno di prendere le distanze dalle stravaganze (reazionarie? destroidi? conservatrici?: non credo. diciamo piuttosto pure e semplici stravaganze) della destra del Partito Repubblicano. Anche questo mi pare un ottimo argomento

  2. ma barack è una illusione, vedrete…
    Ricordo ancora le parole di Edward Luttwak nell’ottobre, novembre 2008 il quale era ed è abbastanza accreditato per esprimere opinioni di politica americana. Difatti, se andiamo a ben vedere è stata davvero un’illusione. Molti di noi, ed anche d’oltre oceano, ci eravamo messi in attesa senza preconcetti e poi dare un giudizio che, a priori, era ad Obama più favorevole che contrario. Al momento attuale, almeno personalmente per farmi ricredere, basterebbe dare una occhiata alla politica estera per capire che ancora quattro anni di Obama e l’Iran avrà l’atomica. Non solo, ma nemmeno muoverà un dito. Del resto, la politica estera degli Stati Uniti è fondamentale per la sicurezza di tutto l’occidente per cui una politica sbagliata od inesistente e con quel medio oriente perennemente in fiamme, ci potrebbe portare ad una escalation dai nefasti risultati. La politica di Obama, nel medio oriente, è stata quella delle “mani tese” con tanto di imbarazzante inchino. Da quelle parti viceversa le mani te le mozzano e senza inchino. Obama purtroppo si è dimostrato un’immagine, un’illusione, un fenomeno mediatico ed in definitiva, una costruzione artificiale, e del resto un siffatto personaggio con doti generali un po’ discutibili (per il ruolo di presidente), non poteva essere il candidato della gente comune, che dispone di altro metro di giudizio, bensì dei ricchi e questo contrariamente a quanto si crede. Se ben ricordo la sua campagna elettorale ebbe un supporto di 600/700 milioni di dollari (il triplo del contendente repubblicano). Dalla sua parte ha avuto una dialettica formidabile e che lo ha aiutato non poco. Ma ad un presidente degli Stati Uniti e che vuole farsi rieleggere si chiederebbe, questa volta, ben altro. Vediamo allora se disporrà ancora di quell’aura di magia che lo portò alla vittoria quattro anni fa. Per quanto riguarda infine la sua riforma sanitaria, lasciamo proprio perdere.

  3. f
    E io posso anche dire che secondo me Obama guarda al suo paese con gli occhi di un immigrato discriminato appena arrivato da terra straniera, dato che ha fatto la sua infanzia a Giacarta, Indonesia, ma essendo nato nelle isole Hawaii ha potuto concorrere alla carica di presidente. Ed essendo un ex musulmano per ragioni politiche, culturali e altro, ha davvero un profondo odio verso lo Israele, mentre la precedente amministrazione si era distinta per la grande vicinanza allo Stato Ebraico. Nonostante si sia visto molte volte con Netanyahu, con cui non corre buon sangue, non è mai stato in Israele. Chissà se un giorno ci andrà da presidente, se sarà rieletto, o da semplice e infimo turista se non vincerà…

  4. Ruolo del governo federale
    Questa è una campagna elettorale molto strana; nel senso che in queste condizioni economiche un Presidente in carica dovrebbe stare a meno dieci punti dietro allo sfidante, ma invece sono praticamente pari. (Colpa, forse, dell’attrattiva che Obama esercita sui più giovani.) E ormai fra la gente esiste una specie di riflesso condizionato: quando le cose non vanno, la gente si chiede: ma che fa lo stato? Obama incarna un po’ questa idea di stato centralizzato, interventista e onniscente, (anche se Romney non è certo un liberista), che dovrebbe essere in grado di regolare ogni aspetto della vita. Come se fosse una cosa ormai naturale.
    Tra l’altro, la crescita a dismisura dell’apparato governativo federale ha creato una moltitudine di persone che ha molto da perdere, nel caso che la spesa pubblica fosse drasticamente (e doverosamente) ridotta. Per questo credo che alla fine Obama vincerà, (anche se fino ad ora può solo dire di non aver avuto abbastanza tempo per riparare ai danni provocati dei cattivi Repubblicani. Infatti è quello che dice).

  5. Ragazzi, qui non è
    Ragazzi, qui non è questione di incensare Obama come se fosse un Dio, qui è questione di capire che l’alternativa sarebbe ben peggiore, sarebbe “talebana”!!! Romney rappresenta quell’america dell’odio, con bibbia e fucile, contro ogni diritto, contro ogni solidarietà, razzista, classista, sessista, omofoba, xenofoba… I repubblicani sono un pericolo serissimo per la stabilità, la pace e la sicurezza mondiali.

  6. all’anonimo
    La bibbia e il fucile fanno parte del cuore vero dell’America dura e pura. Gli Stati Uniti non solo solo New York, Washington, Los Angeles, Boston, Miami o altre grandi città. Che ti piaccia o no è quella la vera America, non quella delle grandi città…
    E comunque un orda di talebani e un miliardo di volte peggio di orda di gente che difende la propria libertà nei confronti di un governo che si aspetta risolva sempre i problemi, ma che in realtà oltre a non risolverli addirittura il peggiora… l’ho detto prima: Obama guarda il suo paese con gli occhi di un immigrato discriminato, che descrive il suo paese come un gigante pieno di difetti, e di solito, invece si dovrebbero dire pro e contro del proprio paese senza troppa propaganda, anzi che non citare i primi (i pro) e ingigantire secondi (i contro).

  7. Pericolo per la pace mondiale?
    Un presidente beone che se ne sbatte altamente dei pericoli che corre il suo paese è il vero pericolo per la pace mondiale, non chi cerca di far guardare in faccia la realtà alla gente. Non si pretende che ricominci a fare le guerre dell’amministrazione Bush, ma che si chiarisca bene la questione riguardo ad argomenti scottanti come il programma nucleare iraniano, la crisi siriana e le (false) primavere arabe.

  8. bibbia e fucile
    Discutere con questi anonimi credo sia inutile,loro sono simili alle sgualdrine che cedono alle lusinghe degli amanti, perché gli dicono ciò che esse vogliono sentire,e chiudono le gambe ai loro mariti. In quanto a obama barack hussein gli americani credono di aver eletto un nero africano, ma lui è di origine arabislamico,e a dispetto di coloro che dicono che è un incapace io sostengo il contrario, solo che certamente non lavora ne per gli americani ne per un dio ipotetico che ogni tanto tira fuori a piacimento, comunque vada obama sarà rieletto ed è un meglio così, deve completare il collasso usa così gli americani si spera si svelgieranno a dovere

  9. Obama piace alla mediaiticità di sinistra
    Ho scritto un post in merito alla questione Obama/Romney e diversi in cui criticavo le posizioni e gli interventi dell’attuale Presidente USA.

    Questi sono alcuni punti estrapolati dal blog:

    “… si possono tracciare in pochi punti le reali incongruenze del Presidente Obama:

    1- Si è figurato come un rappresentante dell’ecologia mondiale. Il problema è che ha autorizzato di proprio pugno la trivellazione petrolifera nel Golfo del Messico. Questo in barba a tutte le associazioni ambientaliste.

    2- Gli è stato conferito il Nobel della Pace (ma del resto era già anche stato dato ad Arafat, capo dell’OLP). In seguito ha venduto armi per miliardi di dollari ad India, Arabia Saudita e Taiwan ed aumentato l’invio delle truppe in Afghanistan. Rimedi che non si confanno ad un animo lontano dalla guerra e dagli affari.

    3- Ha distribuito ben 2000 miliardi di dollari alle Banche. Bisognerebbe quindi chiedere a questo Presidente perchè utilizza lo slogan degli occupy wallstreet.

    4- Ha messo in crisi la storica alleanza con Isreale imponendosi politicamente su questo conclamato alleato dell’America.

    http://alessandrotesio.blogspot.it/2012/09/obama-e-romney-due-candidati-confronto.html

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