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Pochi contenuti e troppa ideologia

Che successo avrebbe avuto Agorà senza la (finta) censura vaticana?

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È arrivato sugli schermi italiani il film che il Vaticano non voleva far vedere. Piergiorgio Odifreddi e Margherita Hack, firmatari di un manifesto di protesta, hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Finalmente hanno  potuto assistere alla proiezione pubblica di Agorà dello spagnolo Alejandro Amenábar. In cosa il Vaticano si sia opposto a questa pellicola già uscita in mezzo mondo, senza suscitare grandi entusiasmi, non ci è dato di sapere. Anzi, non c’è traccia di benché minime proteste, opposizioni, dichiarazioni, perplessità, commenti ufficiali di sponda vaticana. Eppure se non si trova traccia, qualcosa c’è sicuramente stato. Che morale trarne? Una doppia morale: in primo luogo Agorà è dichiaratamente un film anticattolico; in secondo luogo gli autori, produttori e distributori del film, avendo tra le mani un prodotto fiacco, ha fatto davvero comodo invocare il fumo del rogo Vaticano, guadagnando preziosa pubblicità gratuita.

Agorà è una specie di Codice da Vinci con pretese di film intellettualmente impegnato. Uno sbaglio già in partenza, poiché i film o si fanno per il consumo popolare, o si fanno con delle serie pretese artistiche. Poi, ovviamente, ci sono eccezioni in ogni senso. Ma le eccezioni sono poche, e comunque Agorà non fa parte di questa categoria. Troppo sofisticato, lento, complesso, astruso per soddisfare i gusti di massa; troppo semplice, scontato, ovvio per soddisfare palati più sofisticati. Grazie alla teoria della  “censura vaticana” (ripetiamolo: una pura invenzione), il film ha retto bene la prima settimana di programmazione (terzo nella classifica) e almeno nelle grandi città sta reggendo bene anche nella seconda.

Ma, per capirci qualcosa in più, veniamo alla storia narrata in Agorà. Diciamolo subito, a scanso di equivoci: al film si possono muovere numerosi errori storici. Di ciò ne è convinto anche Umberto Eco, che sull’ultimo numero dell’Espresso ricorda la presenza nel film di «alcuni vistosi anacronismi». Non è sul piano storico, però, che si deve analizzare Agorà. Un film di finzione non può essere interpretato come un saggio. È appunto un’opera di finzione, e ad essa va consentita la più ampia libertà. Ma di cosa parla il film di  Alejandro Amenábar? Narra della vita intensa e sfortunata dell’astronoma, matematica e filosofa Ipazia, vissuta a cavallo tra la seconda metà dal IV secolo e la prima del V secolo D.C., entrata in conflitto per le sue idee con la comunità cristiana di Alessandria d’Egitto.

Naturalmente Ipazia è una libera pensatrice, animatrice bonaria e illuminata di un circolo multiculturale, una specie di Galileo in gonnella, o un precursore femminile dell’illuminismo (Voltaire non per caso la celebrò quale vittima innocente del libero pensiero). Gli oppositori cristiani di Ipazia (i parabalani: bruttissimo nome, richiama i talebani) sono una setta rozza, intollerante, sanguinaria e persino incendiaria, poiché appiccano il fuoco alla meravigliosa biblioteca di Alessandria (storicamente non è vero, ma è un dettaglio). A guidarli c’è il vescovo Cirillo di Alessandria. I libri, e chi li scrive, portano in sé qualcosa di pericoloso: meglio erigere pire, e accendere il fuoco sacro e distruttore  della purificazione. E se c’è bisogno, come nel caso di Ipazia, bisogna risalire agli stessi autori. Negli anni vissuti con intensità intellettuale e coraggio da Ipazia, il cristianesimo è divenuto la religione dominante, non più osteggiata ma protetta dal potere. Quindi i perseguitati di ieri (i cristiani), si sono trasformati nei persecutori di oggi, impegnati nella lotta senza quartiere, senza scrupoli e pietà, contro gli ultimi testimoni miti, inoffensivi, colti e tolleranti dell’antica religione pagana. Ovviamente nel passaggio epocale il cristianesimo si macchiò di alcune scelleratezze. Ipazia nel film pronuncia la frase: «il vostro Dio non ha dimostrato di essere più giusto o più dignitoso dei suoi predecessori, e per questa ragione credo solo nella filosofia».

Il libero pensiero, l’autonomia umana, lo spirito di dialogo: Ipazia è la perfetta incarnazione di una pensatrice (o intellettuale) postmoderna, in lotta con i dogmatismi della fede religiosa (cristiana). Le Sacre Scritture, se interpretate alla lettera, come accade in Agorà, sono un’arma formidabile per colpire al cuore gli avversari. Se poi serve una prova definitiva sul reale intendimento del film, una didascalia appare subito dopo la morte violenta di Ipazia, a ricordare che il vescovo Cirillo è stato elevato ai più alti onori da parte della Chiesa.

Siamo al solito cliché della Chiesa come luogo di potere occulto, animato da insane passioni e intento a perseguitare con tutte le armi possibili ogni forma di deviazione dall’ortodossia. Agorà si accoda al recente filone del film europeo anti-cattolico, come Lourdes dall’austriaca Jessica Hausner (2009), La mala educación (2004) dello spagnolo Pedro Almodóvar, “Amen” (2002) del greco Costa-Gavras, Magdalene (2002) dello scozzese Peter Mullan, solo per rimanere ai titoli più famosi e dibattuti. Amenabár aveva in mente un progetto (sulla carta) molto ingegnoso. Spostare lontano la storia nel tempo: Ipazia vive nella città di Alessandria, simbolo di tolleranza. Ma nel simbolo della tolleranza, si combatte una guerra spietata. L’eroina intreccia nella sua sfortunata avventura filosofia, religione, politica e amore. Insomma c’è tutto (sulla carta). Poi però il film deve animare la storia. E il regista spagnolo la infiacchisce, intorpidisce, rendendola non digeribile. Funzionando non molto la rappresentazione, allora la carta della polemica resta l’ultimo grimaldello possibile.

Il cristianesimo da sempre ha avuto intenti persecutori. La storia di Ipazia lo dimostra. Colpendo lei e il suo pensiero si colpisce direttamente al cuore quanto ancora resta in vita del paganesimo ellenico. Quindi meglio il politeismo del monoteismo, il multiculturalismo dell’identità cristiana, l’ellenismo e il paganesimo del cristianesimo. Ecco allora il film parlare il linguaggio odierno, volgere la metafora del passato in contestazione contemporanea. Ma le metafore, gli assunti, le polemiche, le invettive, quando si incarnano nella celluloide, hanno pur sempre bisogno di corpi, sostanza, credibilità. Tutto ciò manca ad Agorà. Ritorniamo al punto di partenza. Con l’aiuto della “censura vaticana”, pur se non c’è mai stata, qualche biglietto in più si vende. Così è andata.       
 

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10 COMMENTS

  1. Occidente intollerante?
    Ho ascoltato, alcuni giorni fa, una intervista al regista del film. Dalla sua viva voce : ” In Italia non c’è stato alcun tentativo di censura, anzi il film è uscito in Italia molto prima che in tutti gli altri paesi Europei” ed ancora “purtroppo la censura ne ha impedito la proiezione in molti paesi mussulmani, a cominciare proprio dall’Egitto”.
    Ergo: se Odifeddi e la Hack vogliono fare una “vera” battaglia di libertà, consiglio loro di trasferirsi in un paese mussulmano.

  2. Propaganda culturalmente miserabile e monotona…
    Se Odifreddi e Hack hanno bisogno di inventarsi una censura della Chiesa Cattolica per propagandare “Agorà”, smentita clamorosamente dallo stesso regista -e dai fatti-del film c’è da dire solo che questi campioni dell’ateismo militante e offensivo nei confronti del cattolicesimo sono ottusi e un pò miserabili, coperti da una notorietà e meriti sproporzionati. Povera ragione e povera scienza!

  3. Agora
    E’ difficile commentare un articolo ideologico come questo…il film ha avuto ottimi commenti in quasi tutto il mondo ed ha avuto anche un buon successo (otto milioni in Spagna), ha tenuto diverse settimane in Francia (io l’ho visto lì) ed ha avuto buone critiche da giornali come Le Monde, Libération…ecc…
    Certo solo in Italia ha suscitato un simile vespaio, con dei giornalisti asserviti al Vaticano (di Avvenire per esempio), che si sono sentiti in dovere di demolirlo, confutandone la veridicità storica…vorrei far presente a questi signori ed all’autore dell’articolo, che lavora per una fondazione che dice di ispirarsi al liberalismo anglosassone, che la lettura storica di Amenabar é quella di un certo John Toland autore degli inizi del Settecento e del grande storico inglese Edward Gibbon (Voltaire venne dopo)…Noto poi la totale insensibilità di tutti i commentatori cattolici nei confronti del tremendo massacro degli Ebrei ordinato da Cirillo, su cui esiste una numerosissima documentazione storica, ma che é stata anche oggetto di romanzi (vedi Marek Halter, La mémoire d’Abraham)…veri discendenti di Cirirllo, questi commentatori…

  4. agorà
    dalla lettura dell’articolo emerge solo un forte astio nei confronti di chi si permette di criticare il cristianesimo, che alle sue origini era composto da fondamentalisti, né più né meno uguali a quelli mussulmani. accettare le critiche senza offendere è sinonimo di civiltà e di democrazia

  5. e se fosse sugli islamici di oggi quel film?
    Ma ragazzi, leggete oltre le righe. Non è un film contro la chiesa di OGGI, è un film contro l’islam.
    (Ne parlo qui: http://fragmenta.weebly.com/)

    Il fanatismo di quella setta cristiana di allora non è altro che quello dell’Islam di oggi; la biblioteca di Alessandria distrutta dall’odio religioso equivale ai due buddah fatti saltare in aria nel 2001.
    Insomma : e se il regista avesse voluto proporre in modo sottile la seguente proporzione:

    Pagani:Cristiani(IV sec)=Cristiani:Islamici(oggi)

    ? Con comune denominatore semplicemente un fanatismo che non accetta e non è permeabile ad altro diverso da sè?
    Visto che non è possibile fare un film sul fanatismo dell’Islam senza far la fine di Van Gogh (nella nostra moderna e liberale Europa)cambiamo i personaggi ma alla fine… il parallelismo mi sembra evidente.

    Pensateci su..
    Saluti,
    Simmaco
    http://fragmenta.weebly.com/

  6. Differenze
    Già. Anche la Chiesa, Trecento-Quattrocento anni fa, bruciava le Streghe. L’Islam, invece, ha lapidato un’adultera (cioè colei che ha messo le corna al marito) giusto tre mesi orsono, febbraio dell’anno 2010 d.C.

  7. Elenco
    Sono davvero tante le DONNE Canonizzate e quindi Onorate e Venerate e CONSIDERATE AL PARI DELL’UOMO dalla Chiesa. Con buona pace di chi FALSAMENTE afferma il contrario. Questo oggettivo riconoscimento di meriti è stato fatto dalla Chiesa, inoltre, IN TUTTE LE EPOCHE e per aver riconosciuto a queste DONNE anche grandi CAPACITA’ DI CULTURA E SAPERE. Tra le tante, tanto per portare ALCUNI ESEMPI CONCRETI S.Caterina da Siena (Santa Medievale Dottore della Chiesa che corrispondeva e disquisiva con Papi e Imperatori); S.Chiara d’Assisi, S.Caterina d’Alessandria; S.Teresa d’Avila (Dottore della Chiesa); S. Teresa di Lisieux (Dottore della Chiesa); Madre Teresa di Calcutta; S.Bernardette Subirou; S. Rita da Cascia; S. Lucia; S. Barbara e Cecilia ecc,ecc,ecc..Esempi che smentiscono i soliti mendaci ribaltatori della Verità, i quali non si arrendono neanche portando loro FATTI CONCRETI COME QUESTI NOMI DI DONNE SANTIFICATE E CONSIDERATE AL PARI DELL’UOMO. I faziosi mistificatori faranno finta di non aver mai sentito S. Caterina da Siena e citeranno sempre e solo Ipazia e le famose streghe del 1600 perchè gli fa comodo assimilare ciò che ha fatto di male la Chiesa NEL PASSATO a ciò che fa di male l’Islam OGGI. Che pena!

  8. Cirillici con metodo
    Il regime confessionale vigente in questo nostro Paese splende in tutta la sua evidenza e non esistono ciechi peggiori di di coloro che non vogliono vedere. Infatti la noncuranza delle gesta criminali di Cirillo viene normalmente e ineffabilmente estesa anche a tutti i suoi successori nel metodo e nel merito. E se da un lato questa “distrazione” può essere considerata come tipica di ogni sostenitore di questa o quella tradizione ideologica o teologica, nel caso delle teologie, e segnatamente del cristianesimo, tale “distrazione” contiene l’infamia violenta della santificazione. Come per il vergognoso oblio sui massacri e sui saccheggi delle americhe, con i cui “proventi” venne finanziata la controriforma in Europa; nei testi di Storia in uso nelle madrasse cattoliche parificate si afferma che i Gesuiti si schierarono con gli Indios e contro i Conquistadores. Amen.

  9. Che successo avrebbe avuto Agorà senza la (finta) censura vatica
    Invece di tante chiacchiere vorrei sapere se il Vaticano ha cercato o no di censurare Agorà:il resto sono parola inutili e la risposta deve essere SI o NO!

  10. Perfettamente daccordo con l
    Perfettamente daccordo con l’articolo.
    Film di propaganda anticristiana che deve inventare per poter galleggiare. Gli atei che ne fanno un loro manifesto lo fanno sull’invenzione e la distorsione storica. La stessa manipolazione cristiana, che avversano, viene da loro stessi usata per propagandare seguendo un clichè del ” è vero ciò che mi da ragione”……Film che non raggiunge il suo scopo di criminalizzazione religiosa…

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