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Chi è il più europeista dei cattolici italiani?

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E’ denso di spunti molto interessanti il libro I cattolici e l’Europa. Laicità, religione e sfera pubblica (pagg. 252, euro 16), curato per l’editore Rubbettino da Ambrogio Santambrogio, docente di sociologia nell’Università di Perugia, che ha raccolto gli interventi di altri otto studiosi di discipline sociologiche.

La parte che caratterizza il volume è la terza, di taglio tipicamente sociologico, dedicata a una ricognizione delle posizioni che alcune realtà dell’associazionismo cattolico hanno assunto in merito alla questione-Europa. Attraverso interviste fatte ad alcuni responsabili delle varie organizzazioni, il gruppo di lavoro che ha prodotto il libro ha ricostruito una sorta di mappa dell’odierno europeismo cattolico italiano, inevitabilmente parziale, ma ugualmente significativa, dal momento che i pareri raccolti provengono dall’Agesci (scoutismo cattolico), dalla Comunità di Sant’Egidio, dal movimento “Beati i costruttori di pace”, dal cammino neocatecumenale, dal Rinnovamento nello Spirito e da Comunione e Liberazione (che non ha rilasciato interviste, ma è stata studiata attraverso un’ampia documentazione).

I risultati di questo lavoro di ricerca vengono sintetizzati come segue: l’Agesci e la Comunità di Sant’Egidio manifestano un positivo interessamento nei riguardi del processo di integrazione europea; un atteggiamento sostanzialmente indifferente, seppur a partire da motivazioni diverse, viene palesato dai neocatecumenali, da “Beati i costruttori di pace” e dal Rinnovamento nello Spirito; mentre Comunione e Liberazione guarda con occhio assai critico all’europeismo. Inoltre, di questa terza parte del libro è opportuno sottolineare il primo capitolo, nel quale viene proposta una mappa dell’associazionismo cattolico che l’autrice stessa definisce “problematica”, offrendo così una significativa chiave di lettura di un fenomeno di rara complessità quale è appunto quello dell’associazionismo cattolico italiano, che permette al massimo tentativi di descrizione e non autorizza certo interpretazioni univoche.

La seconda sezione del libro, che consta di due contributi, è dedicata a studiare la posizione della Chiesa cattolica riguardo all’Europa, tenendo presente la dimensione istituzionale e ufficiale di essa: tale indagine è realizzata attraverso una breve analisi dei discorsi di papa Giovanni Paolo II più decisamente concernenti la questione europea e una ricognizione delle istituzioni create dalla Chiesa per rapportarsi proprio  alla dimensione europea. Nella prima parte del volume troviamo cinque contributi, meno descrittivi e più speculativi, riguardanti quelle che sono definite le questioni di sfondo, ovvero alcune grandi tematiche che vanno a costituire il quadro di riferimento entro il quale i vari autori hanno collocato i loro contributi. Fra le tante indicazioni emergenti meritano una segnalazione speciale quelle riguardanti il concetto di secolarizzazione che, come è noto, è divenuto ormai da molto tempo nevralgico  nel dibattito sulle questioni inerenti la religione e, in particolare, i suoi rapporti con la cultura e il mondo moderni.

La prima di queste indicazioni è la seguente: mentre sembrava inarrestabile il declino della dimensione religiosa e della sua presenza nel tessuto sociale,  “Oggi assistiamo ad un ritorno della religione sul piano empirico che la vulgata sociologica della secolarizzazione non sembra in grado di spiegare”. A questo riguardo viene citato il noto studioso T. Parsons, che sostiene che la religione non perde la sua centralità con lo sviluppo della modernità e addirittura che “sotto i più svariati aspetti la società moderna è più conforme ai valori del cristianesimo di quanto lo siano le società che l’hanno preceduta”. A prima vista questa tesi colpisce per la sua paradossalità, ma indubbiamente merita la massima attenzione. Addirittura viene fatto notare che ci sono studiosi che ritengono che soltanto nel mondo moderno sia possibile una fede autentica, perché autenticamente e liberamente scelta. In questo contesto si situa anche la teoria di chi giudica molto parziale, se non proprio errata, l’idea che dopo l’Illuminismo si assiste a una progressiva privatizzazione della dimensione religiosa. Impossibile sarebbe in questa sede indicare e valutare le numerose questioni che il libro lascia aperte e pure le molteplici tesi che in esso sono sostenute.

Concludendo, diciamo che il lavoro risulta nel complesso molto interessante e stimolante e di questo vogliamo dare atto agli autori che ci sembra giusto ricordare in ordine alfabetico: Bontempi, Bortolini, Caniglia, Cruzzolin, Galmacci, Giuliani, Privitera, Rosati, Santambrogio.

 

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