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Diario di un lucafobico

Chi ha paura di Luca Cordero di Montezemolo?

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Dopo una fase politica in cui Silvio Berlusconi ha tentato una strategia di pacificazione, giunta fino alla partecipazione alla manifestazione del 25 aprile del 2009 alla Maiella (fase terminata grazie alla campagna della Repubblica, poi all’iniziativa di varie procure, e insieme alla decisione dell’Alta Corte sul Lodo Alfano), si è aperto un periodo dove molte forze, anche nel centrodestra, si sono impegnate nel tentativo di dare una spallata – da realizzarsi intorno al maggio del 2010 – all’egemonia berlusconiana. Questo tentativo pare al momento fallito. Si registra adesso un mettersi in movimento di tanti, in prima fila Carlo De Bendetti, Pierferdinando Casini, in parte i dalemiani, e altre forze a queste collegate o autonome, per riportare l’Italia a un regime centrato su partiti di tipo tradizionale e su un sistema elettorale ampiamente proporzionale: la parola d’ordine di questa nuova fase è quella della piena restaurazione della Costituzione del 1947.

Tutti coloro che trovano spazio in un sistema chiuso tendenzialmente oligarchico, considerano difficile darsi una prospettiva in un sistema determinato sostanzialmente dal voto elettorale. In questo orientamento hanno anche un certo peso settori legati al mondo economico, specie quelli con influenza sui grandi media. In qualche modo si tratta di eredi del sistema ampiamente infeudato del Secondo dopoguerra, che ha sostanzialmente retto fino alla fine degli anni Ottanta. In questo lungo scorcio della storia italiana, per esempio, il peso “economico-finanziario” di un soggetto non veniva definito in prima misura o solo dalla capacità di questo, bensì dall’investitura di autorità economico-finanziarie simil-regali. Certamente, però, dell’antico sistema feudale non sono rimasti “i monarchi” (gli Enrico Cuccia, i Gianni Agnelli) ma solo i valvassori e valvassini che cercano di riappropriarsi di antichi privilegi senza però avere la grandezza dei predecessori. Nel mondo pre-Novanta, la Fiat sicuramente utilizzava la politica per garantirsi il proprio spazio e sviluppo. Però non sarebbe mai successo, come avviene ora, che si utilizzasse la politica, con tutta una serie di pasticcetti tipo “fondazioni”, per mantenere la “presidenza della Fiat”.

La situazione attuale è suscettibile di sviluppi positivi: c’è un buon nucleo governante a Roma, non mancano amministratori capaci (da Sergio Chiamparino a Roberto Formigoni), tra le forze sociali prevalgono le personalità costruttive (da Raffaele Bonanni a Emma Marcegaglia a Carlo Sangalli) mentre i grandi pasticcioni tipo Guglielmo Epifani si stanno autoemarginando, la formazione del Pdl -pur faticosamente- procede, mentre nel Pd (anche se oggi non è un partito in condizioni particolarmente brillanti) si sono bruciati i politici più evanescenti tipo Walter Veltroni e Dario Franceschini. Insomma c’è un qualche spazio per assestare il sistema economico-politico.

Però i tempi non saranno lunghissimi. Se il centrodestra non saprà assumere rapidamente una seria iniziativa riformista, lo stato di fibrillazione che si era determinato alla fine del 2009, riprenderà rapidamente consistenza.

Se questo è il quadro i soggetti che lavorano per destrutturare (anche attraverso la dissimulazione) le concrete possibilità di riforma, sono quelli più insidiosi. E più lo sono più si presentano apparentemente super partes. L’opposizione fa il suo mestiere, il gruppo Repubblica-Espresso svolge una funzione di contestazione del centrodestra con finalità e campagne particolarmente aggressive, non sempre in stile con la funzione critica di una libera stampa, ma non solo quello che organizza è del tutto legittimo ma è anche in qualche modo abbastanza trasparente. Il dipietrismo e il travaglismo rappresentano tendenze che puntano a soluzioni esplicitamente liberticide ma una democrazia non può contestare il diritto di esprimere opinioni anche non democratiche. E comunque anche queste posizioni liberticide sono assolutamente esplicite.

Il lavorio invece degli ambienti che vogliono disarticolare la maggioranza di centrodestra utilizzando influenze editoriali ed economiche, pur essendo anche questo assolutamente legittimo, è in larga misura dissimulato (interessante in questo senso, per esempio, la linea di Gianni Riotta al Sole 24 ore): così le manovre per condizionare la Confindustria marcegagliana, che può essere considerata più o meno efficace (personalmente la considero sostanzialmente efficace) ma comunque indisponibile a manovrine per disarticolare il governo, così le provocazioni falsamente liberiste con i tentativi di provocare rotture tra i ceti medi produttivi e il governo. Così la promozione di progetti di riforma che servono più o meno direttamente a creare divisioni nel governo.

Con alcuni vecchi e cari amici ho avuto discussioni accaldate su questa tendenza, sfociate poi anche - per qualche mancanza di educazione di troppo - anche in dolorose rotture. In qualche modo da parte di questi vecchi amici si è alluso a una mia forma di ossessione (per le critiche e l’esame delle gesta del presidente della Fiat sono stato definito “lucafobico”) e si è speso l’argomento della manifesta innocuità di personaggi come appunto Luca Cordero di Montezemolo, per ritenere infondate le mie analisi. Qualsiasi invito a considerare con molta cautela le ipotesi di complotto, a rigettare le sciocchezze sul “taci il nemico ti ascolta”, è naturalmente benemerito. Ma va, d’altro canto notato come in molti (parlo per una notoria esperienza diretta) che provengono dalla militanza non priva di un certo aristocraticismo dell’antico partito comunista italiano, vi sia la tendenza a un invincibile senso di superiorità verso chi ha poca cultura politica, ha una personalità frivola, non ha granché di visione generale della storia. E così si dà credito a uno come Walter Veltroni perché tanto è un cazzaro che si potrà sempre mettere al suo posto se dà troppo fastidio. Si fanno grandi aperture politiche al flebile leader di destra che si mette in testa di essere diventato uno statista, perché al fondo lo si considera uno con la mentalità del bancario bolognese e quindi non realmente rilevante.

Su uno come Montezemolo non si spende neanche un minuto di attenzione perché non può essere preso seriamente. Eppure tra il 2003 e il 2004 fu proprio Montezemolo che facendo sponda con Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, utilizzando un ampio giro confindustriale, prima liquidò la linea di Antonio D’Amato, poi fece fuori Giulio Tremonti, poi destabilizzò Silvio Berlusconi, infine contribuì a far eleggere Romano Prodi. Certo non fu lui la mente dell’operazione, piuttosto pesarono confindustriali più decisi come Luigi Abete e Diego Della Valle, nonché raffinati e grandi giornalisti e qualche sottile banchiere. Però fu lui il portavoce e alla fine il collante di personalità diverse. E in questo ruolo sta cercando di tornare a giocare una sua partita. E viste le sue capacità comunicative, qualche disponibilità di condizionamento (la sua manina nel far emergere, assumere o cacciare giornalisti qui e lì, è ampiamente constatabile), la sua funzione di coordinamento di personalità diverse di cui si diceva (per esempio un certo gioco di squadra con Corrado Passera che ora pare essersi attenuato) la sua iniziativa non va sottovalutata. Certo i suoi movimenti hanno mete differenziate: la prima è quella di cercare per “via politica” di salvare la propria presidenza alla Fiat. Ed è possibile che questo obiettivo lo accontenti. Anche se “politicamente” un rinnovo della sua presidenza potrebbe essere un disastro per l’Italia: Sergio Marchionne sta cercando di fare della Fiat una grande impresa multinazionale, che pesa per la sua attività industriale e mercantile, riportare la società torinese al centro dei giochi feudali nazionali sarebbe una mezza catastrofe per chi voglia fare dell’Italia una società aperta.

Un’altra meta che Montezemolo sembrerebbe prendere in considerazione, dopo essersi sottratto a varie profferte negli anni scorsi, sarebbe quella di assumere un incarico ministeriale nel governo del centrodestra. Alla fine questa potrebbe essere una soluzione accettabile purché l’attuale presidente di Fiat e Ferrari, non utilizzasse questa scelta per destabilizzare la maggioranza di centrodestra. Così a occhio, però l’esito più probabile nel medio periodo per Montezemolo sarà quello di aggiungersi a tutti quelli che “dissimulando” lavorano per logorare il centrodestra e l’attuale clima di relativa concordia sociale del paese (in forte contrasto con il clima politico e giudiziario). E’ un riconoscimento alle insidiose capacità montezemoliane proporsi di stabilire un osservatorio permanente sulle sue mosse. Ed è questo lo scopo di questa mia nuova rubrica che in ricordo dell’insulto, pur affettuoso e scherzoso ma non per questo meno maleducato, di vecchi amici si intitolerà “diario di un lucafobico” e cercherà di analizzare anche le mosse, dei vari compagni di cordata del presidente pro-tempore della Fiat, per destrutturare il centrodestra.

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3 COMMENTS

  1. Rubrica propizia
    Ludovico non sei solo in Italia e neppure tra l`italica comunita’ all`estero, ad essere “Lucafobico” e d’intorni. Personalmente e’ un bel po’ che lo sono. Seguiro’ – seguiremo con attenzione la tua nuova, propizia, rubrica.
    E’ cosa eccitante accorgersi in tempo dell`esistenza di “chimici” che, in laboratorio, producono virus letali, che inseriti con noncuranza nei nascituri movimenti per una societa’ piu’ libera, ne intendono procurare la morte a salvaguardia di interessi privati, consolidati nel tempo. E’, si sa, molto difficile il dover farne a meno

  2. Riformismo o teatrino?
    Leggendo questo articolo sembra di capire che qualcuno (un gruppo oligarchico) abbia complottato contro Berlusconi cercando di farlo cadere (e stia continuando a farlo) e ciò allo scopo di tutelare e perpetuare i propri interessi oligarchici. Dalla lettura dell’articolo sembra inoltre che l’attuale classe politica di Centro-Destra al Governo costituisca un ceto politico riformista il quale, proprio perché riformista, sarebbe stato preso di mira dagli oligarchi artefici del complotto. Mah!… Sarà pure… In Italia tutto può essere possibile… Eppure, in tutta onestà, questo riformismo del Centro-Destra al Governo non si è proprio visto, né nella legislatura 2001-2006, né in quella attuale. Si dice che non si può fare più di così per via della crisi e perché i conti pubblici non lo consentono (e accampando scuse a non finire, chi più ne ha più ne metta)… E la Rivoluzione Liberale? Dov’è? Ma volete che vi dica cosa gli elettori di Centro-Destra stanno iniziando a sospettare? Sospettano che il ceto politico attualmente al Governo non sia affatto riformista (come non lo era quello di Prodi & company) e che in realtà il gruppo oligarchico (che cerca di tutelare i propri interessi) sia da identificare proprio in chi Governa… Se il ceto politico che è al Governo è davvero riformista, beh, che lo dimostri. Noi elettori di Centro-Destra vorremmo vedere un po’ di fatti (non chiacchiere, promesse e propaganda). Ad esempio: abbassamento delle tasse; lotta all’evasione fiscale (come è in tutti i Paesi civili del mondo); incentivi alle nuove imprese e nuove forme di agevolazioni a chi apre nuove partite IVA; fine di monopoli e oligopoli nel mercato italiano; norme antitrust serie e applicate davvero (come in USA e Regno Unito) che garantiscano la libertà di iniziativa; politiche economiche a favore delle famiglie con figli; sanità e servizi pubblici efficienti; fine di raccomandazioni e corruzione (soprattutto nelle amministrazioni locali); meritocrazia in tutti i settori e a tutti i livelli; Università e Scuola un po’ più decenti di quelle che abbiamo; qualche soldo in più a cultura e ricerca. Non dico di fare tutto subito e di fare miracoli, ma di fare almeno QUALCOSA. Qualcosa si potrà pur fare… Oppure no? Il sottoscritto (e tutti gli italiani, ve lo assicuro) hanno l’impressione che l’unico problema che sta a cuore al Governo ed al Parlamento italiano sia la Giustizia… Attendiamo FATTI. A meno che il sottoscritto (insieme a milioni di elettori come lui) non si sia sbagliato e ci troviamo, in realtà, di fronte ad un TEATRINO… Grazie e cordiali saluti.

  3. Cecita’
    Caro Nicola e’ proprio vero che non esiste cieco piu’ cieco di chi non vuol vedere! Per carita’ non accomunare tutti gli italiani, che veramente hanno votato per questo Governo, nella tua stessa “bizzarra” iterpretazione della verita’

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