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Chiesa e globalizzazione vanno di pari passo

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Voluto da Pio XII all’interno dell’Università Lateranense come organo accademico incaricato di definire l’azione della Chiesa nel contesto storico, il Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis compie cinquant’anni.

Per l’occasione il 28 e il 29 febbraio, presso l’aula Pio XI della Lateranense, si svolgerà un Convegno internazionale dal titolo “L’uomo, via di Cristo e della Chiesa. Cinquant’anni del Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis”. Le due giornate verteranno sulle due specializzazioni d'eccellenza dell’Istituto: la teologia pastorale e la dottrina sociale della Chiesa. Il 28 febbraio, il preside dell’Istituto, Monsignor Dario Edoardo Viganò, introdurrà alcuni tra i maggiori teologi pastoralisti europei che animeranno il confronto sull’approccio metodologico dell’Istituto e sullo stato della teologia pastorale oggi. Il 29 febbraio sarà dedicato alla dottrina sociale della Chiesa, con un importante dibattito moderato dal vicedirettore del TG5 Andrea Pamparana, in cui i professori Renato Brunetta, Stefano Zamagni, Rocco Pezzimenti e Mario Toso rifletteranno, “a quarant’anni dalla Popolorum Progressio”, su “Sviluppo integrale dell’uomo e interdipendenza globale dei popoli”. Il dibattito sarà preceduto da una prolusione del vescovo di San Marino-Montefeltro monsignor Luigi Negri e si concluderà con una celebrazione presieduta dal Rettore magnifico dell’Università Lateranense, monsignor Rino Fisichella.

Flavio Felice, docente di “Dottrine Economiche e Politiche” all’Istituto Redemptor Hominis dell’Università Lateranense, tra i promotori del convegno, spiega le ragioni fondamentali di questa iniziativa.

Che messaggio vuole lanciare il titolo del convegno?
La questione fondamentale che verrà affrontata al convegno sarà che cosa deve fare la Chiesa, nel mondo e nel tempo di oggi, per essere fedele alla sua missione? Affermare che “l’uomo è la via di Cristo e della Chiesa” significa recepire e attuare l’insegnamento del Concilio vaticano II, che afferma “Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22). Cristo è la verità dell’uomo e l’uomo è la via per la quale Cristo salva l’uomo stesso. Tutto ciò che riguarda la vita dell’uomo è dunque via di salvezza: le relazioni che fanno la Chiesa, ma anche il lavoro, la famiglia, la cultura, la comunicazione… tutto questo interessa alla Chiesa perché interessa a Cristo: “Con la sua Incarnazione, infatti, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (GS 22). La questione dell’uomo - di chi egli sia, di che cosa sia fatta la sua vita - è dunque il messaggio del Convegno. 

Come s’inseriscono lo sviluppo economico e la globalizzazione nella Dottrina Sociale della Chiesa?
In definitiva, lo sviluppo economico, per la dottrina sociale della Chiesa, sarebbe parte rilevante di una prospettiva antropologica più ampia della mera contabilità - in termini monetari - della ricchezza prodotta, tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale. Per questa ragione, per una sua adeguata comprensione, necessiteremmo di criteri di giudizio aggiuntivi rispetto a quelli forniti dalla scienza economica, criteri che investono il pieno sviluppo della personalità umana: il tema della soggettività creativa della persona, del valore soggettivo ed oggettivo del lavoro e dell’assunzione del ragionevole rischio e della conseguente responsabilità nell’agire economico, sono tutte espressioni che la moderna dottrina sociale della Chiesa ha tematizzato negli ultimi cento anni e che ogni giorno necessitano di essere ricompresi e praticati da tutti coloro che ne riconoscono la validità teorico-pratica. Di qui una nozione di interdipendenza globale tra persone e popoli che rivela una prospettiva tutt’altro che pessimistica nei confronti dei moderni processi di globalizzazione, sia sul piano economico, sia su quello politico ed etico-culturale. 

Quali sono gli ostacoli che la teologia pastorale deve oggi superare nel compimento della sua missione di guida dei cristiani nel mondo?
Vi è una questione fondamentale che riguarda la natura e l’identità della teologia pastorale. Di fatto, questo aggettivo (“pastorale”) apre un vasto campo di usi: dai sussidi per il catechismo, all’organizzazione del lavoro dei parroci e dei sacerdoti, alle varie attività di una comunità cristiana, alla sensibilità/attenzione per il destinatario quando si tratta di progettare un’azione ecclesiale.
Dunque, un primo ostacolo riguarda proprio l’ambiguità del termine, che va ricondotto al suo specifico, che è la riflessione progettuale dell’agire che ha come soggetto la comunità cristiana. Dunque, non solo i pastori o il comparto clericale, ma tutti i battezzati, diversamente impegnati nella missione ad intra e ad extra della Chiesa.
Un secondo ostacolo riguarda lo statuto della disciplina e il metodo grazie al quale elaborare e produrre i modelli di azione, che dovrebbero essere il frutto della riflessione pastorale. Senza una disciplina e senza un metodo adeguato, l’agire della chiesa rischia di ritrovarsi inefficace, o dispersivo o, peggio ancora, non connotato cristianamente.

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