Chiesa. Il Papa ai farmacisti cattolici: “Non vendete medicinali contro la vita”

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Chiesa. Il Papa ai farmacisti cattolici: “Non vendete medicinali contro la vita”

13 Settembre 2009

I farmacisti cattolici non possono rinunciare alle esigenze della loro coscienza in nome delle leggi del mercato e devono sempre rispettare la legge morale della Chiesa sul rispetto della vita umana: è quanto riafferma Benedetto XVI in un messaggio inviato al Congresso mondiale dei farmacisti cattolici, in corso a Poznan, in Polonia.

"Nella distribuzione delle medicine – sottolinea il pontefice – il farmacista non può rinunciare alle esigenze della sua coscienza in nome delle leggi del mercato, nè in nome di compiacenti legislazioni. Il guadagno, legittimo e necessario, deve essere sempre subordinato al rispetto della legge morale e all’adesione al magistero della Chiesa". "Per il farmacista cattolico – prosegue il pontefice nel suo messaggio – l’insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana sin dal suo concepimento e fino ai suoi ultimi momenti, è di natura etica e morale. Non può essere sottoposto – ammonisce – alle variazioni di opinioni o applicato secondo opzioni fluttuanti".

"Non è possibile – avverte – anestetizzare le coscienze, ad esempio sugli effetti di molecole che hanno come fine quello di evitare l’annidamento di un embrione o di abbreviare la vita di una persona". "Il farmacista – conclude – deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, affinchè ogni essere sia tutelato dal suo concepimento fino alla sua morte naturale e i farmaci svolgano veramente il ruolo terapeutico". Le parole del Papa sono state riferite ai congressisti dal responsabile vaticano del Pontificio consiglio per la salute, mons. Zygmunt Zimowski.

Secondo quanto ha riportato l’arcivescovo Zygmunt, il Papa sarebbe particolarmente preoccupato per il "rischio di un disastro umanitario e sanitario mondiale". "In troppe zone – ha proseguito – mancano i farmaci di prima necessità, le prestazioni di base che garantiscono la difesa primaria. Spesso, per motivi economici, vengono trascurate le malattie tipiche dei Paesi in via di sviluppo perchè, sebbene colpiscano ed uccidano milioni di persone, non costituiscono un mercato abbastanza ricco". "Alcuni di questi medicamenti potrebbero essere facilmente realizzati sulla base delle conoscenze scientifiche correnti, ma non vedono la luce per motivi esclusivamente economici – ha spiegato – Da qui proviene un termine sintomatico orphan drugs – ‘farmaci orfanì – vale a dire, quelli che non si studiano, si producono, si distribuiscono perchè i potenziali acquirenti, che sono milioni, non hanno la capacità economica di comprarli".

"Appare evidente – ha affermato il presule – che lo sviluppo dei medicinali è ormai governato non più dall’etica tradizionale della medicina, ma dalla logica dell’industria". "Un altro drammatico problema – ha proseguito mons. Zimowski – riguarda ‘la contraffazione e la falsificazione dei farmaci’ che colpiscono innanzitutto i soggetti in età pediatrica".

"Falsi antibiotici e falsi vaccini producono gravi ripercussioni negative sulla loro salute – ha aggiunto – Molte sono le morti per malattie respiratorie nei bambini africani, sicuramente più numerose se curate con antibiotici falsi, senza principio attivo ed in compenso acquistati a caro prezzo. L’uso di antibiotici sottodosati in altri casi induce a fenomeni di selezione di ceppi batterici resistenti. Per quanto riguarda gli eccipienti, si usano sostanze tossiche che possono portare alla morte bambini, come è avvenuto ad Haiti o in Nigeria".