Chiesa. Libro su Giovanni Paolo II rivela: “Papa Wojtyla si flagellava”

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Chiesa. Libro su Giovanni Paolo II rivela: “Papa Wojtyla si flagellava”

26 Gennaio 2010

 

Giovanni Paolo II usava la flagellazione come pratica ascetica. E’ questa una delle tante rivelazioni descritte nel libro “Perché è santo” scritto dal postulatore per la causa di beatificazione di Wojtyla, monsignor Slawomir Oder, insieme al giornalista Saverio Gaeta. Il testo presentato oggi alla stampa, si basa sulle testimonianze “sub secreto” raccolte dal Vaticano e raccoglie, tra l’altro, alcuni documenti inediti. La congregazione per la Causa dei santi ha ascoltato finora oltre 114 testimoni che, per prassi vaticana, rimarranno segreti.

In questo libro, il sacerdote che si occupa della causa di beatificazione rivela per la prima volta la verità sulla romanzesca documentazione rinvenuta negli archivi dei Servizi segreti polacchi, l’inedita “lettera aperta” all’attentatore Alì Agca, le testimonianze sulle sue visioni soprannaturali, un testo inedito sul tema delle possibili dimissioni per ragioni di salute, insieme con tanti piccoli episodi ignoti che, come tessere di un mosaico, ricostruiscono il profilo spirituale di "Karol il grande".

“Nel suo armadio, in mezzo alle tonache – si legge nel volume edito dalla Rizzoli – era appesa sull’attaccapanni una particolare cintura per i pantaloni, che lui utilizzava come frusta e che faceva portare sempre anche a Castel Gandolfo”. Secondo quanto è scritto nel libro, papa Giovanni Paolo II praticava la flagellazione già da quando era vescovo di Cracovia e spesso dormiva direttamente sul pavimento per praticare l’abnegazione ed emulare la sofferenza di Cristo.  Sono molti i santi che, nella tradizione cristiana, hanno messo in atto questa pratica abitualmente come parte della loro vita spirituale: da San Francesco D’Assisi e Santa Caterina Da Siena a Sant’Ignazio di Loyola.

Ma non è tutto perché, tra le altre novità svelate nell’opera, si legge che nella lista dei sequestri delle Brigate Rosse c’era anche il nome di Giovanni Paolo II. Poco prima dell’attentato di Ali Agca a Wojtyla nel 1983 “i servizi segreti italiani – spiega Slavomir Oder – avevano segnalato l’esistenza di un progetto di sequestro di Wojtyla da parte dei terroristi delle Brigate Rosse. Fu forse anche per questo che, subito dopo il ferimento, il Papa condivise col segretario don Stanislaw l’istintiva osservazione: ‘Come per Bachelet’, in riferimento al cattolico vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura assassinato a Roma dai brigatisti il 12 febbraio 1980”.

Un’altra interessante rivelazione riportata nel libro di monsignor Oder –  che per di più conferma le voci che circolavano da tempo sugli ultimi anni di papa Wojtyla –  è l’esistenza di un documento segreto nel quale il Santo Padre avrebbe assicurato di voler lasciare il suo incarico nel caso in cui fosse afflitto da una malattia terminale. Secondo il libro, l’ex vescovo di Cracovia fece anche studiare la questione dal punto di vista storico e teologico a quello che lo avrebbe succeduto, il cardinale Ratzinger che allora era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede”.

L’atto venne sottoscritto il 15 febbraio 1989, otto anni dopo il tentato omicidio a Piazza San Pietro e proprio nel periodo in cui la sua salute incominciava a peggiorare. Giovanni Paolo II avrebbe quindi dato le dimissioni “nel caso di malattia che si presume sia incurabile, durevole e che mi impedisce di portare avanti le mie funzioni come ministro apostolico”. Secondo il libro, però, alla fine papa Wojtyla avrebbe deciso di mantenere il suo ufficio di Pontefice fino alla sua morte perché “era la cosa migliore per la Chiesa”. Se non avesse cambiato idea, sarebbe stata la prima volta dal 1294 in cui un capo della Chiesa cattolica avrebbe lasciato volontariamente il suo incarico.

La causa di beatificazione di Giovanni Paolo II sembra essere ancora più vicina da quando il mese scorso Papa Benedetto XVI ha firmato un documento in cui riconosce che il suo predecessore “ha vissuto la fede cristiana in modo eroico”. E’ il primo passo del percorso stabilito dalla Chiesa per riconoscere la santificazione. La seguente fase riguarda, invece, il riconoscimento dell’esistenza di un miracolo attribuibile a Papa Karol Wojtyla: si tratta di una suora francese che si è inspiegabilmente curata dal morbo di Parkinson dopo aver pregato per lui. Se la Chiesa riconoscerà questo evento come un miracolo, Giovanni Paolo II verrà sicuramente beatificato, ossia la fase precedente alla proclamazione della santità. Proprio quello che chiedeva la folla il 2 aprile 2005, il giorno dei suoi funerali.