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Riformare la giustizia per liberare il Paese

Ci risiamo, un altro governo rischia il tracollo per via giudiziaria

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Ci risiamo, un altro governo rischia il tracollo per via giudiziaria. Silvio Berlusconi è in bilico. Ha fatto qualche errore, soprattutto nella scelta dei dirigenti di partito. E anche per non aver incastrato l’opposizione ripresentando la legge sulle intercettazioni già fatta votare a una Camera dal ministro Mastella del governo Prodi.

Ma su una cosa ha da tempo l’intuizione giusta: questo Paese non è riformabile, i suoi antichi vizi non saranno mai estirpati, se non si riesce a mettere mano seriamente alla “questione giustizia”. Il che significa prima di tutto scardinare la corporazione dei magistrati (anche rivoluzionando il Consiglio superiore) e poi avviare senza timidezze una riforma del processo penale che si ispiri a quello dell’antica Roma poi fatto proprio dai sistemi anglosassoni. E’ proprio il concetto di “magistratura” che deve sparire ed essere sostituito dai giudici. Tutti gli altri protagonisti, accusa e difesa sono solo avvocati, la cui parola, essendo di parte, come tale dovrà essere trattata. Anche e soprattutto dagli organi di informazione.

Se non si riesce, attraverso una buona riforma, a sciogliere il perenne conflitto tra la magistratura e il mondo politico, ogni governo sarà a rischio e il voto popolare vanificato. La via giudiziaria è proprio l’ultima spiaggia, contro un Silvio Berlusconi che è apparso finora invincibile sul piano elettorale e difficilmente attaccabile con la normale dialettica parlamentare. Non solo perché mai nella storia d’Italia c’era stata una maggioranza numericamente così solida, ma anche perché, una volta tanto, il premier ha potuto contare su una serie di ministri capaci e stimati.

Il “fuoco nemico”, cioè quello sparato dai tristissimi partiti delle minoranze, era partito un anno fa in una specie di festival dei guardoni che partiva da Noemi Letizia per arrivare a Patrizia D’Addario e che ci ha intrattenuto per un’estate intera. Il “fuoco amico” del presidente Fini e dello sfasciacarrozze Bocchino ha preferito ascoltare le sirene della gauche-caviar (quella di liberté, égalité, jet privé) e agitare tematiche “politicamente corrette” come il voto agli immigrati, che hanno fatto arrabbiare quel poco che restava del suo elettorato. Ma anche creato difficoltà al governo.

Ed ecco finalmente il vincente coniglietto dal cilindro, la via giudiziaria. Aveva funzionato benissimo all’inizio degli anni novanta per decretare la fine della Prima Repubblica, ma anche come clava contro il ministro di giustizia Clemente Mastella per uccidere in culla il governo Prodi. Non potendo abbattere direttamente Berlusconi, contro il quale diversi procuratori si esercitano fin da quando non era ancora stato eletto né candidato, si applica la politica dell’accerchiamento. Cominciano a cadere ministri, sottosegretari, dirigenti politici. E anche magistrati. La corporazione coglie l’occasione per espungere dalla casta quelli non di sinistra, sospettati di intelligenza con il nemico, l’odiato Berlusconi.

Non conosciamo le carte processuali né i testi delle intercettazioni di questo ridicolo processo che i giornalisti chiamano P3 pur sapendo benissimo che non c’è nessuna loggia massonica inquisita né all’attenzione da parte della magistratura requirente. Non siamo veggenti come l’onorevole Bocchino, il quale sa (lo ha detto a gran voce) che Denis Verdini avrà da impallidire quando ne usciranno altre, di intercettazioni. Ma, anche senza leggere le carte, possiamo fare una facile previsione: l’inchiesta sull’associazione segreta finirà in una bolla di sapone. In sintesi, ci sono alcuni personaggi (il principale è Flavio Carboni) che si danno un gran da fare per piazzare persone nei posti giusti o per fare pressioni su organi istituzionali perché si verifichino determinati eventi. Nulla di ciò che Carboni e i suoi amici auspicano si verifica: il Lodo Alfano viene bocciato, non ci sarà alcuna ispezione al palazzo di giustizia di Milano eccetera.

L’inchiesta conta 14 inquisiti, di cui 4 arrestati. Si spera (ne va della reputazione della nostra magistratura) che non sia vero quel che si dice negli ambienti giornalistici, e cioè che al centro dell’inchiesta ci siano solo delle cene a casa Verdini in cui si facevano chiacchiere e qualcuno millantava regolarmente quel che poi non si verificava. Si spera che i Pubblici ministeri romani abbiano in mano solide prove su appalti truccati e altri gravi reati.

Se non è così, possiamo dire con tranquillità che si tratta del solito pallone che poi si sgonfierà, messo insieme da magistratura politicizzata, “fuoco nemico” e “fuoco amico”. Un pallone che si sgonfierà quando il danno sarà fatto. Un pallone che  rischia di produrre una situazione di particolare gravità con l’eventuale caduta del governo nel momento della più grave crisi economica che il nostro paese abbia subìto. Qualcuno se ne prenderà la responsabilità?

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11 COMMENTS

  1. Eutanasia
    Questa volta parlerei più di eutanasia giudiziaria, visto ce da un po’ il governo è un morto che cammina.

  2. …ehm…. tutta la serie di
    …ehm…. tutta la serie di ministri capaci e stimati…. quali sarebbero?
    quelli “a loro insaputa” come Scajola o Abbranchèr?

    Signora Maiolo, non ci fossero abbastanza problemi su Milano con quel po’ po’ di inchieste e arresti sulle infiltrazioni della ndrangheta nell’economia sana, grazie alla fantastica ILDA LA ROSSA!!!

    e a proposito nuovamente di appalti, lo ha sentito che pure il sindaco di Catania oggi è indagato????

  3. ahahahah!

    festival di
    ahahahah!

    festival di guardoni!

    un vecchio di 74 anni che si trastulla con le ragazze…. al mio paesello ce n’era uno…. e faceva una gran pena a tutti!

    Se uno che si comporta come il Berlo fosse il suocero di sua figlia, cara Majolo, ne andrabbe fiera?

  4. E’ davvero disgustoso come
    E’ davvero disgustoso come ANCORA difendiate l’indifendibile!
    Da oltre un anno se ne sono viste di ogni, e non passa giorno che il marcio emerga, alla faccia del RIALZATI ITALIA!

    BERLUSCONI è l’esempio peggiore di Italiano della Storia, prima lo capite e meglio è per tutti.

  5. In Occidente fanatismi e droghe da un altro mondo
    Per vocazione i comunisti non hanno avversari politici, ma solo nemici criminali da odiare e liquidare. Nell’odio per Berlusconi la sguaiataggine astiosa delle accuse e la ricerca invasata di ogni nefandezza,
    reiterate e dilatate al parossismo, non riescono più a nascondere la miseria sclerotizzata e malinconica del loro apparato e della loro vicenda.

  6. Il governo non cadrà
    Il governo non cadrà perché se cade, questa volta, il rischio secessione è reale. L’asse Bossi/Berlusconi è solido e terrà. Anche in nome dell’unità del Paese. Le condizioni del ’94 non esistono più e non si ripeteranno le esperienze di governicchi istituzionali stile anni ’90. Le inchieste sono aria fritta e si dissolveranno al primo temporale estivo. Fuochi amici o nemici che siate, fatevene una ragione.

  7. il P2ELLE Popolo della
    il P2ELLE Popolo della libertà non esiste più perchè se n’è disciolta innanzitutto la leadership. I vari pescecani entrati in politica per arricchirsi e dominare un territorio, si sono resi conto che Silvio Berlusconi non comanda più come una volta. Se non forse su una cerchia ristretta di ministre e ministri privi di consenso autonomo.
    Siamo già nel post-berlusconismo. Il prossimo a doverne prendere atto sarà Denis Verdini, una sorta di Previti o Dell’Utri -il capo ha sempre avuto bisogno di avere accanto personaggi simili- ma tardivo e di provincia.
    Il disfacimento del governo arriverà dopo l’estate come presa d’atto di una catena di scandali insostenibile. Ma vi rendete conto del modo in cui la ‘ndrangheta sosteneva in Lombardia il vice-coordinatore del Pdl, Giancarlo Abelli, e sua moglie Rosanna Gariboldi, già finita in gattabuia, senza che sia venuta dall’alto la minima presa di distanza nei loro confronti? Il sole di luglio sta sciogliendo il Pdl. I partiti non si creano dal predellino di un’automobile. El’abuso della parola popolo produce solo impopolarità.

  8. Ma per carità!
    Il governo

    Ma per carità!
    Il governo eletto dal popolo DEVE restare in carico fino alla fine della legislatura!
    Con una maggioranza di 100 parlamentari, che problema c’è a fronteggiare gli attacchi alla diligenza?

    Via con i decreti d’urgenza, i voti di fiducia, i Tartaglia, il killeraggio degli house organs-junk, i palinsesti Merdaset.

    E’ l’Italia che lo vuole!

    E lo sfascio sarà completo, fino che a che il cavaliere di Hardcore salirà al colle da sovrano e a capo del governo arriverà Piersilvio!

  9. Voglio la Repubblica di
    Voglio la Repubblica di Platone, governanti senza interessi e servi del popolo sovrano. Basta magistrati schierati, politici ricchi o arricchiti, privilegi e lobby, logge massoniche e ruberie alle nostre spalle. Questo governo tocca il punto più basso della nostra storia…

  10. dio bono tiziana
    1992 : Paolo Borsellino chi indagò?E LI DI SCUSE POLITICHE ANCORA NULLA!!!!!MANCAVA DUE ANNI PER AVVIARE QUESTA MEGA TRUFFA DI MANIPOLAZIONE MENTALE CHE HA FATTO A TUTTI NOI!!!!!!!!!!!!!
    guarda non ne posso più di sentire questi nomi che non meritano di essere ripetuti se non al LORO processo per far loro passare il resto della propria vita in carcere , e confiscati tutti i beni , tra l’ altro….. beni estirpati da sti mafiosi alla gente onesta che lavoraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    CHI LO DIFENDE è COME LUI!!!

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