Ci voleva Cameron per chiudere i “doposcuola” dell’odio islamista

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Ci voleva Cameron per chiudere i “doposcuola” dell’odio islamista

24 Novembre 2010

Quando la saggista Bat Ye’or denunciò meno di un lustro fa la progressiva trasformazione del vecchio continente in “Eurabia”, da più parti fioccarono accuse di islamofobia, se non di paranoia pura. Stessa sorte subì a casa nostra Oriana Fallaci. Insomma le due signore, a parere di alcuni commentatori esageravano e fomentavano odio. Non esiste alcuna jihad culturale che cerca di imporre la visione islamica della storia, della civiltà, della politica, dicevano. Eppure episodi rivelatori non sono mancati negli ultimi anni e se n’è appena aggiunto uno che non permette il far finta di niente.

In Gran Bretagna, terra di habeas corpus, Magna Charta, Common Law, 5mila ragazzi dai 6 ai 18 anni imparano nel corso del weekend come amputare gli arti ai ladri, odiare i sionisti, giustiziare i sodomiti. È stata la Bbc a scoprirlo, servendosi di un dodicenne munito di microcamera che ha registrato qualche ora di doposcuola per giovani islamici gestito dall’associazione “Club e scuole degli studenti sauditi”. Ancora più istruttivo è stato l’aver dato un’occhiata al libro di testo messo dal sopraccitato club sui banchi di quaranta istituti scolastici. Le illustrazioni sono eloquenti: il reato di furto va punito con il taglio della mano (e del piede, ai recidivi).

Non mancano i quesiti a risposta multipla. Ad esempio, come eseguire la condanna a morte degli omosessuali? Meglio la lapidazione, il rogo o il lancio da una scogliera? (per la cronaca, la risposta giusta è la terza, forse perché più economica). C’è ovviamente spazio per la Storia, perlomeno in quella propagandata dai notoriamente falsi ed infamanti Protocolli dei Savi di Sion: i figli di Israele vogliono conquistare il mondo. A proposito di ebrei, il testo si dilunga sulle loro qualità riprovevoli. Soprattutto cita il “fenotipo” giudeo così simile a quello di scimmie e maiali.

Inoltre il giovane anglo-islamico tormentato riguardo al destino ultraterreno dei suoi amici cristiani o buddisti trova una sicura risposta: i non musulmani finiranno scaraventati nelle fiamme eterne dell’inferno. Chiaro che, per il loro bene, ci si senta in dovere di convertirli. Con le buone o, se necessario, con le cattive. Il governo dell’Arabia Saudita nega ogni coinvolgimento, nonostante una delle 40 scuole sia di sua proprietà. Il direttore dell’associazione che gestisce i corsi invece ha affermato di rispondere del suo lavoro all’ambasciata saudita di Londra ed ha cercato di ridimensionare la gravità della situazione: i libri conterrebbero solo “descrizioni storiche” della Shar’ia e le cose mostrate dal servizio televisivo sono state “decontestualizzate”.

A questo punto, è proprio il contesto generale che il ministro dell’Istruzione britannico, Michael Gove, si trova costretto a capire meglio. Il governo non ha concesso sussidi statali né strutture pubbliche al Club saudita, ma in futuro esaminerà e terrà sotto stretto controllo ciò che si insegna all’interno dei suoi confini. La crisi del vecchio modello di integrazione multiculturale britannico è ormai innegabile. Per troppi anni si è fatto finta di niente. Ora che la realtà aggredisce, che i focolai di Eurabia brillano, il neoconservatorismo di Cameron è chiamato a questa sfida ulteriore. A giudicare dalla risposta pronta, c’è da ben sperare.