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Mondo alla rovescia

Cina off limits. A quando “abbraccia un italiano”?

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Cina “vietata” agli italiani. La Cina ha sospeso in via temporanea l’ingresso nel suo territorio dei cittadini residenti in Italia in possesso di visti e permessi di soggiorno cinesi per motivo di lavoro, affari privati e ricongiungimenti familiari. L’ambasciata e i consolati cinesi in Italia non provvederanno più a fornire i servizi di vidimazione della “dichiarazione sullo stato di salute”, necessaria per rientrare in Cina. La stretta, si legge in un annuncio sul sito dell’ambasciata a Roma, è dovuta alla nuova ondata di Covid-19 in Europa e ha già interessato altri Paesi come Gran Bretagna e Belgio.

Così abbiamo letto sul Messaggero in questi giorni.

Nei social cinesi dilaga la parola d’ordine “abbraccia un italiano” e nei ristoranti di Pechino e Shangai c’è la fila per ordinare involtini alla romana, spaghetti al ragù, pizza e lasagne, per solidarietà contro le discriminazioni verso gli italiani e per combattere il razzismo latente in questo tipo di provvedimenti. Il popolo cinese infatti non ha dimenticato la generosa campagna di apertura e di solidarietà a contrasto delle richieste di blocco di voli e persone provenienti dalla Cina nel febbraio scorso. La campagna #abbracciauncinese fu caldamente sostenuta dal sindaco di Firenze Nardella e fu rafforzata dal supporto scientifico di Stefania Pezzopane, autorevole esponente aquilana del PD. In questo contesto gli “involtini primavera” divennero la bandiera o di molti esponenti e semplici cittadini democratici, consapevoli che il vero virus non era il corona, ma il pregiudizio e il razzismo.

Questo con tutta probabilità non lo leggeremo da nessun parte. Ma non ce lo scorderemo facilmente.

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