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Ciò che si fece contro Craxi si paga oggi con la Forleo

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Ultima settimana di luglio. Pura e dura, la magistratura in Italia si accinge ad incassare una legge sull’ordinamento giudiziario redatta e approvata come se si trattasse del contratto nazionale di lavoro della categoria. Bisogna farcela entro il 31 luglio per riuscire a cancellare quella “inammissibile” distinzione fra giudici e pubblici ministeri che il centrodestra aveva tracciato nella quattordicesima Legislatura.

Della intoccabilità del “contratto” è stato finora buon sorvegliante il ministro Mastella. Domato in Senato il riottoso senatore Manzione, alla Camera tutto pareva in discesa. Probabilmente lo sarà. Solo che più o meno negli stessi giorni lo stesso Mastella, sulla iniziativa del giudice Clementina Forleo, che ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione ad utilizzare alcune intercettazioni, ha obiettato come l’iniziativa non sia da giudice, seppur delle indagini preliminari, ma da pubblico ministero. Ma allora le due funzioni, se non le due carriere, hanno da distinguersi?

C’è stato poi lo sguaiato scatto di maleducazione del magistratissimo ministro Di Pietro. E si è registrata soprattutto una singolare sovrapposizione di temi e di tempi legislativi ai limiti del surreale. Di Pietro, magari, è quello di sempre. Ma Violante e la Finocchiaro sembrano irriconoscibili: quelli che fra il 1992 e il 1994 indossavano i loro nomi e i loro cognomi, quando (accadeva spesso) il Parlamento discuteva di richieste di autorizzazione a procedere a norma dell’articolo 68 della Costituzione, non dovevano essere neppure loro lontani parenti…

La verità è che il cancro del giacobinismo in toga risale proprio a quell’infame riforma dell’articolo 68 del 1993. La si volle e la si votò per punire la Camera dei deputati per avere liberamente votato sui casi di Craxi. Il meccanismo che si introdusse è quello che oggi opera contro Fassino, D’Alema e altri onorevoli colleghi: le intercettazioni telefoniche di parlamentari possono farsi, diffondersi, pubblicarsi e solo successivamente chiedere al Parlamento di esserne autorizzati. Che cosa resta con tale procedura di quel diritto costituzionale al giusto processo che pur si volle scrivere in Costituzione nella XIII Legislatura?

Forse è bene riguardare la questione sotto i profili del costituzionalismo (materia estranea al buon di Pietro). Ambiti e limiti del diritto di punire, ruoli e prerogative di chi lo esercita, nelle democrazie parlamentari non sono questioni da contratto di lavoro delle toghe. A suo modo, Mastella sembra ministro in grado di comprenderlo. Ma meglio sarebbe se di una riforma della immunità si facesse voce il capo dello Stato: tanto più che il medesimo nel 1993 presiedeva la Camera dei Deputati.

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3 COMMENTS

  1. Vi state incasinando. non
    Vi state incasinando. non sapete piu cosa scrivere. difendete gente di sinistra. devono dare l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni. se sono innocenti gioiranno. se no faranno la stessa fine del latitante craxi.

  2. La Giustizia
    La materia è complessa. Esiste un conflitto in tutti, a destra e sinistra, tra magistrati e politici, tra istituzioni e libera stampa. Si parta allora dal presupposto che si debba aver fiducia delle istituzioni e delle funzioni dello Stato. Oggi questa fiducia, purtroppo, non esiste. Per conquistarla sarebbe opportuno che ognuno facesse con dignità il proprio mestiere e che i cittadini abbiano tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri. L’ultima (contro)riforma della funzione giudiziaria non va, però, in questo verso e stabilisce anacronistici privilegi e permanenze di caste autoreferenti ed intoccabili. Stabilite le regole, l’informazione, purché non calunniosa e falsa, sia un diritto di libertà di tutti. Farebbe eccezione la diffusione di elementi di prova o di indagine sottoposte nell’interesse della giustizia al giusto segreto istruttorio. La diffusione di queste informazioni di logica devono, però%2C essere imputate ai soggetti che hanno accesso alle carte e quindi a soggetti che operano nei tribunali ed hanno facoltà di consultare i documenti processuali. Stabilito tutto questo i Parlamentari che risultassero coinvolti direttamente in episodi criminosi, come tutti i cittadini, avrebbero la facoltà di difendersi e, dinanzi allo spessore delle prove raccolte, la sensibilità di trarne le conclusioni per tutelare le Istituzioni e la dignità personale. Non si tratta di essere garantisti o meno. La flagranza (l’intercettazione telefonica su episodi concreti in cui si stabiliscono accordi per il compimento di reati è come esser colti in flagranza di reato) non può rientrare nelle formalità di un garantismo rivolto a concedere la facoltà di provare il contrario. Il reato di cui si è venuti a conoscenza, benché sia illegale intercettare le comunicazioni telefoniche di un parlamentare, esiste. Anche l’intercettazione nei casi in esame non costituisce reato perchè rivolta a persona estranea al Parlamento. D’Alema è membro del Governo dovrebbe trarne le conclusioni. Fassino e Latorre devono invece rispondere, oltre che alla giustizia, ai loro elettori ed agli iscritti del loro partito. Agli inizi degli anni 90, per molto meno dal punto di vista degli elementi di prova, sono stati spazzati partiti e uomini politici.
    Per ciò che concerne l’intervento del Presidente della Repubblica, mi piacerebbe sapere se “pertinenza” ed “eccedenza” siano valutazioni misurate alla ordinanza della signora Forleo in cui si legge che la richiesta di utilizzare le intercettazioni riviene dalla constatazione che Fassino, Latorre e D’Alema siano stati non tifosi ma protagonisti del disegno criminoso. Se un Gip nelle sue ordinanze non può applicare una sintesi della valutazione delle tesi accusatorie, su che cosa dovrebbe basare i presupposti delle sue richieste di impiantare un processo o di rinvio a giudizio o come nel caso in questione di una richiesta al Parlamento di utilizzo di elementi di prova? Non mi piace speculare sulle questioni giudiziarie. La politica ed i comportamenti degli uomini sono questioni che spesso si incrociano ma è bene tenerli distinti. L’uomo in genere è un insieme di pregi e difetti, ma è una variabile indipendente rispetto alla politica. La politica è scelta di modelli sociali, di indirizzi economici e di alleanze strategiche ed etiche sullo scenario del resto del mondo. Nel riportare il pensiero di Croce: “lo stato non ha nessun valore filosofico e morale, è semplicemente l’aggregazione di individui in cui si organizzano relazioni giuridiche e politiche” sostengo che un uomo libero debba propendere per uno stato laico in cui la politica, per essere scontro/incontro di interessi, spesso in conflitto, sia luogo individuale di formazione di pensiero ed azione, e quindi sia al di fuori di una visione etica. Se considerassimo la politica come azione non disgiunta dalle questioni etiche ci ritroveremmo in Macchiavelli dove la politica è intesa come assoluto: “il fine giustifica il mezzo”.Quei valori etici che si chiedono alla politica in sostanza rientrano nel giudizio politico dei soli giudici della democrazia che sono gli elettori. Il confronto politico, però, deve svilupparsi nella proposizione di contenuti e nella formulazione delle idee. Per concludere, un’ultima constatazione. Per anni abbiamo sentito parlare della questione morale e della “diversità” della sinistra. Abbiamo sentito autorevoli lezioni di comportamento etico e di responsabilità morale affidata ai rappresentanti del popolo dagli elettori. Abbiamo ascoltato prediche sulla distinzione delle responsabilità individuali da quelle dei partiti, abbiamo anche sentito dire che commettere reati per sostenere il partito sia meno grave che commettere gli stessi reati per ottenere vantaggi individuali. Abbiamo dunque appresso dell’esitenza di un etica collegata alla politica, quasi fosse per alcuni una questione deontologica. D’Alema ad esempio ci aveva informati che il pci-pds-ds era stato nel tempo un partito “diverso” perchè attento alla questione morale. Il ministro degli esteri si comporti allora…come una persona “normale”!

  3. Certo che dare del “buon
    Certo che dare del “buon sorvegliante” ad un ministro che ha svuotato le carceri con l’indulto è il massimo! Leggendo quest’articolo mi sono preoccupato che il caldo facesse effetto anche sulle menti dei giornalisti però solo fino alle parole “…e altri onorevoli colleghi”, lì ho capito tutto. Ho cercato su internet chi fosse Luigi Compagna , toh un senatore della repubblica, professore universitario e giornalista. Complimenti! Comunque da uomo di sinistra che ha votato sempre a sinistra, IO PRETENDO di sapere se D’Alema, Fassino e Latorre sono o hanno a che fare con i furbetti. Un consiglio caro Gigi Compagna, prova a farti un giro su un autobus o una metropolitana, prova ad ascoltare la gente, scoprirai che le persone, anzi gli elettori da estrema destra a estrema sinistra passando per il centro è più che mai unita e stufa dei privilegi dei politici, l’immunità deve essere CANCELLATA! Deve uscire dalla nostra mentalità! La legge DEVE essere uguale per tutti. Ho letto le tue priorità, non sono le nostre, ora te le ricordo, Prodi ha vinto le elezioni su questi punti. Abolizione della Biagi (porcata del centro destra, chi non la cancella è complice e quindi porco), legge sul conflitto d’interessi (non voglio un Lunardi o un Berlusconi che se la suonano e se la cantano), la legge elettorale? Ne vogliamo parlare? L’ha definita una “porcata” il suo stesso autore, mi sa che la dice lunga. Vi state muovendo ora? Ora che i cittadini si sono stufati e stanno facendo da soli? Non doveva essere la prima cosa da fare?

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