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Con chi attacca la Chiesa niente bon ton

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Chissà, forse un giorno avremo davvero la laicità dura e vera, che non si slaccia le braghe di fronte al potere iper-mediatico del nostrano catto-progressismo o del laicismo in salsa indignazione permanente. Forse, chissà. Nel frattempo, è giusto e anche divertente far fronte ad una serie di critiche, di sommo spessore indignazione al diapason, nei confronti della risposta, dura e severa sia chiaro, dell’Osservatore Romano, nota cellula del KGB d’Oltretevere, sanzionatorio, terrifico, anti-democratico, retrivo, bblablabla.

Si dice, anzi così dicono i nostri indignatissimi lettori: parole pesanti,  troppo pesanti, fastidiose, che fomentano odio, nel contesto di odio all’ennesima potenza, altro che Chiesa del dialogo e del martirio! Qui siamo alla reprimenda liminare alla scomunica, eh che diamine!

Bene, se ho decentemente sintetizzato lo stato d’animo e qualche idea di una pattuglia non sparuta per la verità di nostri lettori, mi infilo a questo punto nel casino e provo a dir la mia, chiosando e rileggendo l’intero ordito.

Allora, veniamo ai fatti. Che hanno generato commenti. Rivera, noto fabbricante di polpette avariate via cavo, va sul palco del Primo Maggio e, come suppone, forse con qualche elemento probatorio, avendo in corpo un discreto numero di birre, tanto da far saltare la lucidità diciamo così espositiva. Non so se sia proprio così, tuttavia è vero che Rivera, non sapendo palleggiare con il pallone come il suo omomino, palleggia con la storia e il presente, infila dentro la Chiesa e ci va giù duro; intendiamoci la solita sbobba, null’altro che questo: Chiesa retrograda, che non evolve, infatti detesta Darwin, che è crudele di fronte a Welby, mentre ammicca ai dittatoroni e celebra le esequie religiose a Franco, Pinochet, forse anche a Gengis Khan, insomma niente di nuovo sotto il sole. Dunque, stronzate di basso lignaggio.

Commenti piovono sul comportamento della Chiesa che definisce “terrorista” il baldo Rivera, che infine peraltro si scusa e dunque, tutto all’italiana, ma insomma, non va bene, perché la Chiesa predica amore e non può essere inquisitoriale, retriva, deve essere aperta.

Intanto, vorrei sapere cosa significhi “apertura”, e intendo dire che criticare la Chiesa oggi è fin troppo facile, io l’ho fatto, standoci dentro, in tempi assolutamente non sospetti, oggi è come sparare sulla celebre Croce Rossa. La Chiesa piace quando cala le braghe di fronte a tutto, quando accetta il mondo o, come diceva il noto filosofo, si inginocchia di fronte al mondo, ma quando dice: “Anche questo è terrorismo”, no, non va più bene, allora non piace più. Allora, io dico che occorre leggere tutto: “anche questo è terrorismo”, con evidente riferimento all’humus paraterroristico che da più parti, finanche da area bertinottian-comunista, è stato riconosciuto come ormai tangibile, reale come uno schiaffo all’intera democrazia laica. Dunque, leggiamo tutto e leggiamo bene prima di inveire disordinatamente, anche per fare casino ci vuole metodo: “anche questo” vuol dire: signori, siamo in un brutto momento, e voi cosa fate di fronte a queste sfacciate critiche, grossolane, fate finta di niente? Parlate di bon ton, di mancato senso della misura, di “scriteriati”? Eh, no, signori, qui c’è ben altro, ci sono delle radici ideologiche che – estremizzate e condotte con senso di stillicidio sistematico – producono una situazione di terrore, cioè di “terrorismo”. Stessa lettura, pacata e oggettiva, da parte di Pedullà su Il Tempo. Non cito per non diventare assolutamente palloccoloso, ma condivido in toto e invito a leggere e meditare.

Secondo rilievo: siamo in uno Stato laico, ergo la Chiesa non può usare quel tono. Che c’entra? Allora, io potrei tranquillamente dire: siamo in uno Stato laico con il riconoscimento concordatario, ergo non esiste che si svillaneggi l’altro contraente del patto con lo Stato così, senza fare nulla, senza aprir bocca. Cosa vuol dire “laicità”, oggi? Casomai, questo è un vero nodo, un vero problema, ma allora dobbiamo tutti, più che abbassare i toni - perché non siamo in un istituto di educande e non si tratta di bon ton, evidentemente -, ragionare seriamente sulla realtà delle parole che si usano oggi, sull’usura di certe parole, sugli stereotipi culturali per non dire ideologici che ci trasciniamo dietro. Questo è il punto. Che la Chiesa sia stata eccessiva nei toni, non sta a significare che quanto lamentato a toni alti non sia di per sé vero o verosimile: esiste qualche laico disposto a seminare dubbi, anziché raccogliere frettolose certezze, per dirla con un laicone così tanto vezzeggiato, Bobbio?

Ecco, questi sono i nodi reali della campagna permanente anti-ecclesiastica e oggi anti-laicista, da parte della Chiesa. Per dirla tutta: siamo in uno stato d’eccezione. Ma mi dicono che dirlo è roba da maleducati. Mentre tira molto oggi la “libertà obbligatoria” già genialmente stigmatizzata dal grande Gaber. Forse. Sia come sia, perfino in solitudine, e perfino in questa Italia, amicus Plato, sed magis amica veritas.

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4 COMMENTS

  1. aaaah!
    Propio un bel aut aut (per non dire altro) liberatorio del giornale dei vescovi davanti alle solite, ennesime, scontate e vetuste provocazioni da due soldi e che rasentano la diffamazione provenienti da petuanti zie peppine improvvisatesi teologhe in seguito a due canne e ai postumi di un piercing labiale.
    Ma andassero a sconcicare qualche imam con la moglie intabarrata, e poscia a LAVURA’, come si suole dire davanti ai casi disperati.
    L’ignoranza bovina e supina alle ideologie è una piaga sociale che non dovremmo affatto trascurare.

  2. Scuse?
    Ho già commentato in simil sede, quindi non mi dilungherò.

    Mi preme solo far notare che Rivera *non* si è *affatto* scusato. Si è semplicemente *dispiaciuto* del fatto che qualcuno si sia potuto offendere, ma *è rimasto* della sua posizione, senza ritrattare una sola parola di quel che ha detto.

    Chi ha scritto l’articolo al quale sto rispondendo, si è preso la briga di informarsi alla fonte diretta, ovvero http://www.andrearivera.it, oppure si è limitato a leggere notizie di quarta mano sulle quali poi, pontificare?

    Troppo facile attaccare la Chiesa, lei dice. E non è forse questa un’ammissione di colpa?

    Ma piuttosto che delegittimare Rivera ed il suo diritto, almeno eguale a quello del Papa, di dire la sua, perché non entra nel merito delle questioni poste? In altre parole, cosa c’è di falso in quel che ha detto Rivera? Orsù, facciamolo, questo giornalismo, una buona volta!

  3. Ma sì, entriamo nel merito!
    Colgo al volo l’invito dell’esimio commentatore soprastante e do qualche risposta alle “illuminatissime” tesi del chiarissimo prof. dott. ing. architet. Andrea Rivera.
    Rivera, dopo una penosa battuta su un presunto antievoluzionismo del Papa (qualcuno dovrebbe chiarirgli due cose: che la Chiesa non è contraria all’evoluzionismo ma solo a certe sue derive ideologiche e che gli stessi neodarwinisti hanno accantonato da tempo l’equazione evoluzione=progresso alla quale lui, invece, sembra credere ancora), ha infilato una serie impressionante di castronerie invocando prima un finto San Francesco tutto oleografico (che storicamente fu fedelissimo al Papa e alla Chiesa in aperto contrasto coi coevi movimenti pauperistici, rifiutandosi di fondare il suo ordine prima di avere ottenuto piena legittimazione dalla Santa Sede) e dichiarandosi poi sdegnato per la decisione della Chiesa di rifiutare i funerali a Welby dopo averli concessi a Franco e Pinochet. Ebbene, qualcuno a scuola (con la c), dove speriamo il chiarissimo prof. dott. ing. architet. torni presto, dovrebbe spiegargli che il rifiuto della celebrazione funebre non è un giudizio sull’anima del defunto – dal momento che questo spetta solo a Dio – e che, in virtù di ciò, non dipende dalla valutazione del “profilo morale” del morto ma è una semplice presa d’atto della sua ultima volontà: Franco e Pinochet, a prescindere da ogni altra considerazione affidati come Welby al giudizio e alla misericordia di Dio, hanno chiesto e ottenuto il perdono sacramentale laddove Welby ha pubblicamente manifestato e professato fino alla fine principi tanto legittimi quanto antitetici a quelli della dottrina cattolica, tant’è che la richiesta di un funerale cattolico non è venuta da lui ma dalla moglie e – curiosamente – dai suoi di solito tanto liberali liberisti e libertari amici, attenti come pochi alla libera volontà dell’individuo.
    E’ paradossale ma l’ignoranza e la retorica superficialità del chiarissimo prof. dott. ing. architet. Rivera l’hanno spinto in sostanza a reclamare l’innalzamento a giudizio morale del significato della concessione delle esequie religiose e, nel contempo, l’abbassamento del giudizio divino a livello di opinione storica e politica, segno ancora una volta di un maldestro materialismo etico tanto confusionario quanto loquace (immagino che questo sia un passaggio un po’ arduo per i sostenitori del guitto: chi avesse bisogno di dispense ermeneutiche me lo faccia sapere e sarò felice di favorirlo).
    Se i guitti facessero i guitti invece di entrare in ambiti troppo complessi e che evidentemente non padroneggiano (tant’è che scambiano l’amore cristiano con la sua falsificazione retorica sanremese), ci risparmieremmo certi, ripetuti e tediosi sdoganamenti del “discorso da autobus” (o luogocomunismo che dir si voglia) che fanno presa solo su qualche zotico ben disposto a priori con questa “fuffa” propagandistica da due soldi.
    Orsù, tornateci a scuola una buona volta (e non solo per prendere il diplomino che vi fa fare i concorsi alle poste)!

    Bernardo

  4. bernardo, se traduco bene il
    bernardo, se traduco bene il tuo intervento, tu vuoi dire a rivera di starsi zitto e basta? welcome to china, allora!

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