“Con il commissariamento di Fastweb pagheranno lavoratori e azionisti”

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“Con il commissariamento di Fastweb pagheranno lavoratori e azionisti”

25 Febbraio 2010

Il “first-mover” della banda larga che immaginava di cablare tutta l’Italia è finito nei guai, schiacciato da un’inchiesta che parla di corruzione, fondi neri, legami con la mafia. E oggi Fastweb, società quotata in borsa che rappresenta una storia di innovazione e di apertura concorrenziale in un mercato cruciale come quello delle Tlc, corre il rischio di precipitare portandosi dietro la sua professionalità e quella di circa 3400 lavoratori. Benedetto Della Vedova (Pdl) ne è certo. Del resto, il danno d’immagine è pesantissimo: alla bufera giudiziaria ha fatto seguito il tonfo dei titoli delle due società a Piazza Affari, mentre gli occhi dei media – anche internazionali – sono tutti puntati su quella che è stata definita "una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale".

Della Vedova, che idea s’è fatto sulla bufera che ha coinvolto Fastweb e Telecom?

Sui profili della legalità credo che Scaglia si difenderà e penso che la magistratura dovrà andare in fondo. Mi preoccupa, invece, il rischio che questa vicenda finisca per danneggiare irrimediabilmente l’azienda. Questa sì, è una possibilità che va scongiurata.

Quindi l’inchiesta finirà per compromettere la posizione di Fastweb sul mercato delle tlc e gli interessi di dipendenti e azionisti?

Si, perché da una parte c’è un danno di immagine evidente (che potrà comunque essere recuperato), dall’altra, con l’ipotesi di commissariamento, c’è il rischio di compromettere tutta l’attività dell’azienda nel prossimo futuro. E va da sé che, considerando le caratteristiche del settore, un’azienda non può permettersi di galleggiare. Deve nuotare velocemente per reggere il passo con la concorrenza.

Ha ragione Parisi quando definisce il commissariamento un “uso improprio della legge”?

Io mi auguro che il commissariamento non vi sia perché sono fatti che riguardano la gestione antecedente dell’azienda, addirittura la precedente proprietà. Oggi Fastweb è l’azienda di un gruppo multinazionale. Io credo che si debba trovare un punto di equilibrio tra la garanzia che le indagini proseguano (e sono certo che la società collaborerà) e l’opportunità che Fastweb continui a seguire una strategia aziendale. Altrimenti si mette a rischio l’investimento degli azionisti e il lavoro di chi è occupato, direttamente o indirettamente, nel gruppo. In più, commissariandola si sminuirebbe la competizione in un mercato competitivo come le Tlc. Che questo avvenga per azione della magistratura, relativamente all’interferenza con l’operatività dell’azienda, è un paradosso.

Nel mondo delle telecomunicazioni italiane a farla da padrone sono gli stranieri: Telefonica con Telecom Italia, Swisscom comprando Fastweb, Wind Italia con la famiglia Sawiris. Siamo a corto di manager o mettiamo in difficoltà quelli che già operano?

Non siamo assolutamente a  corto di manager e il caso Fastweb ce lo ricorda. Semmai, siamo a corto di investitori industriali, basta pensare a Telecom, dove il controllo in mani italiane è garantito dalle banche. Credo che non essendo il nostro, un paese con brillante tradizioni in materia di pubblic company ben vengano gli investitori stranieri: francamente non credo che i consumatori italiani abbiano perduto qualcosa nel passaggio tra Omnitel e Vodafone.

Questa indagine è l’ennesimo scossone al sistema-Italia. Cosa sta succedendo e cosa succederà?

Io sono interessato più alla seconda domanada: cosa succederà. Mi auguro che si rinunci a cavalcare l’emotività e si mantenga un controllo razionale della situazione. Bisogna buttare a mare quello che si può buttare a mare: la cattiva politica, la cattiva finanza, la corruzione spicciola e quella più “alta”, il malaffare. Questa potrà essere una stagione positiva a patto che non si faccia di tutto un falò.

Da questo punto di vista il ruolo della magistratura è cruciale…

Sì, è cruciale. La magistratura deve rinunciare alla tentazione di creare consenso sulle proprie azioni suonando la grancassa per creare confusione. Deve essere prudente, andare in fondo nelle indagini senza colpi di teatro finalizzati solo a creare un clima generale di consenso. Se invece, ed è un rischio molto concreto, si finisce per cavalcare l’ondata giustizialismo-popopulista, allora rischiamo tutti.