Con il “Fillon III” inizia la campagna elettorale di Sarkò per il 2012

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Con il “Fillon III” inizia la campagna elettorale di Sarkò per il 2012

Con il “Fillon III” inizia la campagna elettorale di Sarkò per il 2012

18 Novembre 2010

Occorre che tutto cambi perché nulla in realtà cambi! Così il direttore di Le Monde, ma con lui molti commentatori politici francesi, ha giudicato il rimpasto di governo orchestrato da Sarkozy in vista degli ultimi diciotto mesi di mandato presidenziale. E’ lecito scomodare Tommasi di Lampedusa e il suo Gattopardo per descrivere la nascita del Fillon III? E soprattutto il livello bassissimo di gradimento del Presidente (32% all’ultima rivelazione, peggio di lui solo il malato e decadente Mitterrand sul finire del secondo settennato) legittima a demolire qualsiasi sua iniziativa politica?

Strano destino quello dell’iper-presidente francese. Osannato in patria e all’estero nel corso della campagna elettorale presidenziale. Accolto all’Eliseo come il volto nuovo di una destra transalpina non più statalista e antiamericana, a partire dai guai coniugali dell’inverno 2007 non ha fatto altro che sprofondare nel livello di gradimento dell’opinione pubblica e in quello dei principali commentatori francesi ed esteri. Sarebbe troppo semplice trincerarsi dietro una frase di circostanza del tipo: “la storia giudicherà, ciò che oggi la cronaca descrive”. E allora perché non proporre un esercizio differente, guardare alla nascita del nuovo governo Fillon utilizzando il “velo di ignoranza” di rawlsiana memoria e limitarsi a riflettere e descrivere questo rilancio di Sarkozy semplicemente per ciò che è: e cioè l’avvio della campagna elettorale per le presidenziali del 2012.

Se osservato in questa prospettiva, il Fillon III, assume forse un significato differente. Innanzitutto si spiegano i continui rinvii. Dopo la sconfitta alle regionali di marzo 2010 Sarkozy ha aperto il complesso cantiere della riforma delle pensioni. Ne conosceva le insidie e ha scelto di non rischiare un nuovo Primo ministro su un tema potenzialmente esplosivo. Sul merito della riforma si può discutere, probabilmente si poteva fare di più, di fronte ad un sindacato così debole e ad una sinistra in grave difficoltà sui temi della riforma dello stato sociale. Ma da un punto di vista politico (attenzione politico, e non di sondaggi d’opinione) è difficile non considerare la riforma un successo ascrivibile all’Eliseo.

Con la riforma delle pensioni completata e la presidenza di turno del G20 per il 2011 alle porte, Sarkozy ha lanciato la sua scommessa, che presenta una dimensione istituzionale e una politica. Entrambe rischiose, ma comunque innovative.

Da un lato, ha deciso definitivamente di metabolizzare la logica del quinquennato presidenziale, parecchio differente rispetto a quella precedente del settennato. Cinque anni, a maggior ragione con l’odierna sovra-esposizione mediatica, sono pochi e di conseguenza il Presidente non può permettersi pause, né tanto meno un cambio di Primo ministro a 500 giorni dalla presidenziale. Dall’altro, i tempi frenetici del quinquennato e la concomitanza di voto presidenziale e voto legislativo hanno accentuato la bipolarizzazione del sistema, strutturando lo scontro lungo il clivage destra-sinistra. Ne consegue non solo una difficoltà per i partiti di centro (un classico nella storia della V Repubblica), ma soprattutto questo significa che l’ouverture entra in crisi quando si avvicina la scadenza elettorale e diventa necessario innanzitutto mobilitare l’elettorato identitario.

Preso atto di questi due dati, Sarkozy ha agito di conseguenza e ha creato un “governo d’attacco”. La prima novità non è in realtà una novità e cioè la riconferma del Primo ministro. Un Primo ministro forte del gradimento popolare (vicino al 50%), ma soprattutto di quello dei deputati della maggioranza e di tutto l’Ump.

Il secondo dato degno di nota è la composizione del gabinetto Fillon. Niente più apertura né a sinistra (via Kouchner e Bockel), né al centro (via il possibile Primo ministro, il radicale Borloo e via il centrista di maggioranza Morin), né alla cosiddetta diversité (via la giovane Rama Yade, via la discussa Fadela Amara). Il nuovo governo è come si dice in gergo ancré à droite, ma alla destra repubblicana naturalmente, senza “strizzate d’occhio” al Fn. Prima di pensare all’elettorato frontista Sarkozy deve recuperare i tanti gollisti delusi. Largo spazio alla “vecchia guardia”, costituita da due componenti: i fedelissimi del Presidente (Hortefeux, Chatel, Lagarde, Bertrand) e i due rappresentanti del gollismo RPR, l’ex Primo ministro di Chirac, Alain Juppé (Ministro della difesa e numero due del governo) e l’ex Ministro della giustizia Alliot-Marie, ora alla guida della diplomazia e numero tre dell’esecutivo. E infine largo spazio alla nuova generazione Ump, in parte confermata e in parte promossa, tra gli altri i chiracchiani Bruno Le Maire (agricoltura) e François Baroin (bilancio), ma anche i fedelissimi Laurent Wauquiez (affari europei) e Nathalie Kosciusko-Morizet (ecologia, sviluppo sostenibile e trasporti).

Il terzo dato di estrema importanza è l’arrivo di Jean-François Copé alla guida dell’Ump. Compito dell’ex presidente dei deputati della maggioranza sarà quello di rimettere il partito en ordre de marche in vista delle presidenziali della primavera 2012. L’ambizioso Copé ha un motivo in più per svolgere al massimo il suo ruolo: in palio, quasi certamente, c’è la candidatura per il 2017 e naturalmente il posto di Primo ministro nel 2012 in caso di riconferma di Sarkozy. Infine Sarkozy ha completato il quadro chiarendo nell’intervista televisiva di martedì scorso che non ci saranno “pause”. L’iper-presidente continuerà a riformare e i prossimi cantieri riguarderanno la giustizia e la fiscalità.

In realtà i tempi e il basso livello di gradimento portano a pensare che ci sarà una svolta anche nell’operato di Sarkozy. Sarà probabilmente l’iper-Primo ministro Fillon ad occupare la scena, perlomeno sui dossier di politica interna, mentre l’iper-Presidente si occuperà della strategia di riconquista politica. Il tutto naturalmente cercando di sfruttare la presidenza del G20 che dovrebbe progressivamente fornirgli quell’immagine di Presidente impegnato nel risolvere i problemi economico-finanziari di un mondo in crisi che potrebbe garantirgli un minimo di risalita nei sondaggi.

Insomma il Fillon III non è altro che l’ennesimo esempio del volontarismo sarkozista, un approccio politico sempre teso all’attacco, indipendentemente dalle circostanze e dai risultati. Lo era in campagna elettorale, lo è stato in questi tre anni e mezzo di mandato e di certo lo sarà fino al 2012.