In un clima di restaurazione dello statalismo ecco arrivare, con un tempismo straordinario, la fiction televisiva su Enrico Mattei, creatore dell’ENI, personaggio assai controverso di cui occorre sottolineare – per chi non lo ricordasse – l’avversione agli Stati Uniti e alla presenza dell’Italia nella NATO, come documentato da Mario Pirani in un articolo di oggi su La Repubblica.
Illuminanti al riguardo della figura di Mattei, e della ideologia che lo animava, sono le pagine polemiche che gli dedicò don Luigi Sturzo negli anni Cinquanta. La critica di Sturzo a Mattei si fondava sulla profonda disistima che il sacerdote provava per lo statalismo, che vedeva come una impropria limitazione delle libertà individuali. “Lo statalismo – scriveva Sturzo – non risolve mai i problemi economici e per di più impoverisce le risorse nazionali, complica le attività individuali, non solo nella vita materiale e degli affari, ma anche nella vita dello spirito” (La Via, 11 dicembre 1952). Quanto alle imprese statali il suo giudizio fu negativo e netto: “Nessuno può mettere in dubbio che le gestioni statali o parastatali… costino più delle gestioni private. Due le cause: mancanza di rischio economico che attenua il senso di responsabilità; interferenza politica, che attenua o annulla, secondo i casi le caratteristiche dell’impresa”.
Con queste premesse non sorprende che Sturzo si opponesse alla creazione dell’ENI. Polemizzando con La Pira in un articolo de Il Giornale d’Italia dell’11 Maggio 1952, Sturzo scriveva che “… non è da pensare lontanamente che, a rimediare alle difficoltà di un assestamento internazionale politico ed economico, siano necessari una costruzione come il nostro IRI, che nacque prima della guerra, ovvero come l’ENI, che è nato lo scorso anno”.
Sullo stesso quotidiano, alcuni anni dopo, avendo verificato nei fatti il funzionamento dello stato proprietario, Sturzo scrisse un articolo illuminante dedicato all’ENI e alla gestione Mattei. “Combatto tutti gli enti statali e parastatali che abbondano di privilegi, abusano del potere economico, e delle protezioni politiche, invadono con sempre crescente ritmo l’ambito dell’iniziativa privata. Se questa posizione di principio vale per tutti , il complesso ENI merita speciale attenzione per la sua importanza, per la continua espansione nel campo industriale, nonché per la spensieratezza nello spendere, per l’abuso dei mezzi di propaganda e di stampa, per gli stretti rapporti con i partiti e gli uomini politici”. E concludeva sottolineando che il motivo supremo delle sue critiche a Mattei e all’ENI fosse “non solo la difesa della libertà economica, ma anche di quella strettamente connessavi, la libertà politica” (Il Giornale d’Italia, 16 Ottobre 1957).
Queste pagine illuminanti e lungimiranti dei guasti prodotti dallo stato-proprietario dovrebbero essere tenute presenti da quanti oggigiorno sostengono il “processo di beatificazione” di Enrico Mattei e il ritorno alla stagione delle partecipazioni statali, di cui non si sente particolare nostalgia.