Con la Finanziaria Prodi sperpera i soldi e non riduce il debito

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Con la Finanziaria Prodi sperpera i soldi e non riduce il debito

Con la Finanziaria Prodi sperpera i soldi e non riduce il debito

01 Ottobre 2007

Mentre a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio annaspava
nel cercare di dare un senso ed una logica alla legge Finanziaria appena varata
dal Consiglio dei Ministri, due notizie tolgono alla giornata il senso del
ridicolo per restituirla ai problemi veri degli italiani.

La prima. Nel 2007 la pressione fiscale raggiungerà il
43.1%, il livello più alto dal 1997 (guarda caso anche allora, dopo un anno di
governo Prodi, con “l’uomo nuovo” Veltroni come Vice). Erano i tempi
dell’eurotassa (mai restituita totalmente, come invece promesso), quel balzello
che ci portò in Europa e che Prodi, con l’aiuto di Ciampi, gestì in maniera
insipiente, negoziando un concambio lira-euro scandaloso, errore che è all’origine
dello stato comatoso del nostro odierno potere d’acquisto.

La seconda. Le associazioni consumatori, unanimi,
affermano che gli aumenti per i beni e i servizi di base (latte, pasta, pane,
energia elettrica) costeranno alle famiglie dai 300 ai 500 euro all’anno, per
arrivare ai 1000 nel caso ci sia un mutuo da pagare.

Con queste chiari di luna, qual è la rispota della
Finanziaria? Un accozzaglia di piccoli provvedimenti senza nessuna visione
globale, senza nessun obiettivo preciso, che distribuisce un po’ qua e un po’
là, per accontentare tutti scontentandoli, senza affrontare nessun nodo,
nessuna riforma, lontano dai problemi strutturali del Paese. Il nulla più
assoluto. La confusione più totale e il senso da parte dei cittadini di aver
perso un’altra, ennesima, occasione.

Il Governo parla di redistrbuzione. 0.41 euro al giorno
per gli incapienti e per gli evasori, cioè chi nel 2006 ha dichiarato reddito
zero o inferiore a 7500 euro. Sconti ICI, una boutade mediatica. La riduzione della tassa comunale sugli immobili
sarà virtuale, perché il provvedimento non blocca l’aumento delle aliquote che
i sindaci possono continuare ad aumentare a piacimento e gli sconti sono legati
al valore catastale (più alto il valore minore è lo sconto) che aumenterà a dismisura,
a seguito della revisitazione degli estimi catastali, già approvata dal Governo
con la Finanziaria precedente.

Della vera distribuzione (a pioggia) trarranno beneficio
i soliti: i vegliardi che beneficeranno dell’eliminazione dello scalone (1,2
miliardi di  euro%29, i “fannulloni” pubblici
(1,8 miliardi) per coprire i loro aumenti salariali, i ministeri (1,2 miliardi)
ed una lista variegata che pesa per 2,0 miliardi e contiene: Kyoto e la lobby
verde delle energie alternative, terromoto Umbria / Marche (un altro Belice) ed
altre piccole e grandi prebende a carattere elettorale.

Il Governo parla di aiuto alle imprese, ma siamo al gioco
delle tre carte, un tranello nel quale Confindustria non deve cadere.
L’abbassamento delle tasse sulle imprese (IRES dal 33% al 27.5%) non è
finanziato. Chi paga? Le imprese ovviamente con l’allargamento della base
imponibile e l’indeducibilità degli interessi passivi: il risultato sarà che le
imprese con i debiti finanzieranno i maggiori profitti netti delle imprese senza
debito, una mossa oculata in un momento di difficoltà a reperire risorse sul
mercato finanziario. Per non parlare della trattenuta sui dividendi che passa
dal 12.5% al 18.5%. Qualcuno lo dica a Dini.

Il Governo parla infine di riduzione dei costi della
politica. E qui ognuno può giudicare secondo il proprio personale senso del
ridicolo. Si va dalla riduzione delle spese di telecomunicazione promuovendo
l’utilizzo delle tecnologie Internet, alla diminuzione delle spese di
cancelleria, a risparmi derivanti da proposte di razionalizzazione provenienti
dai ministeri per finire con il tetto di cilindrata per le auto blu. Ma toni da
avanspettacolo si raggiungono con la presunta volontà di ridurre il numero di
parlamentari. Non è certo possibile farlo con una legge finanziaria, e il
Governo lo sa. Il Governo rappresenta inoltre la stessa coalizione che si è
impegnata a far fallire il referendum relativo alla proposta di riforma
costituzionale del centro destra, che prevedeva esattamente la riduzione del
numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto e il rafforzamento
dei poteri del premier. Non ci sono parole.

Un inganno di Finanziaria, che sperpera le maggiori
entrate fiscali in prebende e regali elettorali, anziché ridurre il debito
pubblico, che con un’indecenza contabile senza precedenti, con una mano dà e
con l’altra toglie, che non taglia strutturalmente la spesa e consegna il Paese
ad uno stato di anarchia di politica economica pericolosa ed ormai
irreversibile.

L’opposizione ha il dovere di tentare tutte le strade a
disposizione in Parlamento per affondare la legge Finanziaria e mandare a casa
questo gruppo di irresponsabili.