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Con la ripresa l’Europa dell’Est vuole ridurre il gap con quella dell’Ovest

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Con un comunicato diramato nella giornata di martedì, la Banca Mondiale ha reso noti i dati previsionali per il 2011 e il 2012 di molte economie mondiali. Tra queste, l’analisi dell’organismo internazionale ha posto particolare attenzione sulle prospettive di crescita – o recupero – delle dieci economie emergenti dell’ex blocco comunista. Tra i dati del report spicca la posizione della Romania; Bucarest fa infatti registrare la migliore crescita tra le economie dell’Europa dell’Est, principalmente dovuta alla concorrenza di due fattori fondamentali per ogni Paese: un sostanziale miglioramento della gestione della finanza pubblica e un notevole accrescimento della domanda interna. Ma non è tutto oro quello che luccica.

La crescita prevista per i dieci paesi analizzati nel 2011 dovrebbe superare di oltre un punto percentuale quella fatta registrare nel 2010, attestandosi al 3,1%, per raggiungere, nel 2012, un livello che si dovrebbe aggirare intorno al 3,8%, secondo le stime degli economisti della Banca Mondiale.

Il recupero di parte delle rovinose perdite patite durante la recente crisi triennale – i cui strascichi fanno ancora paura ai mercati e ai consumi interni di ogni paese – è tuttavia da prendere con una certa precauzione. La generale debolezza dei governi in carica, gli ancora scarsi investimenti privati ed i consumi interni continuamente asfittici – sostanzialmente dovuti ai bassi redditi dei proprietari di beni, a un immobilismo sul mercato del lavoro, ad alti tassi di disoccupazione e strette sul mercato del credito - rendono difficoltosa la sostenibilità di tali cifre di crescita.

I dati trasmessi dalla Banca ci parlano di Slovacchia e Polonia come di economie da considerare “occidentali”, da un lato grazie agli alti consumi interni che registrano le economie, dall’altro a causa dei contenuti squilibri di bilancio precedenti la crisi. Le due economie, poi, beneficiano in maniera particolare della loro capace gestione nell’amministrazione e redistribuzione dei fondi dell’Unione Europea.

Dal canto loro Estonia, Lituania e Lettonia dovrebbero trarre vantaggio dagli elevati volumi nelle esportazioni dovuti principalmente al lento ma costante incremento della domanda interna. Per quanto riguarda Repubblica Ceca e Ungheria è previsto che le loro economie cresceranno ad un ritmo più contenuto rispetto a tutte le altre nazioni perché le basi di sviluppo da cui partono sono già sufficientemente elevate.

Discorso a parte deve essere fatto per Romania, appunto, e Bulgaria. Aspetto da non sottovalutare, queste sono le due economie più povere tra gli Stati UE. Anche – e soprattutto – per il fatto di partire un gradino sotto e poiché sono state colpite relativamente in ritardo ma in maniera pesante dalla crisi, la Banca Mondiale stima che i tassi di crescita di Bucarest e Sofia saranno i più elevati di tutti.

La Romania, nello specifico, ha subito gli effetti di una dura recessione che l’ha vista costretta a dover richiedere un prestito di circa 20 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale. Secondo le nuove stime di martedì, quindi, l’economia rumena dovrebbe vedere una crescita che si attesterà intorno all’1,5% nel 2011, per vedere, nel 2012, una rapida crescita, nell’ordine del 4,4-4,5%.

Posto che – stando a quanto dichiarato dai funzionari della Banca Mondiale – la politica monetaria in tutti i Paesi sarà mantenuta accomodante – ma è possibile che i tassi subiranno dei lievi rialzi anche nel breve periodo – le economie dei paesi dell’est Europa potrebbero ricevere nuovi impulsi dalla prossima apertura del mercato del lavoro da parte di Germania e Austria – tranne a Romania e Bulgaria, ultimi Stati, in ordine di tempo, ad essere entrati a far parte dell’Unione.

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