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Con le tasse cresce il nuovo tesoretto

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L’annuncio arriva dal quartier generale del Tesoro, in via XX Settembre: le entrate tributarie crescono tanto da superare di quattro miliardi le stime contenute nell’ultimo Dpef. Un nuovo tesoretto, che proviene dall’autoliquidazione (Irpef, Ires e Irap) e che porterà a una nuova revisione al rialzo delle stime per il 2007 per un totale di 7 miliardi rispetto a quanto previsto lo scorso marzo in sede di relazione unificata e di 4 miliardi in relazione alle previsioni contenute nell’ultimo  Dpef.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i primi otto mesi dell’anno, il gettito da autoliquidazione è aumentato di circa 7,8 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2006, con un tasso di crescita annuale di circa il 21 % (contro l'aumento del 14 percento registrato nel 2006 rispetto al 2005). Le migliori previsioni per l’anno in corso sarebbero ancor più corpose ma, spiegano dal ministero  dell’Economia , scontano minori entrate (per circa 3,5-4 miliardi) dovute alla restituzione di parte del gettito versato in relazione alla sentenza Iva auto e alla revisione delle regole di ammortamento dei terreni in vigore dallo scorso luglio.

 “Il limone sta facendo le ultime gocce, gli italiani sono stati spremuti fino all’osso”, è il commento dell’ex sottosegretario dell’Economia Giuseppe Vegas (Fi), secondo cui, come spiega a l’Occidentale, “le maggiori entrate sono il risultato di meccanismi antielusivi e dell’aumento generalizzato della pressione fiscale, che ha avuto l’effetto di aumentare il Pil nei primi mesi dell’anno”.  L’annuncio della nuova iniezione nelle casse dello Stato arriva dopo giorni di polemica in merito all’aliquota unica del 20% per le rendite finanziarie - che oggi va dal 12,5% per i titoli di Stato e i dividendi al 27% per i conti correnti - che lo stesso Vegas definisce una follia perché “aumentarla quando i risparmiatori, soprattutto i più piccoli, ancora piangono per quanto accaduto in Borsa, è semplicemente un segno di insipienza”. Ma quello della tassazione delle rendite non è che uno dei nodi irrisolti della politica economica del Governo Prodi. Ai primi posti, nella top-ten della discordia, resiste il Protocollo sul welfare. E la pioggia di euro annunciata stamani dal Tesoro non ha fatto che gettare benzina sul fuoco, con Rifondazione che già reclama denaro per cambiare quel Protocollo appunto, definito a suo tempo “emendabile” da Damiano prima e da Prodi poi.

Le ultime entrate consentono di “modificare lo scalone e il protocollo del welfare in Parlamento”: non ha perso tempo il capogruppo alla Camera del Prc Gennaro Migliore, per spiegare come devono essere utilizzate le risorse precisando anche come il nuovo “tesoretto” non ha nulla a che vedere con la richiesta, che vede Rifondazione in prima linea, di armonizzare la tassazione sulle rendite finanziarie. Tassazione che “non solo era prevista nella Finanziaria dello scorso anno - ricorda Migliore- ma il provvedimento è previsto chiaramente anche nella risoluzione con cui è stato approvato il Dpef che ha avuto in nostri voti proprio perché c’era scritto a chiare lettere che la tassazione sulle rendite sarebbe stata portata al 20%”.

Ma in realtà della destinazione delle entrate non se ne dovrebbe parlare prima del 29 agosto, quando il ministro Tommaso Padoa-Schioppa, i viceministri e i sottosegretari si riuniranno per un primo esame dei possibili contenuti della Finanziaria. “Sull'utilizzazione del tesoretto aggiuntivo si deciderà collegialmente, in Consiglio dei ministri, in preparazione della Finanziaria – ha detto Prodi - Sulla Manovra ci stiamo lavorando e sarà definita dal Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio e del ministro dell' Economia. Le linee generali sono contenute nel Dpef. Non si può inventare la politica tutti i giorni. La politica economica è una strategia di lungo periodo e non può essere cambiata ogni giorno”. Un chiaro richiamo ai suoi ministri, l’ennesimo dopo un anno e mezzo di governo sul filo di lana e in perenne disaccordo. Ma pronta è arrivata la replica del capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato Giovanni Russo Spena: “Se si pensa di usare Rifondazione Comunista e la Sinistra Alternativa, che al Senato ha più di 50 voti, quindi un terzo della maggioranza, come l'intendenza che segue con i propri voti i capricci e le decisioni di Fassino, Rutelli, Santagata, Dini o addirittura Montezemolo, si corre il rischio di far cadere la maggioranza su qualsiasi provvedimento in qualsiasi . Prodi deve tenere conto di questo quando bacchetta ministri o sottosegretari”. E siamo punto e a capo.

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