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Con Sarkozy la Francia riscopre il legame transatlantico

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Quello presentato da Sarkozy di fronte alla platea degli ambasciatori francesi è stato, come al solito, un mix virtuoso di rottura e continuità, con due punti fermi: la centralità della costruzione europea e quella dell’asse euro-atlantico. Anche se la strategia diplomatica tratteggiata dal Presidente si è diffusa, come direbbero i commentatori transalpini, tous azimuts, il fulcro della riflessione riguarda il ruolo della Francia nel processo di integrazione europea e nel rapporto con gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda il tema dello sviluppo futuro dell’Ue il discorso di Sarkozy è finalizzato alla preparazione del cruciale semestre di presidenza francese, il secondo del 2008, prima delle elezioni del Parlamento europeo della primavera 2009. La riflessione di Sarkozy si snoda tra continuità rispetto alla tradizione europeista francese, che da Schuman giunge sino a Delors, passando per Giscard, e rottura (o meglio sarebbe dire revisione) della tradizione euro-scettica (o euro-strumentale) tipica del gollismo delle origini. Non a caso Sarkozy, dopo una lettura attenta della congiuntura internazionale, vuole ripartire dall’Europa della Difesa. In un contesto geopolitico condannato all’insicurezza e allo scontro, da scongiurare, tra Occidente e Islam, l’Europa deve innanzitutto ricominciare dalla propria dimensione difensiva. Difficile non pensare al fallimento per mano francese della Comunità europea di difesa (Ced) che nel 1954 ha segnato il destino negativo delle prospettive di sviluppo di un’Europa politica. Proprio questo tema gli permette di collegarsi al secondo pilastro della sua strategia di politica internazionale: il rapporto imprescindibile con gli Usa, posizione coraggiosa se si considera che un recente sondaggio ha fotografato una Francia nella quale solo il 26% della popolazione giudica positivo un rapporto di amicizia con gli Stati Uniti.

Creare un vero embrione di politica europea di Difesa non significa assolutamente prescindere dall’importanza della Nato. In questo senso Sarkozy rompe nettamente con il passato chiracchiano (e anche gollista degli anni Sessanta) e con l’idea che la Difesa europea possa divenire il fulcro di un’Europa politica costruita in opposizione agli Usa. Nell’ottica di Sarkozy, il rafforzamento dell’Europa della Difesa e la ristrutturazione della Nato sono i due pilastri sui quali edificare il nuovo concetto di Occidente in grado di affrontare le sfide del XXI secolo. Anche la parziale apertura a una futura adesione turca alla Ue e la conferma dell’impegno francese in Afghanistan vanno nella direzione di questo rinnovato sostegno della Francia all’Alleanza Atlantica.

Rispetto al rapporto con gli Usa Sarkozy è stato chiaro: amicizia non significa allineamento. Ma allo stesso tempo non si può criticare l’unilateralismo e descrivere a tinte fosche il mondo unipolare senza contribuire attivamente alla riforma (e in certi casi alla rifondazione) degli organismi in grado di garantire un multilateralismo efficace e un mondo multipolare che non oscilli tra l’anarchia e il trionfo dello status quo. Sarkozy contrappone al “multipolarismo antagonista” che si sta strutturando (vedi Russia e Cina), un “multilateralismo efficace” (con ruolo centrale della Ue). In altre parole, egli mostra di aver compreso che se da un lato esiste il rischio che l’Europa scivoli verso l’irrilevanza, dall’altro la crisi della leadership Usa apre spazi insperati di azione per la Ue.

Il «nuovo europeismo» e il “nuovo atlantismo” declinati da Sarkozy sono gli strumenti con i quali affrontare le tre grandi sfide del XXI secolo: scongiurare lo scontro Occidente-Islam (agendo sulle quattro crisi mediorientali di Palestina, Libano, Iraq e Iran), coinvolgere le potenze emergenti (Cina, Russia, India) nella governance internazionale e trovare risposte concrete e immediate alle sfide energetiche e ambientali.

La scommessa lanciata dal nuovo inquilino dell’Eliseo è che nel mondo post Guerra fredda non solo vi è spazio ma anche necessità di un Occidente rinnovato, ma sempre fondato sui pilastri europeo e americano. Si potrebbe dunque dire che dal discorso di Sarkozy emerge una nuova concezione di grandeur. A livello europeo si prende atto dell’inadeguatezza della declinazione esclusiva di Europa come proiezione della potenza francese. A livello globale, oltre a considerare definitivamente tramontata l’idea di una Francia equidistante dai due blocchi, si esclude l’idea perseguita da Chirac di creare una leadership francese mondiale in chiave antiamericana.

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1 COMMENT

  1. Con Sarkosy la Francia riscopre il legame transatlantico
    Il mio commento è che Sarkosy dimostra di essere
    un presidente molto saggio che vede lontano.
    Infatti ha ragione nel rinverdire l’alleanza con
    gli USA poichè in un futuro non molto lontano
    le tre potenze citate prima ossia Cna, Russia e
    India saranno quelle con cui ci dovremo confron-
    tare sia sul piano economico sia su quello militare. Infatti se noi mettiamo insieme gli
    USA più la UE abbiamo una massa critica di
    un miliardo di persone che ci consente di compe-
    tere alla pari con i tre colossi emergenti.
    Speriamo che i due ritardatari Prodi e Zapatero
    abbiano capito la lezione.

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