Confindustria, la Marcegaglia ridimensiona i montezemoliani
25 Marzo 2010
Emma Marcegaglia segna la linea di discontinuità rispetto all’era confindustriale montezemoliana. Con quella che da molti è stata ribattezzata “l’elezione di mid term”, il numero uno degli Industriali dimostra l’indiscutibilità della sua leadership e il cambiamento di strategia rispetto alla presidenza di Montezemolo.
La Giunta di Confindustria ha votato ieri, con 111 voti a favore e una scheda bianca (sui 112 voti scrutinati), la squadra di presidenza e il programma per il secondo biennio di Emma Marcegaglia 2010-2012. La Marcegaglia si conferma così come il presidente che ha avuto il più alto numero di consensi alla designazione, all’elezione e alla presentazione di programma e squadra. Un successo sia al primo sia al secondo mandato dei quattro anni di governo di Viale dell’Astronomia. Il raffronto con l’ex numero uno degli industriali è presto fatto se si considera che il programma e la squadra messi a punto dall’ex presidente di Confindustria per il secondo biennio, avevano superato il voto con 76 voti favorevoli su 78 votanti presenti aventi diritto al voto e 2 voti contrari.
Entrano nella squadra di presidenza Elkann, Squinzi e Recchi, esce Moltrasio e viene “spostato” dall’energia al federalismo, Costato. Tutte mosse che dai più vengono lette in chiave anti-montezemoliana. E che rispondono a chiare strategie. La prima: appianare i rapporti non idilliaci con la Fiat. Obiettivo (apparentemente) centrato attraverso l’ingresso di John Elkann, il primo esponente della famiglia Agnelli, dopo il nonno Gianni, ad avere incarichi al vertice. Una nomina, quella del presidente di Exor, che alcuni critici leggono anche come il definitivo tentativo di ridimensionamento di Montezemolo e dei Montezemoliniani. Tesi rafforzata dall’uscita di scena di Andrea Moltrasio, uomo di Luca Cordero. Anche Giorgio Squinzi rientrerebbe in questa operazione strategica, ma solo in parte. Si tratta, in questo caso, dell’imprenditore di maggior successo del quarto capitalismo, delle "multinazionali tascabili”, società di medie dimensioni che lavorano su scala internazionale e che sono organizzate esattamente come le multinazionali più grandi e più famose.
La “promozione” di Moltrasio si presta quindi a due interpretazioni. La prima: alzare il profilo di Confindustria attraverso un nome di peso come il suo; la seconda: piazzare ai vertici un personaggio che ha dato parecchio filo da torcere a Montezemolo, schierandosi contro una Confindustria “politica” (insieme alla Bracco è stato uno dei suoi maggiori oppositori). Di certo, si tratta di una figura imprenditoriale di alto livello che rialza il prestigio dell’associazione.
Nel dettaglio, al vicepresidente Fiat, John Elkann, va una delega specifica per le Analisi e le opportunità di sviluppo nei grandi Paesi emergenti e il patron della Mapei e presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi,entra come presidente del comitato tecnico per l’Europa. Completano la squadra di presidenza, Salomone Gattegno, presidente del Comitato tecnico per la sicurezza, e Luca Garavoglia, presidente del Comitato tecnico per il Fisco. Nei Comitati tecnici entra anche il presidente di General Electric Italia e Sud Est Europa, Giuseppe Recchi, che sarà il presidente del Comitato tecnico per le multinazionali.
Il quarto problema della Marcegaglia (dopo la Fiat e dopo Montezemolo, che resiste alla presidenza della Luiss) è ancora rappresentato dalle relazioni con i colossi energetici, Eni ed Enel. Relazioni piuttosto tese. E nell’ottica di appianare le tensioni e dare slancio a una stagione più serena, è saltata una poltrona, quella di Antonio Costato. Costato assume la vicepresidenza per Federalismo, autonomia e semplificazione ma lascia l’energia, la cui delega viene assunta ad interim da Marcegaglia alla quale già fa capo il Centro studi. Un ridimensionamento di ruolo, quello di Costato, letto come un compromesso rispetto alle tensioni tra i Big energetici e alcune imprese (l’esponente dell’industria veneta era il punto di frizione costante con Eni ed Enel).
Restano in ballo due nomi di peso. La squadra di Emma, come del resto si vocifera da tempo, potrebbe prossimamente registrare altre due new entry nel Comitato di presidenza: il numero uno della Commissione di sviluppo sostenibile di Confindustria, Aldo Fumagalli e il presidente di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini. Una mossa che potrebbe servire per “tirare dentro” i gruppi a partecipazione statale. Finmeccanica, attraverso la controllata Ansaldo Nucleare, giocherà sempre più un ruolo da protagonista in quella che sarà la vera partita dei prossimi anni, il ritorno al nucleare. Con la scelta del governo di tornare all’atomo, anche l’Italia si è rimessa in pista ed è già cominciata la fase operativa con una sorta di appello alle imprese italiane. E a fare le prime convocazioni, appena due mesi fa, è stata proprio Confindustria (con Enel), che a Roma in Viale dell’Astronomia hanno chiamato a raccolta oltre 300 imprese italiane potenzialmente interessate alla filiera.
Ma c’è chi dice anche che l’ingresso di Guarguaglini servirebbe anche per controbilanciare il potere di Paolo Scaroni, i suoi uomini hanno conquistato la presidenza di Assolombarda e degli industriali di Venezia…
