L'uovo di giornata

Considerazione sul “copia e incolla” di Umberto Eco

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In tema di università e scuola Umberto Eco non si è mai risparmiato. Nella sua generazione, si è sempre distinto per non essersi mai negato alle più spregiudicate complicità (o, se si preferisce, alle più eleganti civetterie) con quel che gli pareva il '68 e il sessantottismo significassero.

Ora capita che in molti punti del suo ultimo libro emergano l'uso (e magari l'abuso) di un "copia e incolla" fin troppo diffuso. Qualcosa comincia ad emergere.

Certo, come ha suggerito Sergio Romano sul "Corriere della Sera", "assistere dalla finestra della sua enorme biblioteca a una gara fra lettori desiderosi di individuarne le fonti" potrebbe fargli piacere. Ma la vicenda di quell'insegnante del buon tempo antico, la quale ha saputo documentare come l'episodio riportato a pagina 153 de Il cimitero di Praga fosse già parola per parola nel diario di G.C. Abba Da Quarto al Volturno, rimane istruttiva. Tanto sessantottismo ostile al nozionismo, cioè quello praticato da Umberto Eco in anni e anni di collaborazione a "L'Espresso" sui problemi della scuola italiana, non ha poi fatto i danni che si riproponeva.

Se non fosse per quel che resta del nozionismo, ai critici della Gelmini sarebbe stato negato perfino la facoltà di citare quell'abilitazione alla professione conquistata a Catanzaro. Alla Gelmini, non ancora ministro di Berlusconi, non si perdona di essersi recata da Bergamo a Catanzaro. Con Eco, ed è giusto sia così, c'è molta più indulgenza di itinerari (Praga, Quarto, Volturno, ed altro ancora). Viva il nozionismo.

(Luigi Compagna)

 

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3 COMMENTS

  1. bravo
    Bravo Compagna!
    Anche se: non bisognava aspettare 40 anni per capire
    che Eco è un traffatore truffaldino.
    Basta avere un po’ di sale in zucca e le palle appena appena dure…

  2. umberto eco copione
    Me ne sono accorto anch’io!!!
    Sono andato per caso a leggere un libro
    di storia e storiografia delle
    superiori e c’era proprio quel brano
    copiato quasi pari pari. Che choc!

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