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#hastatolosciamano? 

Conte e il presunto hacker che voleva mandare a casa Renzi, la deriva italiana della social-politica

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Che i social siano diventati stabilmente la trincea più importante della lotta politica ce ne siamo accorti da un po’: al di là delle leggende metropolitane nate dopo la Brexit e la vittoria di Trump contro la Clinton in America, pare assodato che il primo politico a farne un uso sistematico sia stato Barak Obama, in occasione della campagna elettorale del 2008, durante la quale l’uso di Facebook, MySpace, Twitter e poi Youtube fu scientificamente organizzato con la creazione di un apposito Dipartimento, il Triple O3. Con questo strumento Obama ottenne importanti risultati di penetrazione e di fidelizzazione soprattutto dei new voters, e riuscì anche a raggiungere il frastagliato elettorato statunitense con la segmentazione di strumenti destinati alle varie comunità asiatiche, latine e afro.

Dieci anni dopo, nella narrazione delle élite progressiste i social, che inaspettatamente (per loro) avevano contribuito alla vittoria dei cattivi, erano diventati un pericolo costante per la democrazia e la causa principale della diffusione delle fake news, nonché di quell’altro animale mitologico che si chiama post-verità (bollato come pure non-sense da Roger Scruton). Non è questo lo spazio giusto per arzigogolare troppo sull’affascinante tema, ma possiamo stare tranquilli che in moltissimi casi, al netto dei falsi conclamati, i fake e la post-truth sono sempre quelli degli altri, proprio come in moltissimi casi il populismo è il fenomeno che si riscontra quando il popolo non vota secondo le aspettative dei ceti progressisti.

Questa è la parte seria della faccenda, quella di cui si occupano gli studiosi di media e i sociologi. Ma poi step by stepsi arriva all’ultimo governo italiano, nel quale la comunicazione politica viene gestita come un reality show e le apparizioni del Presidente del Consiglio sistematicamente trattate con i moduli, la suspensee i trucchi delle dirette Facebook. E poi la selezione di immagini di repertorio del PdC laboriosamente intento a salvare l’Italia, destinate a una TV pubblica sempre più disponibile all’agiografia. Ma non solo: appaiono in rete gruppi forse classificabili come scherzosi, come quello delle Bimbe di Conte (spontaneo? fabbricato dagli addetti?), che comunque contribuiscono a creargli attorno un’aura di consenso e di simpatia. Sicché di format in format ecco che forse qualcuno si fa prendere la mano, e pensa di corroborare la battaglia in corso per “asfaltare” Renzi pubblicando sul sito ufficiale di Giuseppe Conte una storia che porta al gruppo Facebook “Conte premier-Renzi a casa”. Limite della decenza superato? Certamente, ma per fortuna lo staff-media del premier assicura di non aver postato la storia e che probabilmente il sito è stato hackerato. E dunque? Dunque ci crediamo, che è meglio, e diciamo pure che almeno stavolta è “passata la paura”. Resta però in sospeso la domanda fatidica sull’identità dell’hacker, nei termini in cui l’ha formulata una nostra amica, #hastatoTrump? Oppure, peggio ancora, #hastatolosciamano?

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