Conti “dormienti” per pagare i precari
07 Giugno 2007
La furia assistenziale e statalista del Governo Prodi non conosce pause. Chiusa, in modo assai poco decoroso la partita del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ora non trova di meglio da fare che appropriarsi dei risparmi privati dispersi nei cosiddetti conti correnti dormienti, per finanziare l’assunzione a tempo indeterminato dei precari della pubblica amministrazione.
Nella riunione del Consiglio dei Ministri di ieri è stato infatti approvato il regolamento di attuazione della disposizione della finanziaria 2006 che prevedeva per l’appunto l’utilizzo dei conti e dei depositi dormienti per costituire un fondo diretto finanziare il risarcimento dei risparmiatori truffati nei crack Parmalat, Cirio, Tango Bon. Si tratta di some ingenti anche se di ardua quantificazione: secondo alcune stime si tratterebbe di una cifra compresa fra i 10 ed i 15 miliardi di euro.
L’operazione, ideata e voluta da Tremonti presentava già di per sé dei punti critici. In astratto, si configura quasi come una requisizione di soldi dei cittadini ancorché compiuta in presenza di particolari circostanze tali da rendere assai probabile un completo disinteresse dei titolari dei fondi. Un’operazione forse al limite della correttezza, ma che trovava la sua giustificazione proprio nella destinazione esclusiva che la norma poneva nell’utilizzazione delle risorse: il risarcimento dei risparmiatori truffati in clamorosi crack che hanno vista la dolosa attività o la colpevole inerzia delle grandi banche, sostanzialmente pubbliche ancorché formalmente privatizzate. L’operazione in sostanza si traduceva in una partita di giro fra una moltitudine di risparmiatori che subivano un danno minimo (in considerazione dell’esiguità delle somme e soprattutto del disinteresse manifestato per fatti concludenti) ed un piccolo gruppo di risparmiatori che hanno subito danni ingenti anche grazie a condotte scorrette di alcune istituzioni finanziarie.
Ma – si sa – il diavolo spesso si nasconde nei dettagli. E così si scopre che il regolamento di attuazione della norma sui depositi dormienti prevede che le risorse del fondo potranno essere utilizzate anche per altre finalità di utilità sociale, e fra queste – neanche a dirlo – figura anche la stabilizzazione dei precari pubblici. Ora possiamo lasciar perdere il contrasto fra la norma della legge finanziaria (che prevedeva un’unica destinazione per tali fondi) ed il suo regolamento di attuazione (che ne aggiunge altre). Passi pure per i dubbi sulla congruità finanziaria dell’operazione, atteso che i fondi dei depositi dormienti sono una tantum, mentre gli oneri sono di carattere permanente. Ma ciò che lascia veramente di stucco é la qualificazione della stabilizzazione dei precari pubblici come questione di interesse sociale. Ma forse si è trattato solo di un refuso tipografico: non di interesse sociale si tratta, ma di interesse sindacale.
