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L'altra faccia degli accordi con Pechino

Contraffazione e diritti umani fanno ombra agli accordi Italia-Cina

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La visita del premier cinese, Wen Jiabao, in Italia per inaugurare l’anno della cultura cinese ha avuto anche importanti risvolti economici. La scorsa settimana sono stati siglati accordi commerciali per portare la quota di interscambio tra i due paesi a cento miliardi di euro. Cifra  proposta dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e facilmente raggiungibile in cinque anni dato che l’ammontare previsto per il 2012 (settanta miliardi di euro) è stato già ampiamente superato. La Cina diventerebbe così uno dei maggiori partner per l’Italia dal punto di vista commerciale. E non potrebbe essere altrimenti visto che, come ha ricordato il Silvio Berlusconi, “La Cina sarà presto la prima economia mondiale”.

La cooperazione tra Cina ed Italia coinvolgerà una molteplicità di settori. Otto sono state le firme apposte per altrettanti documenti d’intesa. Uno dei settori più presenti negli accordi è l’energia. E’ stato messo a punto un accordo quadro per il finanziamento della seconda fase del progetto teso a portare nel Mezzogiorno l’energia fotovoltaica sottoscritto dalla “China Development Bank” e la “Global Solar Fund” per un ammontare di ottocento milioni di euro. L’affrancamento dell’Italia dalla dipendenza energetica è una delle priorità del governo italiano e il ritorno al nucleare ancora non offre le garanzie necessarie. Le fonti rinnovabili di energia possono pertanto essere considerate una strada da seguire nel lungo periodo rispetto all’approvvigionamento energetico da fonti fossili. La costruzione del parco eolico nel Sud Italia non grava sui contribuenti ed è compatibile con le politiche europee in materia di energia. Inoltre fornirebbe elettricità a basso costo, una manna per le aziende italiane. I cinesi sono disposti anche ad investire nel trattamento dell’acqua attraverso i processi desalinizzazione. L’importanza di questa procedura è data dal miglioramento dei servizi di irrigazione industriale nelle zone più aride del paese.

La Cina dunque rappresenta una grande occasione di sviluppo. La sua immensa disponibilità i capitali le permette di ottenere immediati vantaggi con investimenti esteri diretti. Vantaggi che si verificano anche per i paesi che ospitano gli investimenti. L’accordo tra “Hawuei” e “Vodafone Italia”, ad esempio, per l’implementazione della rete internet senza fili sul territorio italiano è sicuramente un elemento che contribuirà alla crescita del paese. La nostra penisola è caratterizzata da elevati tassi di “digital divide”. Gli investimenti di Pechino daranno la possibilità anche alle zone in cui il wi-fi non c’è di disporre di una tecnologia all’avanguardia nel campo della comunicazione.

Tuttavia, i veri punti nevralgici dell’intesa tra Cina ed Italia sono rappresentati dagli accordi sulla promozione italiana a Shangai e sui servizi finanziari. Nel primo caso, l’Italia costruirà un centro di promozione del “made in Italy” che avrà lo scopo di pubblicizzare il paese nell’ambito dell’Expo di Shangai. Una struttura che nei progetti dovrebbe avere il fine di promuovere la collaborazione in ambito manifatturiero tra Italia e Cina. Nel secondo caso, l’intesa prevede che le aziende italiane presenti in Cina beneficeranno dei servizi finanziari sul mercato cinese della “Cdbs Securities” specializzata nei servizi di “investment banking”.

I patti con il governo cinese vanno nella giusta direzione per aumentare la capacità internazionale delle nostre imprese. Ciononostante, il rapporto con la Cina presenta problemi di difficile soluzione. I punti sono due: uno commerciale e l’altro politico. Nel caso di accordi commerciali, che riguardano importazioni ed esportazioni, è la contraffazione a presentare un reale pericolo per le imprese italiane. Dalla Cina, spesso illegalmente, arrivano in Italia molti prodotti contraffatti e anche sul mercato cinese le firme del “made in Italy”sono spesso oggetto di imitazioni. Il fenomeno non è controllabile alla sua produzione, ma può certamente esserlo nella fase di trasporto. Quindi, la Cina dovrebbe inasprire i controlli sulle merci da esportare, anche se questo la penalizzerebbe molto. L’equilibrio tra accordi commerciali e concorrenza sleale è in questo caso sottile.

L’Italia non ha la forza né economica né politica di imporre alla Cina un accordo che la obblighi a controllare maggiormente le esportazioni verso il nostro territorio. La contraffazione diviene così un rischio accettato da chi investe nella “terra di mezzo” anche se è un virus maligno per la nostra economia fatta di piccole e medie imprese che spesso soffrono il raffronto con i prodotti cinesi molto scadenti e per questo con un costo minore.

Dal punto di vista politico-economico Pechino è destinata a diventare il centro del mondo. La preminenza della Cina nelle relazioni internazionali non dovrebbe esimere il mondo occidentale da una più ampia riflessione sul rapporto con il gigante asiatico. Ovvero, è contraddittorio per le democrazie trattare con la Cina, paese nel quale vige una forte censura e nel quale sussiste una allarmante disinvoltura nel rispetto dei diritti umani. Le ragioni commerciali vanno oltre quelle giuridico-politiche? Se per il ministro Franco Frattini la comunità internazionale deve spingere la Cina ad un maggior rispetto dei diritti umani ma “senza imposizioni” la questione dei diritti umani in Cina sembra avere una preoccupante irrilevanza nell’agenda internazionale. Ad ogni modo, i benefici che Cina ed Italia trarranno dalle loro relazioni sono indiscutibili. Anche se non è tutto oro quel che luccica…

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