Coronavirus: ecco perchè ora è fondamentale comprare italiano

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Non sono solo i cittadini italiani in viaggio per turismo o per lavoro, a subire restrizioni nell’accesso alle frontiere in altri Paesi a causa dell’emergenza coronavirus. Come riportato da Linkiesta, infatti, è arrivato anche l’allarme relativo allo stop all’esportazione dei prodotti agroalimentari Made in Italy. «Stiamo registrando i primi blocchi alle frontiere delle merci provenienti dall’Italia, perché temono il contagio dai nostri autotrasportatori», racconta Federico Sannella, presidente della sezione Alimentare di Unindustria Lazio. «Il governo deve prendere questo tema in maniera seria e attivare subito un piano di sostegno e controllo della logistica a livello europeo. Serve un intervento per evitare le chiusure delle frontiere per il passaggio delle merci. Sarebbe un problema devastante avere i nostri prodotti fermi ai confini senza poter entrare negli Stati limitrofi».

Sannella prosegue ricordando come sia forte il rischio di svalutazione del Made in Italy, in particolare grazie alla diffusione di fake news secondo cui i prodotti italiani sarebbero pericolosi e avrebbero bisogno di una certificazione virus free, in particolare se provenienti dalla Lombardia o dal Veneto: «La comunicazione è stata fatta in maniera tale che sembra che l’Italia sia un Paese in cui se uno entra si prende il coronavirus. Le regole stabilite dall’Italia e le regole prudenziali che ogni singola azienda ha posto sono sufficienti per garantire che non c’è pericolo a venire nel nostro Paese per recuperare le merci. Così come non si corre alcun pericolo a far entrare i nostri trasportatori negli altri Paesi, naturalmente soggetti a tutti i controlli che le autorità sanitarie riterranno di dover fare. L’importante è garantire il passaggio delle merci. E per farlo serve un coordinamento europeo».

In tal senso, è Green Style a riferire dell’iniziativa annunciata dalla Coldiretti, in base alla quale, presto, sui social network, prenderà il via la campagna #Mangiaitaliano in difesa delle eccellenze italiane. Anche Coldiretti spiega che i prodotti dell’enogastronomia italiana sono oggetti di disinformazione e attacchi strumentali che alimentano un clima di concorrenza sleale. Pertanto, questa campagna è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica – oltre ai Paesi che hanno rapporti di import/export con l’Italia – sull’importanza e la diffusione delle molte certificazioni di qualità che sono associate ai prodotti Made in Italy. Inoltre, quella italiana è la filiera più green d’Europa: il Bel Paese può vantare 297 specialità DOP/IGP e 415 vini DOC/DOCG riconosciuti a livello comunitario. L’Italia è anche leader nel biologico con oltre 60mila aziende impegnate nell’agricoltura bio e altre 40mila che aiutano a preservare piante a rischio estinzione. Sul fronte della sicurezza alimentare è fondamentale sottolineare che l’Italia vanta il numero più basso, a livello mondiale, di prodotti contenenti residui chimici irregolari: appena lo 0,8%, a fronte di un valore UE dell’1,3% e del 5,5% nei Paesi Extra UE.

Alla luce di questi dati, dunque, appare fondamentale che il governo Conte, al fine di salvaguardare il Made in Italy e le eccellenze italiane – e, pertanto, l’interesse nazionale – chieda la collaborazione di tutte le Nazioni facenti parte dell’Unione Europea: le discriminazioni verso i nostri prodotti, laddove presenti, necessitano assolutamente di essere combattute. È indispensabile lanciare un messaggio chiaro all’Europa, a tutela delle piccole, medie e grandi imprese che danno lustro alla nostra Nazione. L’Europa, invece, dal canto suo, deve dimostrare di essere in grado di fronteggiare il problema.

 

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1 COMMENT

  1. Finora politica e multinazionali hanno di fatto affossato il “made in Italy” per favorire i prodotti esteri e i “traffici” delle multinazionali, non si trova più un prodotto ortofrutticolo coltivato in Italia e cosi per tanta altra merce. Ora che siamo col sedere su un palo appuntito ed un cappio al collo chiede di acquistare Italiano. Non avete il coraggio almeno un minimo di vergogna.

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