Cosa c’è dietro l’incontro tra Gheddafi e Sarkozy

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Cosa c’è dietro l’incontro tra Gheddafi e Sarkozy

11 Dicembre 2007

A scorrere le prime pagine della stampa transalpina, la visita di Stato avviata lunedì da Mouammar Gheddafi a Parigi con la cena all’Eliseo ospite di Nicolas Sarkozy è qualcosa di «indegno» (Libération), «poco glorioso» (Le Monde), «strettamente legato alle logiche di realpolitk» (Le Figaro). Naturalmente le opinioni dei singoli quotidiani sono in gran parte dettate dalle rispettive collocazioni politiche, ma ciascuno di questi giudizi contiene al suo interno una porzione di verità.

È certamente indegno stringere la mano ad un tiranno che prima del 2003 si è macchiato di crimini atroci come il sostegno ad un terrorismo di Stato responsabile di alcune tra le peggiori tragedie aeree mai perpetrate e che ancora oggi mantiene il suo Paese sotto il giogo di un regime a partito unico, senza garanzie di diritti civili e politici. Ma era allo stesso modo indegno, o forse lo era ancora di più, stringergli la mano nel giugno scorso quando Tony Blair, prima di cedere il testimone a Gordon Brown, si è recato a Tripoli per firmare un enorme accordo petrolifero. E lo era certamente anche nel 2004, quando ancora Blair, Berlusconi e Chirac si recavano in visita di Stato in Libia. E non era altrettanto indegno se ancora nel 2004 a ricevere a Bruxelles la Guida della rivoluzione era una vecchia conoscenza italiana, cioè il Presidente della Commissione Romano Prodi?

Quanto alla «gloria» dell’incontro è difficile dare torto a «Le Monde». Ricevere un satrapo non è mai glorioso e bene ha fatto ad alzare la voce la giovane vice-ministro con delega ai diritti umani Rama Yade; ne è ugualmente consapevole Bernard Kouchner, che non a caso ha insistito sulla necessità che il viaggio a Parigi di Gheddafi lo spinga a riflettere sul rispetto dei diritti civili e politici nel suo Paese, ma ha anche ribadito che «la politica estera francese si gioca su un’alchimia molto fine, senza dimenticare i diritti umani».

Ma fermarsi a questo punto significherebbe lasciare il lavoro a metà dell’opera. E allora non si può non riflettere sul richiamo alla realpolitik del governativo «Le Figaro». Prima di tutto il realismo dell’economia e da questo punto di vista nel primo incontro all’Eliseo del 10 sera sono piovuti milioni di euro sulle principali industrie aeronautiche, nucleari e militari francesi. Oltre 20 Airbus, un contratto per un reattore per il nucleare civile, elicotteri d