Cosa possono riscoprire gli italiani il 25 Aprile
25 Aprile 2015
di Redazione
Ci sono storie sulla "Gettysburg" italiana, il 25 Aprile, che meritano di essere ricordate. Sono storie di dignità e di grande generosità che sfuggono a ogni interpretazione ideologica della Resistenza e ci parlano della nostra umanità più profonda, l’identità repubblicana. Ve ne raccontiamo una particolare.
Storia minore ma esemplare fu quella di Andrea Giovene, scrittore e nobile napoletano il quale, dopo essersi battuto orgogliosamente da ufficiale nei ranghi dell’esercito regio, dopo aver affrontato le campagne di Grecia e Albania e l’inverno sul fronte russo, ed essere sopravvissuto a un campo di prigionia nazista, trovò il tempo di raccontare il suo periglioso ritorno a casa in un libro monumentale, l’Autobiografia di Giuliano di Sansevero, opera da rileggere per avere un inedito angolo di visuale su guerra e dopoguerra.
Tradotta in diverse lingue, in Italia l’Autobiografia di Giovene ha trovato però scarsissima eco. Forse perché il suo autore subito dopo la Guerra aveva avuto l’ardire di criticare con la stessa spietatezza l’avventurismo fascista, l’inettitudine monarchica, il cancro partitocratico già annidato nel Comitato di Liberazione Nazionale. Ed effettivamente quelle dei “partigiani blu” sono storie strane, come scriveva l’Unità recensendo malamente Fenoglio, storie di valore e di violenza, da dove spunta una sorta di spirito cavalleresco che prevale sulle ideologie.
Ferito e in fuga dalla Germania, Sansevero dona i suoi ultimi vestiti di lana a una famiglia di profughi polacchi: “In Dio e con gli uomini generoso”. Non è retorica dire che grazie a esempi del genere l’Italia seppe dare “prova di dignità” , come ha spiegato ieri il presidente Mattarella, davanti “a se stessa e al mondo”, nello sfascio totale delle istituzioni dopo l’8 Settembre. “Questa dignità”, ha detto il Capo dello Stato, “è alle fondamenta della Liberazione nazionale e della rinata idea di Patria”.
