Cosa può fare l’Unione Europea per arginare la crisi?

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Cosa può fare l’Unione Europea per arginare la crisi?

03 Ottobre 2008

La crisi americana provocherà un effetto domino in grado di trascinare anche l’Europa sull’orlo del fallimento? Questa la maggiore preoccupazione degli analisti che guardano alle ripercussioni del crollo di Wall Street sugli istituti finanziari europei, visto che il contagio sembra riguardare anche il risparmio tradizionale. Cosa può fare l’Unione Europea? Stabilità finanziaria e recupero di fiducia sarebbero dei buoni segnali di reazione e, senza dubbio, un forte coordinamento tra gli Stati membri potrà essere una delle soluzioni privilegiate. Ma le enormi liquidità che la BCE ha immesso nel sistema bancario, come pure l’ingresso di alcuni Stati (pensiamo all’Irlanda) nel capitale delle banche e delle compagnie di assicurazione, hanno evidenziato una schizofrenia che ha poco a che fare con le direttive del primo pilastro, quello che corrisponde alla dimensione comunitaria. Se ognuno degli Stati sembra voler lavorare pro domo sua, il ruolo della Commissione non può che essere quello di applicare le regole comunitarie e proporne di più adeguate, per garantire stabilità, trasparenza e prudenza.

Regole e trasparenza dei mercati, ecco la soluzione migliore, tenendo presente però che il tema dei servizi bancari nel mercato unico deve essere considerato partendo da un’analisi generale del contesto in cui il Sistema bancario si trovava a operare attraverso il funzionamento e gli obiettivi del Mercato Unico. Mercato Unico dei servizi finanziari e del credito e, più specificatamente, il settore dei servizi bancari. Dal Trattato di Roma si è arrivati alla liberalizzazione dei servizi finanziari e alle direttive di coordinamento bancario che hanno dato il via alla deregolamentazione del sistema bancario in Europa, introducendo alcuni concetti come il passaporto europeo, la libera prestazione dei servizi, la libertà di stabilimento, la licenza bancaria unica ed il principio del mutuo riconoscimento. Prima del Trattato di Maastricht, l’attività bancaria in Italia era regolata da un insieme di disposizioni emanate nel corso di diversi anni riassunte sotto il nome di “Legge Bancaria”. Il punto di riferimento di questa legge era un regio decreto legge del 1936, rivisto e modificato a più riprese fino ad arrivare alla revisione completa della normativa del ’93. La legge bancaria si basava su alcuni principi cardine che traevano la loro origine dalla grave crisi che interessò il settore bancario in corrispondenza della crisi del ‘29, quando anche le banche risentirono pesantemente della crisi delle industrie, visto che buona parte del capitale bancario era detenuto dalle industrie sotto forma di partecipazioni, e considerando anche che le industrie non avevano le risorse necessarie per rimborsare i debiti accumulati verso gli istituti di credito che si trovarono, quindi, in grave carenza di liquidità e che, in quel periodo, ottennero risultati economici oltre che finanziari catastrofici. Ma la regolamentazione prudenziale, volta ad assicurare la stabilità finanziaria e la sicurezza patrimoniale degli intermediari, è maggiormente efficace se il sistema in cui si inserisce è sano e non presenta al suo interno dei fattori di rischio che possano minare l’efficienza dello stesso.

Sarebbe interessante, quindi, oltre a commentare l’accaduto, indagare su quale sia lo stato di salute attuale del sistema bancario europeo e, nello specifico, italiano, per valutarne le peculiarità e le caratteristiche principali, la sua esposizione al rischio e il suo grado di stabilità rispetto a shock negativi. Ebbene, il sistema bancario europeo, dove per europeo intendiamo il sistema costituito dai sistemi bancari dei Paesi che hanno adottato la moneta unica come moneta nazionale, è un sistema ben integrato ed è probabile che la nuova regolamentazione lo renderà ancora più competitivo al suo interno; tuttavia, rimangono alcuni ostacoli e la loro rimozione aumenterebbe, senza dubbio, il benessere di tutti. Molti Paesi dell’Unione hanno un sistema bancario concentrato, se consideriamo che la maggior parte dell’attivo è racchiuso, in prevalenza, nelle mani dei cinque istituti bancari più grandi. La concentrazione rimane modesta in Italia, Germania, Regno Unito e Lussemburgo. Ma avere un settore bancario concentrato non significa automaticamente un mercato creditizio inefficiente, anzi, studi recenti dimostrano che la concentrazione bancaria rende la struttura maggiormente competitiva, perché essa potrebbe essere la conseguenza di una economia di scala o di scopo che è segno di pochi concorrenti ma molto efficienti

Sarebbe opportuno, e ha ragione Michele Marchi su l’Occidentale, un ben più consistente coordinamento e l’applicazione del metodo comunitario. La soluzione sarebbe una presa di mano da parte della BCE o di un’agenzia indipendente, che potrebbero funzionare come sistema di vigilanza sul sistema bancario diffondendo un segnale importante ai mercati. Se non risolvendo la crisi, almeno rimediando ai difetti di coordinamento fra banche centrali nella supervisione su banche che operano in paesi diversi, per scongiurare i casi in cui il supervisore viene condizionato o “catturato” da chi dovrebbe essere oggetto della sua supervisione.