Così il progressismo benpensante ha occupato le stanze della cultura

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Così il progressismo benpensante ha occupato le stanze della cultura

Così il progressismo benpensante ha occupato le stanze della cultura

22 Gennaio 2020

Era un copione già scritto, secondo una sapiente sceneggiatura rodata da decenni. In questi giorni le polemiche politiche e giornalistiche si sono incentrate tutte sulla presenza o assenza di una certa signora sul palco televisivo di una nota kermesse musicale italiana. Il copione ha perfino del tragico laddove si pensi che appunto per giorni si è osato parlare di una nullità intellettuale come la signora in questione, in nome di una presenza che si vorrebbe “culturale”, nonostante la signora si sia sempre occupata di questioni geopolitiche internazionali molto più grandi di lei e decisamente incompatibili coi suoi titoli di studio. Sicché parlarne ancora sarebbe perfino contraddittorio rispetto alla premessa appena fatta sulla inconsistenza della signora. Eppure c’è una lezione dietro queste polemiche che tutti dovrebbero apprendere. Si è detto infatti che il copione era già scritto, in quanto lo schema ripetuto è sempre lo stesso in occasione della suddetta kermesse o in occasione di eventi analoghi di risonanza mediatica che siano in mano a gestori di appartenenza progressista: si annuncia la presenza (ben retribuita dalle casse pubbliche) di un volto più o meno noto palesemente incongruente con la finalità propria della kermesse a cui è invitato; l’appartenenza di tale volto è puntualmente ascrivibile ad una precisa parte politica o comunque ad un’area “culturale” progressista; si lascia che le polemiche montino, balenando la possibilità che il volto di cui si è annunciata la presenza potrebbe non essere più invitato; si conferma infine l’invito del volto annunciato dopo aver ottenuto semplicemente il clamore pubblicitario ricercato. Perché la verità è che la sua presenza non era mai stata realmente messa in discussione. Chi aveva deciso che dovesse essere presente non aveva mai avuto intenzione di cambiare idea.

Chi aveva potere decisorio aveva già scelto in modo scientifico di invitare qualcuno che non aveva alcunché a che fare con la rassegna musicale (o altro evento analogo) a lui affidato, lo aveva fatto per ottenere che si parlasse della sua rassegna e, dopo aver ottenuto la pubblicità prefissata, è naturale che tiri rigorosamente diritto sulla propria decisione di lasciar parlare il solito volto politicamente corretto, privo di qualsiasi competenza socio-politica, ma le cui capacità non possono essere messe in discussione da alcuna protesta (bollata subito da decisori e invitati come sessista, omofoba, sovranista, etc.) perché l’invitato è appunto appartenente ad una precisa parte politica e, per ciò stesso, sarà indiscutibilmente dotato di un crisma salvifico qualsiasi cosa egli dica e di qualsiasi materia parli. Ora, il problema non è tanto il fatto (ormai assodato ma nondimeno ingiusto e vergognoso) che, per decisione unilaterale di personaggi rappresentativi di nessuno, la gran parte dei cittadini paghi di tasca propria la presenza di una persona culturalmente nulla e che magari la pensa esattamente all’opposto di loro su ogni aspetto della vita umana (e che loro dunque non gradirebbero) per di più in un contesto in cui quella persona c’entri meno di zero, posto che non ha mai nemmeno da lontano avvicinato la musica italiana. Il vero problema è che ci siano a tutt’oggi politici e giornalisti non ascrivibili alla sinistra che ancora cadano nel doppio tranello: quello operato dal marketing di questo tipo di kermesse e soprattutto quello del nemico culturale e politico che, dopo aver loro imposto con violenza le proprie scelte unilaterali, riesce altresì ad ottenere che pure i propri avversari parlino di lui e delle sue scelte inutili e scellerate. A destra si dovrebbe finalmente imparare ciò che andava spiegando il pensatore ed attivista politico Charles Maurras, così come raccontato dal pregevole libello Apologia della Reazione elaborato nel lontano 1967 dal saggista francese Jacques Ploncard d’Assac (foto): «Ogni sera, Maurras rileggeva tutto il giornale che doveva essere stampato e mai l’Action Française usciva senza essere prima passata sotto la censura del Maestro.

Infatti, per lui, tutto aveva importanza politica. Nella notizia più insignificante, nel più usuale commento, per chi sa leggere, spunta necessariamente il motivo politico, religioso o filosofico che ha determinato il commento, fatto scegliere la notizia. Jean de Fabrègues racconta che, una sera in cui egli aveva scritto il commento a un articolo di un antico discepolo di Maurras, Maurras lo fece tornare d’urgenza al giornale: “‘Oggi’, mi disse, ‘avete parlato con onore di M… Sapete chi è?’ ‘Lo so’, risposi, ‘che fu dei nostri sino a prima del 1914 e poi ci ha lasciati’. ‘E sapete perché ci ha lasciati? Ci ha lasciati (mai Maurras diceva io, ma sempre noi) perché pretendeva che l’Action Française divenisse bergsoniana…’ A questo punto la sua collera crebbe […] ‘E voi lo chiamate per nome e chiamate signore, senza riserve, un uomo che avrebbe voluto far divenire bergsoniana l’Action Française… Domani centomila persone che lo avrebbero ignorato, lo conosceranno perché voi ne avete parlato. Parlando di lui lo fate esistere…’ Risposi (fiocamente) che le sue idee mi interessavano, meritavano di essere discusse. ‘Ebbene, bisogna riferirle dicendo: un oscuro poligrafo scrive…’.” L’aneddoto è grave. Bisogna penetrarne tutto il significato. Per Maurras, quel che conta sono le posizioni da cui procede l’azione. Non è risibile, né senza importanza la sua indignazione contro l’antico discepolo […]. Le scuole politiche, come i regimi che sono la applicazione delle loro idee, vivono fin quando durano i princìpi che hanno presieduto alla loro nascita. Maurras aveva perfettamente ragione. La più leggera deviazione trascina seco, per via di conseguenze, spostamenti notevoli. È come un errore di tiro che, insignificante in partenza, si dilata indefinitamente. Ma la cosa più notevole nell’aneddoto di Fabrègues è forse quel “parlando di lui lo fate esistere…”. Maurras conosceva il peso di quelle cospirazioni del silenzio nelle quali la sinistra seppellisce le idee e gli uomini di Destra. Allora, gli sembrava sciocco non rendere la pariglia, darsi un piglio elegante o, sul piano delle idee, fare della pubblicità a quelle che vi sono contrarie. Si farebbe bene a pensarvi prima di stupirsi dei progressi del nemico e delle infiltrazioni delle sue idee fra i “benpensanti”».

Ecco, dopo così tanti decenni dalla pubblicazione del testo di Ploncard (recentemente e meritoriamente ripubblicato in Italia anche dalle edizioni Oaks), sarebbe finalmente ora che tutti imparassero la lezione maurrasiana: la sinistra, essendo intrinsecamente totalitaria, dispone liberamente di ciò che più le aggrada, silenziando ogni dissenso, facendo calare su di esso una coltre fitta di vuoto e imponendo a tutti direttamente o indirettamente che si parli solo delle iniziative della sinistra. L’unica difesa che si dispone avverso di essa è rivolgerle contro la propria stessa arma di silenzio, fingendo che le iniziative orchestrate dai progressisti semplicemente non esistano (se non laddove si sia nelle opportune sedi scientifiche o quando si facciano particolarmente aggressive tali iniziative e sia necessario difendersi da esse): tamquam non essent. Non è affatto un caso che in tutto questo l’articolo si sia evitato accuratamente di fare qualsiasi tipo di nome riguardante la vicenda da cui si è presi le mosse. Se iniziassero tutti a fare in modo simile avremmo solo da guadagnare finalmente qualche posizione rispetto all’eterna e mafiosa occupazione gramsciana della cultura da parte del progressismo nelle sue svariate forme.