21 lezioni per il XXI secolo

Così l’intelligenza artificiale cambierà il mondo. E l’uomo

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In un’era in cui “gli scienziati e le multinazionali stanno imparando a violare il nostro cervello”, come possiamo trovare un solido riferimento etico, per affrontare il mondo? La liberal-democrazia è in grado di fronteggiare la duplice rivoluzione informatica e biotecnologica che stravolgerà la società e forse l’intera specie umana?  E’ un libro sul presente quello che Youval Noah Harari titola 21 lezioni per il XXI secolo. Dopo gli straordinari Sapiens e Homus Deus, che raccontavano il passato e il futuro della nostra specie, la volontà di leggere il presente, forse l’esercizio più complesso, è divenuta essenziale per lo storico israeliano. 
L’Intelligenza artificiale e la biotecnologia esercitano pressioni “senza precedenti” sui comportamenti e sull’etica individuale degli esseri umani e il liberalismo sta perdendo credibilità, sotto i colpi della globalizzazione. 

L’immigrazione mette in crisi le identità, la crisi economica tramortisce il capitalismo, il terrorismo sfida lo stato di diritto, il disastro ecologico mette in pericolo la sopravvivenza del pianeta, la diffusione delle armi nucleari minaccia la sopravvivenza dell’uomo. Tra qualche anno gli algoritmi dell’Intelligenza artificiale saranno in grado di comporre come Mozart, scrivere come Shakespeare, curare come impeccabili dottori e difendere come brillanti avvocati. Le multinazionali saranno in grado di leggere i nostri cervelli, programmare le nostre scelte, orientare i nostri gusti; i microchip installati nei nostri copri saranno in grado di individuare le malattie e curarle istantaneamente e probabilmente riusciranno a “spegnere” chimicamente i nostri cattivi pensieri, le nostre ossessioni, le nostre paure. 

E cosa succederà alle narrazioni collettive, come la Nazione o la Religione? Nella democrazia odierna esse svolgono un ruolo fondamentale: aggregano le volontà individuali e consolidano il potere della maggioranza. L ’ascesa dell’Intelligenza artificiale, sostiene Harari, potrebbe annullare il potere politico della maggioranza, portando gli individui “ad una condizione di irrilevanza politica” e perfino “biologica”. Quando le tecnologie applicate alla scienza e alla medicina renderanno possibile intervenire sulla salute e sulla creatività umana, una ricca èlite di privilegiati potrebbe utilizzare queste tecnologie per trasformare sé stessa in una classe di Superuomini, lasciando nell’irrilevanza il resto dei Sapiens. La globalizzazione, afferma l’autore, “potrebbe portare alla speciazione”: un’umanità divisa in caste biologiche.  

L’autore conclude che, in effetti, ad essere messa in crisi è l’idea stessa di individuo sulla quale si basa l’intero apparato liberal-democratico: che ruolo ha, nel mondo dei big data, la volontà individuale? Il liberalismo, ma anche le grandi tradizioni religiose considerano l’individuo come un agente autonomo e razionale. Ciò che lo rende autonomo è “il dramma della scelta”: Essere o Non Essere? Scrive Harari: la democrazia si basa sul principio che gli elettori sanno ciò che è meglio per loro, il capitalismo sul concetto che è il cliente ad aver sempre ragione, l’educazione liberale sul concetto del “pensare con la propria testa”. 
Domani potrebbero essere Google, Netflix, Amazon o Apple a decidere per noi. E all’uomo cosa rimane? Se non siamo più Amleto, cosa siamo? Senza scelta non c’è “io”, senza io non c’è “noi”, senza noi, non c’è democrazia. Cosa possiamo fare oggi per rispondere alle rivoluzioni tecnologica, ecologica e nucleare? Come possiamo fondare un’etica individuale che sia in grado di sostenere il futuro della nostra specie e salvaguardare la nostra convivenza democratica? 

Dobbiamo, suggerisce l’autore, rinunciare all’io, a tutte quelle false “narrazioni” su cui esso si fonda: la nazione, le religioni, le ideologie e Dio stesso. Dobbiamo “osservare soltanto”, meditare sulle “cose vere che possiamo osservare di noi stessi”, imparare a “controllare la nostra mente” e “cercare di capire la vita”, separando il sentire oggettivo del cervello, dalle “scorciatoie euristiche” della mente. Lo Storico fonda una sorta di laicismo organico, una “visione del mondo positiva e attiva” perché per “il pensiero laico, la moralità e la saggezza sono insite nella natura stessa di tutti gli uomini”. 

Youval Harari cancella dal mondo l’io libero e razionale della nostra tradizione filosofica; manda in pensione, in un sol colpo, nazione, famiglia, ideologie e tradizioni religiose. Lascia solo il nostro cervello, come nuda sostanza biologica, ad argine di queste rivoluzioni epocali. Si ripromette di liberare l’umanità dalle falsità della storia ma, in ossequio al più scontato materialismo, sostituisce alle narrazioni della modernità una narrazione assoluta, dove il copione è la vacuità della meditazione e il protagonista è il non-io, custode di chissà quale verità. Una narrazione così metterebbe in difficoltà perfino Marx.

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