Dopo la conversione del decreto legge 103\2009

Cresce di giorno in giorno il numero degli interessati allo scudo fiscale

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Nessuno è in grado di prevedere quanti capitali emergeranno, ma l’impressione è che lo scudo non sarà un flop.

Dopo la conversione in legge del decreto legge 103\2009 si registra un’accelerazione  da parte degli operatori interessati: proprietari di capitali detenuti all’estero, intermediari finanziari, consulenti.
Aumenta la consapevolezza dei vantaggi offerti dallo scudo, rispetto ai rischi di lasciare illegalmente i capitali all’estero.

Le nuove sanzioni sono tali per chi non aderisce allo scudo, si rischia di rimetterci non solo tutto il capitale ma anche di pagare qualcosa in più, che un’attenta riflessione sul da farsi è d’obbligo. Senza dimenticare degli strumenti d’investigazione sempre più incisivi a disposizione della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per contrastare l’evasione fiscale internazionale.

La percezione che il clima è cambiato è evidente. Lo scenario della crisi finanziaria globale ha convinto i governi dei paesi occidentali ad avviare azioni concrete contro i paradisi fiscali. Il segreto bancario non sembra più essere un baluardo invalicabile.

Provvedimenti simili allo scudo fiscale italiano sono stati presi da altri paesi, tra tutti gli  Stati Uniti ed il Regno Unito, per favorire l’emersione di capitali custoditi nei paradisi fiscali, protetti dal segreto bancario e dall’assenza di accordi  sullo scambio di informazioni tra autorità fiscali.

Queste decisioni sono state prese privilegiando il pragmatismo a considerazioni di ordine etico: il momento di crisi è tale da ritenere più conveniente concedere agevolazioni consistenti, pur di far venire alla luce capitali frutto quasi sempre di evasione fiscale, rispetto ai giudizi etici basati su principi di giustizia equitativa in base ai quali uno Stato deve perseguire in modo rigoroso gli evasori senza concedere sconti non riconosciuti ai contribuenti in regola con le tasse.

E’ vero come ha scritto su Il Sole 24 Ore l’economista Luigi Zingales che sanatorie fiscali, soprattutto in un paese come l’Italia, abbassano il livello di coscienza fiscale e nel lungo termine gli effetti positivi dello scudo saranno compensati da una mancata crescita del senso civico. In parole povere il ragionamento di molti è: perché pagare tasse quando tanto prima o poi arriverà un condono.
Ma è altrettanto vero che questi giudizi sono stati accantonati a favore di un ragionamento pragmatico. La crisi è di tale portata e gravità da richiedere interventi  concreti. Il sistema economico necessità di liquidità, le imprese devono essere ricapitalizzate, i consumi e gli investimenti devono ripartire, quindi ben venga lo scudo fiscale.

E mai come dall’inizio della crisi è facile constatare quante imprese italiane soprattutto quelle piccole e medie hanno bisogno vitale di essere ricapitalizzate.

Il sistema bancario fatica ancora a finanziare le imprese a livelli ritenuti necessari non solo per avviare nuovi investimenti ma solo per superare una situazione drammatica con cali di fatturato registrati anche fino al 50%.

I capitali riportati in Italia con lo scudo rappresentano una soluzione a basso costo, fiscalmente protetta, di iniettare  nelle imprese quella liquidità di cui hanno urgente bisogno.

Ma le attività finanziarie che torneranno in Italia con lo scudo daranno impulso anche ai consumi ed agli investimenti. Infatti i soldi riportati in Italia potranno essere spesi per consumi, sostenendo quindi la domanda oppure destinati agli investimenti sia direttamente attraverso l’acquisto di beni durevoli o immobili sia indirettamente attraverso il risparmio nell’ipotesi che i capitali rimpatriati, tenuti come risparmi dai privati, si tramutino in maggiori investimenti derivanti dalla più ampia capacità di concedere credito delle banche a fronte dei capitali rimpatriati.

Da ultimo ma non ultimo in ordine di importanza, sarà  anche lo Stato a guadagnare: non solo l’imposta del 5% sulle attività finanziarie rimpatriate, ma anche le imposte che incasserà sui rendimenti dei capitali emersi; imposte certe perché riscosse dagli intermediari finanziari nella loro veste di sostituti d’imposta; e le imposte sui maggiori consumi e investimenti generati dai capitali rimpatriati.

In poche parole lo scudo fiscale, nella sua pragmaticità, costituisce ossigeno per tutto il sistema economico italiano e non solo visto quanto di simile stanno attuando altri governi  occidentali.

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