Crescita, lavoro, legalità: per Fli e Pd tutto si risolve con le dimissioni del Cav.
15 Febbraio 2011
La convention di Fli si è conclusa con la richiesta di Fini che il presidente del Consiglio si dimetta, per consentire a lui stesso di dimettersi. A parte la stranezza del fatto che il presidente della Camera chieda le dimissioni del presidente del Consiglio, anziché svolgere il proprio ruolo imparziale di arbitro della correttezza dei lavori parlamentari, che gli compete, emerge una visione assolutamente personale della vita politica, intesa – parrebbe – come spartizione di posti di potere, al di là dei contenuti.
Ciò si collega strettamente al vuoto propositivo che ha caratterizzato questa convention dal punto di vista dei due grandi temi, principalmente economici, all’ordine del giorno. La questione della fusione fra Fiat e quella della crescita economica. La fusione fra Fiat e Chrysler comporta il rischio che la nuova compagnia ponga la sua sede centrale, il suo apparato amministrativo, di progettazione e di ricerca a Detroit anziché a Torino. E poi la fase due, quella della crescita del Pil italiano.
Sul tema si sono manifestate diverse posizioni. Quella del governo e dei sindacati liberi consiste sostanzialmente nell’accettare l’impostazione di Fiat spa (la società di Fiat auto), per cui la scelta dipenderà dai risultati derivanti dall’impegno dei lavoratori ad applicare i nuovi contratti aziendali e di Fiat a effettuare gli investimenti previsti da "fabbrica Italia". Non ci si dovrebbe formalizzare su fattori nominalistici, riguardanti la sede formale, ma si deveno considerare i temi sostanziali dell’apparato direzionale e di ricerca di Torino.
Tale apparato dovrebbe essere mantenuto e rafforzato, fermo restando che a Detroit ci saranno grandi sviluppi, come il rilancio di Chrysler e le nuove opportunità dipendenti dalle sinergie con Fiat. Angeletti e Bonanni, segretari di UIL e CISL chiedono comunque chiarezza sui singoli piani aziendali. C’è, invece, una posizione di CGIL, che è scettica sul nuovo contratto aziendale e sulla volontà di Fiat di investire in Italia e chiede che il governo faccia interventi per mantenere Fiat nel nostro paese, con diverse modalità di lavoro. Confindustria vorrebbe ricucire con CGIL, ma sponsorizza la linea di Fiat.
Secondo il deputato di Fli Lorenzo Rosso il tema della compartecipazione dei lavoratori e dei loro sindacati alla gestione dell’impresa deve entrare nel programma di Fli. La proposta di inserimento, avanzata da Rosso, che è anche coordinatore piemontese del partito, ha ottenuto l’ok della commissione costituente di Fli, riunita a Milano. "Così la cogestione – spiega Rosso – diventa obiettivo programmatico del partito, che affronta in una prospettiva moderna i temi del lavoro e della giustizia sociale".
Per Rosso: "Se la cogestione fosse stata inserita nel contratto Fiat votato in referendum dagli operai di Mirafiori, Marchionne avrebbe ottenuto un consenso sensibilmente maggiore e si sarebbe sviluppato un sano dibattito su come proiettare l’industria italiana in una dimensione moderna e più competitiva, come dimostra la lezione tedesca con il metodo Volkswagen". La tesi è molto ardita. Non risulta, infatti, che Fiat auto intenda adottare il modello duale tedesco di società per azioni, in cui esiste, sopra in consiglio di amministrazione, una autorità di alta vigilanza, della quale fanno parte anche i rappresentanti dei lavoratori. Ma il tema poteva essere degno di considerazione.
Quanto a Fini, nel suo discorso, si è mantenuto nel vago, affermando che il caso Fiat "non può essere solo un’eccezione, ma può diventare un modello". Per lui è necessario "sostenere le logiche che promuovono il cambiamento e la modernità" per arrivare anche a superare "l’antico conflitto tra capitale e lavoro" per disegnare un modello in cui "i lavoratori in futuro potranno partecipare alla gestione delle aziende". Come si vede, la posizione di Fli su questo tema è quantomeno è vaga. Può sembrare a favore del modello di mercato, basato sull’autonomia dell’impresa da patti neocorporativi, che Marchionne propugna, ma può sembrare allo stesso tempo a favore di un modello opposto. D’altra parte il documento programmatico di Fli non si riferisce alla cogestione, ma alla partecipazione agli utili. Ma manca qualsiasi cenno al rapporto fra questa e la produttività dei singoli addetti o del loro complesso.
Per quanto riguarda la politica pro-crescita, il manifesto programmatico approvato da Fli è altrettanto vago e insieme contraddittorio. Esso infatti da un lato appare improntato a politiche dirigiste perché propone “il disegno una nuova politica industriale sui settori innovativi” dall’altro lato appare ispirato a principi di liberalizzazione “a cominciare dai servizi pubblici locali e dai settori strategici di energia e trasporti". Ma anche qui non è chiaro che cosa il documento intenda affermare. Infatti il PD vorrebbe scorporare da ENI la rete gas. E’ questo uno dei programmi di liberalizzazione nel settore dell’energia ? Il documento continua a contraddirsi. Così vuole “ ridurre la spesa pubblica e partire da una politica coraggiosa e generosa sul fronte dell’istruzione, della formazione, della ricerca e dell’innovazione". In che modo la riduzione della spesa genera una politica “generosa” sul fronte dell’istruzione, della formazione e della ricerca?
Nel campo tributario viene indicata per il rilancio "una riforma che semplifichi e riduca le aliquote, rendendo più efficienti e diretti gli incentivi, privilegiando chi produce reddito". E’ necessario un "nuovo e diverso patto fiscale tra Stato e contribuenti che nasca anche sull’efficace contrasto ad ogni forma di evasione ed elusione fiscale e che realizzi forme premiali nei confronti di chi adempie ai propri doveri tributari o a chi investa in sviluppo". Non è chiaro se questo programma tributario debba essere finanziato con riduzione di spese, aumento di deficit, riduzione di esoneri fiscali o puramente con la lotta all’evasione tributaria. E non è chiaro a chi si rivolgano prioritariamente gli inventivi, ai lavoratori o alle imprese? Che cosa vuol dire “privilegiando chi produce reddito"?
Anche dal PD non vengono controproposte rispetto a quelle del governo, ma solo l’invito al presidente del consiglio a dare le sue dimissioni. Significativa, al riguardo la sfida di Bersani, con le sue 36 proposte di liberalizzazioni. Alcune non sono liberalizzazioni ma regolamentazioni, come la istituzione di nuove autorità o la regolamentazione di professioni non regolamentate, ossia il contrario. La legge che equipari le professioni ai servizi, per le misure comunitarie e italiane di sostegno economico è ragionevole, ma poiché comporta spese pubbliche, non liberalizzazioni, pone quesiti di copertura. E’ buona la proposta d’abrogazione dei vincoli regionali sulla liberalizzazione dei carburanti. Ma essa fa nascere un conflitto costituzionale fra Stato e Regioni, che si può impedire solo con la modifica dell’articolo 41 che il che governo propugna. Analoga considerazione vale per la proposta di permettere l’apertura domenicale dei negozi anche nei comuni non turistici che favorisce sopratutto la grande distribuzione e quindi la Coop, ma aiuta moltissimo il consumatore.
La proposte di stabilire l’avvio immediato di stabilimenti produttivi con autocertificazioni e controlli ex post, fa parte dell’iniziativa parlamentare del Pdl di Vignali, con lo statuto dell’impresa. E altrettanto quella di consentire alle imprese di scegliere i tempi di esercizio delle loro attività e quindi i loro orari. Mi pare che sia il modello Marchionne per gli stabilimenti Mirafiori e Pomigliano, avversato da CGIL. Quanto alla direttiva europea sulla libertà di accesso di servizi, suggerirei di subordinarla al pari trattamento negli stati beneficiari. Non c’è altro di rilievo nel progetto del PD, salvo la proposta di scorporo della rete Gas dall’ENI, che, come è noto, è una delle maggiori richieste di Montedison.
Il vuoto propositivo viene riempito con i nuovi riti etici, affidati, in modo patetico, alle donne ed ai bambini. Ecco così che al Palasport, nel raduno di Libertà e Giustizia, al cospetto di Roberto Saviano, di cui ha dichiarato di essere fan, di Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco, Gad Lerner e Susanna Camusso, il ragazzino di 13 anni Giovanni Tarizzo ha recitato "Perché il presidente del Consiglio si fa i comodi suoi mentre l’Italia è piena di problemi? Perché lui pensa solo a fare festini ad Arcore mentre c’è gente povera e gente come lui che nuota nell’oro? Guardandomi in giro per le vie di Milano vedo una città maltenuta, sporca, inquinata. Perché tutto questo succede?".
Perché il premier e il governo se ne fregano dell’Italia? Perché ci sono tanti giovani meritevoli senza lavoro e perché il governo non fa nulla per aiutarli? Perché della scuola pubblica ci si occupa solo per tagliare i costi? Perché i modelli dominanti che vengono proposti a noi giovani sono quelli del consumo e dei soldi? Perché le mafie sono ancora così potenti nel nostro Paese e non si fa niente per combatterle?". Quindi una conclusione, che se fosse farina del suo sacco, dimostrerebbe che il ragazzino ha già la stoffa di un pubblicitario di classe: "Ci sono molte domande senza risposta, ma ciò che spero è che con un nuovo governo ci saranno meno domande e più risposte".
Tutto ciò ha un sapore pedagogico togliattiano. La sinistra muta il pelo ma non il vizio. C’è però una cosa da aggiungere. I ragazzini di Libertà e Giustizia sono precoci. A tredici anni mettono gli occhi nel buco della serratura, per guardare i “festini”. E imparano a odiare i ricchi, che nuotano nell’oro, mentre c’è tanta povera gente in giro. Il denaro è ancora sterco del demonio. E’ questa la sinistra liberale che si candida a governare l’Italia assieme a Fli e all’UDC?
