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Crisi di governo? La ricetta di Giuseppi è “todos caballeros”

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Altro che Azzeccagarbugli di un paesino della Puglia di cui non voglio ricordare il nome. Altro che “Dandy” con la giacchettiella tagliata corta da provinciale inurbato. Altro che simbolo vivente della “reificazione” della pochette a cifra di governo.

Giuseppi è un genio. Essendo uomo dotto (e l’essere uomo dotto al giorno d’oggi non è cosa di poco conto né di poca utilità) si è ricordato dell’alcade spagnolo che accolto trionfalmente dal popolo milanese in piena “trance” da consenso popolare si lanciò nel (semi) – eterno – “todos caballeros”. E in quel todos c’è tutto.

Ma quali navigator. Ma quali agenzie per il lavoro. Solo con le task force di Giuseppi un terzo della popolazione italiana potrebbe vivere con stipendio e status da boiardo di stato. E ora per superare la crisi imposta dalle richieste politicamente fondate del senatore Renzi (che sarà pure antipatico ma politicamente ha – quasi sempre – ragione) Giuseppi intende rispolverare quell’antica ricetta dell’alcade spagnolo.

Tutti ministri e sottosegretari. E se c’è una legge che all’attualità ne fissa il numero, se ne farà una nuova più inclusiva e democratica perché non si può negare all’eroico popolo italiano di essere oltre che un popolo di santi, di artisti, di eroi, di poeti, di navigatori e di trasmigratori anche di ministri e sottosegretari. Con il che un’altra buona parte della popolazione italiana, assunta agli scranni governativi, verrebbe sottratta all’incertezza economica della pandemia e assicurata alla sicurezza e al benessere che competono alle cariche istituzionali.

Certo rimarrebbe il problema di capire qual è la parte della popolazione che dovrebbe lavorare per mantenere tutta la brigata. Ma anche i geni hanno bisogno di tempo per elaborare strategie complessive. Roma non è stata fatta in un giorno. Intanto assicuriamo alla nuova brigata una vita beata. Al popolo delle partite IVA, dei non garantiti, dei ristoratori, dei baristi, degli albergatori, dei titolari degli impianti di risalita sciistici, della gente di teatro, dei musicisti, dei museali ci si penserà quando si potrà. In fin dei conti è “popolo”. E il popolo, da che mondo è mondo, deve, parafrasando la vecchia locandina della Lega Nord del senatore Bossi: “Taci somaro imprenditore italiano… e paga”.

D’altronde non è anche il motto dell’Arma dei Carabinieri: “Usi servir tacendo”? Ecco, il popolo prenda esempio dai Carabinieri: serva e taccia. Che statista Giuseppi. Ha ragione Grillo quando lo definisce “l’elevato”. Da dove non specifica ma certo, per logica, se uno si eleva è da una posizione più bassa che occupava prima. Ma queste son quisquilie. Con l’allargamento universale della compagine governativa chi potrà contestare la democraticità italiana?

Altro che governo di unità nazionale. Quasi tutta la nazione ministri e sottosegretari. Una genialata. Certo rimane il problema del Quirinale. Ma l’attuale presidente, andate a vedere per ricordare, al momento della sua elezione disse con la brevitas che lo contraddistingue: “…sia chiaro non sono stato eletto presidente per fare il notaio”. Ora, a parte il fatto che per diventare notaio si supera uno dei concorsi pubblici ritenuto tra i più difficili d’Europa, rimane la bizzarria di un presidente che per chiarire le sue funzioni dichiara solennemente che non farà una professione che non conosce. Sarebbe come se facessero me presidente e la mia prima frase fosse quella di dire: “…sia chiaro non sono stato eletto per fare il giornalista, o l’avvocato, o l’ingegnere, o l’idraulico…”, tutte cose che, naturalmente, non so assolutamente fare. Certo, rimane la curiosità del perché poi Giuseppi, premier per straordinarie congiunzioni astrali, possa dire di voler fare “l’avvocato del popolo”. Quindi l’avvocato sì, il notaio no. Come anche no il giornalista, l’idraulico, l’albergatore, il ristoratore e tutta la categoria dei non garantiti.

Non sappiamo se la brigata di ministri e sottosegretari divisata da Giuseppi sarà beata. Una cosa vorremmo con tutto il cuore. Che il Presidente della Repubblica “facesse” il notaio. Per quello che questa figura rappresenta in termini di terzietà, equilibrio degli opposti interessi contrattuali, stabilità degli atti, fede pubblica. E confidiamo che saremo soddisfatti in questa nostra aspirazione; che il Presidente abbia nel frattempo apprezzato le opportunità del cimentarsi, seppur metaforicamente, in questo mestiere. Alla fine, un notaio è pur sempre un notaio.

 

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