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Cosa accadrà?

Crisi di Governo: unità nazionale non vuol dire delegittimare il ruolo del Parlamento

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“Tutti dentro”! Così Beppe Grillo invoca dal suo profilo social. È accaduto il giorno in cui Matteo Renzi ha dato avvio, ufficialmente, alla crisi di Governo.

Una chiamata all’unità nazionale per contrastare la pandemia oppure un messaggio subliminale ai partiti parlamentari per il solo fine di salvare Conte?

Non si registrano posizioni politiche che tendano a disunire il Parlamento dinanzi alla questione pandemica: anzi, più volte maggioranza ed opposizioni hanno convenuto di sostenersi vicendevolmente nell’interesse del Paese. Un esempio su tutti il famoso scostamento di bilancio. Quindi, che la politica tutta sia unita nel contrastare al massimo gli effetti Covid sul sistema Paese non c’è dubbio.

Che, invece, la politica debba legittimarsi al proprio interno, tra maggioranza ed opposizioni, è un fatto evolutivo e che la Costituzione chiede costantemente. Il messaggio di Grillo ha, palesemente, un connotato particolare: eliminare le opposizioni di sostanza, ma non di forma.

Un Parlamento senza opposizioni, però, si sa bene a che fine porta. Ne ricordiamo la disastrosa esperienza parigina della “commune”: governo durato poco meno di 3 mesi e mezzo che, tra le varie intenzioni, praticò quotidianamente il tentativo di epurazione degli oppositori.

Occorre, invece, prudenza e senso del concreto unito al possibile. Conte lo sa bene, soprattutto, in vista del voto di fiducia alla Camera e poi al Senato: nel primo caso non dovrebbero esserci soprese, nel secondo caso è tutto in divenire.

Un fatto è certo. L’apertura della crisi di Governo potrebbe rafforzare l’area Pd-M5s consacrando il Presidente Conte quale leader di fatto di una coalizione che, davanti all’idealizzato contraltare salviniano, continua a far quadrato intorno a sé per solidificare l’alleanza.

È bene, tuttavia, che sia il Parlamento a dire se Conte deve rimanere Conte. Perché in una democrazia come la nostra la centralità dell’Istituzione rappresentativa degli elettori è pur sempre irrinunciabile, insuperabile, inalienabile.

Così come lo è il ruolo delle opposizioni: pungolo e stimolo al miglioramento. Diversamente si andrebbe incontro ad una degenerazione d’animo politico che, innaffiata di cronica mansuetudine, giungerebbe presto all’apatia totale consegnandosi al decisionismo accentrato.

L’unità nazionale è sì essenziale, ma senza sfruttarne iconicamente la terminologia popolarmente conosciuta al fine di delegittimare, a piccoli morsi, il diritto di critica e di dissentimento altrui.  Su questo Grillo dovrebbe, piuttosto,riconsiderare la questione: ispirare il suo movimento all’aplomb contiano con cui l’avvocato del popolo cerca, a tutti i costi, di vestire d’abito costituzionale un nuovo ruolo politico del M5S.

Questo il Quirinale lo intravvede da tempo benedicendo, non troppo velatamente, la mossa di Matteo Renzi che se da una parte può aver messo un freno all’azione di Governo al contempo apre la strada ad un centrosinistra rafforzato (in vista delle sfide del 2023).

Senza dimenticare l’appuntamento dell’elezione del Presidente della Repubblica di febbraio 2022. Allora qui sì che inizia la tattica; quella pura. Tattica che se per un verso può portare il Paese a disorientarsi, in ogni caso, non incide sulla continuità di Governo più di tanto.

Anche perché Conte, così facendo, ne diventerà il legittimato numero uno a caricarsi sulle spalle un percorso nuovo del movimentismo 5 stelle verso la sua consacrazione parlamentare del domani; il tutto mentre Renzi cercherà di costruire un’area liberal-democratica d’argine verso Lega e Fratelli d’Italia. Chiaramente fatta salva l’ipotesi di elezioni anticipate in cui il centrodestra, per sondaggistica autorevole, pare non sconfesserà il risultato del 4 marzo 2018.

Ad ogni modo, da martedì 19 gennaio (allorquando ci sarà il voto di fiducia al Senato), a prescindere dall’esito del tutto, sarà un’altra storia. Per tutto il Paese.

Decifrare il caos del presente è la prima regola per mettere ordine al futuro. E lo può fare solo il Parlamento. Costi quel che costi.

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1 COMMENT

  1. Unità nazionale non vuol dire delegittimare il ruolo del Parlamento. A questo ci ha già ampiamente pensato il governo.

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