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La corsa

Cuore di runner: perchè la corsa rende migliori

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La pioggia di aprile frusta il kway, mi sferza il viso, mi gela le mani, il vento frena le gambe già appesantite dalla giornata. Il cielo si fa basso e nero, le foglie si alzano fradice in piccoli vortici qua e là lungo la strada deserta.
Siamo in lock-down, non c’è in giro nessuno, le famiglie si riparano dal temporale e dal virus dentro le case, seduti al tavolo per cena o immersi nei loro schermi blu. Invece io corro. Corro lo stesso, avanti e indietro nella via di casa, con una fascia sulla bocca che mi mozza il respiro, ed ogni 200 metri mi volto e ricomincio da capo, in un anello infinito che mi imbriglia il passo e la mente. Corro nonostante tutto. Mi sembra assurdo non potere svoltare in fondo la via e prendere il sentiero che mi porta verso le montagne, mi manca così tanto quel verde profondo, il silenzio del bosco e la sensazione dell’aria fresca che buca i polmoni. Ma oggi questo stupido circolo d’asfalto è l’unica pista che mi rimane, le montagne scure mi guardano da lontano dietro le case e rimane solo il gesto atletico, spoglio, ripetitivo, sciocco e doloroso. Guardo il gps, sono lento, i battiti cardiaci sono alti, molto più alti del solito, le gambe sono rigide, le ginocchia doloranti, la mascherina non mi fa respirare, ho i piedi fradici e freddo al petto, mi brucia la gola e il carico di frustrazione mi incendia il cervello. “Adesso basta…Ma chi te lo fa fare? Non è nemmeno una professione, nessuno ti paga e comunque tutte le gare sono state cancellate….Per quanto ti sforzi non riuscirai mai a fare un piazzamento decoroso…E poi guarda : dopo tutto l’allenamento invernale non sei neanche in grado di tenere un passo decente…e guarda il cardio… sei stanco, lento, non sei nato per questo sport e poi con tutti i casini di questo periodo… ci mancava anche sto maledetto virus…le gambe sembrano di gesso… adesso basta, mi fermo… ancora un giro, 400 stupidi metri in questa stupida via e poi mi fermo… solo 400 metri che così faccio almeno 10 chilometri tondi… Poi basta, vado sotto la doccia e… certo che però se ne faccio 12 di chilometri, questa settimana ne metto insieme una quarantina… non è poi così male per essere in lock-down… E poi, secondo me, la mascherina toglie almeno 10 secondi al chilometro, e tutto sommato il cuore non sta andando tanto male, sono ancora in anaerobico!…

Quattro o cinque mesi fa a sto passo mi cuocevo e vedi ora invece… che tra l’altro pare che forse da Settembre riaprono e posso andare a correre quella mezza sul lago che è fantastica… con tutto l’allenamento che ho messo insieme secondo me posso almeno piazzarmi nei primi 10 di categoria… poi certo, se da Lunedì prossimo ci rifanno uscire ricomincio ad allenarmi anche in salita… li si che do il mio meglio, dai ancora due chilometri poi forse se sto ancora bene ne aggiungo un altro…”

C’è chi dice che si corra per vincere, c’è chi sostiene per scappare, altri credono che si corra per giocare, io credo invece che si corra per essere migliori. Perché correre ha la stessa sostanza della vita, quella sostanza fatta di ricerca, di misura e di coraggio. Quando esci a fare un altro allenamento, quando decidi di fare un altro metro, sfidi i tuoi limiti, metti in conto di poter fallire e sopporti le conseguenze delle tue scelte. Fallisci, ti rialzi e ci riprovi, accettando te stesso, i tuoi errori e i tuoi limiti, umano tra gli umani. Fino a quando un giorno, dopo tanti allenamenti, ci riesci. La corsa dopo tutto è giusta: ti restituisce tutto quello che le dai. E così, passo dopo passo, allunghi il tuo viaggio, superi le avversità e diventi una persona migliore. E questo viaggio, non ce lo può portare via nessuno. Nemmeno il lock-down.

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