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Alla ricerca dell'oste perduto

“Da Cesare” la cucina romana s’appresta a tornare imperiale

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Taluni amici affezionati mi hanno ripetutamente chiesto cosa ne sia della categoria dei “ristoranti di servizio”, dei locali cioè che presentano caratteristiche prossime all’eccellenza, ma a cui manca ancora qualche sforzo per divenire ottimi, ovvero locali già di eccellenza, che si sono “rilassati” e, confidando troppo della buona fama conquistata  in  passato, rischiano di scivolare definitivamente verso il basso, se non trovano rapidamente, con un  “colpo di reni”, la capacità di reagire.

In effetti debbo dire che, negli ultimi tempi, le diverse prove effettuate hanno decisamente confermato o l’alta qualità dei locali visitati – e di questa felice circostanza si è data e si darà, con gioia, puntuale informativa ai lettori – ovvero le modestissime caratteristiche dei ristoranti provati. In questa seconda ipotersi, nulla si è scritto e si scriverà, posto che l’intento di questa dilettantesca rubrica è di fornire un amichevole supporto  positivo per i lettori stessi. Si vuole, cioè, segnalare e consigliare osti da cui ci si trova bene e non già sadicamente stroncare posti di malaffare gastronomico, cioè di malmangiare, per i quali, tuttalpiù, andrebbe istituita la categoria dei “ristoranti di sevizio”.

A “gentile richiesta” si può, comunque, oggi parlare, per la categoria dei locali di serie cadetta, di una realtà romana di lungo corso – Da Cesare – collocata a due passi da Piazza Cavour, nei cui giardinetti, da tempo in corso di sistemazione, si erge la statua, di qualità artistica non straordinaria, del Padre della Patria, con lo sguardo – temo alquanto corrucciato - rivolto verso il palazzo della Corte di Cassazione.

E’ curioso notare, en passant, che, proprio in relazione ai già richiamati lavori di sistemazione dell’area, per molti mesi la statua del Conte e le altre figure allegoriche, collocate ai piedi di questa, erano state ricoperte (le figure attorno al piedistallo ancora lo sono) con grandi teli di plastica semi-trasparente, accadimento questo che mi auguro sia stato documentato fotograficamente da qualcuno. Chi scrive, scioccamente, non l’ha fatto, pur avendovi pensato. L’insieme, infatti, specie se visto dalle finestre della Cassazione, risultava di una straordinaria suggestione, pur derivando da una mera cautela di cantiere, e faceva davvero invidia agli esiti delle note ed osannate performance artistiche condotte, qua e là per il mondo, da Christo e Jeanne Claude.

Tornando alla ristorazione, debbo confessare che il locale oggi considerato, operativo con costante successo dall’ormai lontano 1965, rappresenta per me un caso di coscienza enogastronomica, giacchè sono stato e sono perplesso sul fatto che esso vada collocato tra i “ristoranti di servizio” e non già ancora tra le eccellenze. Diciamo che davvero ci troviamo in una zona grigia e, alquanto pilatescamente, demando il giudizio finale ai lettori.

Da Cesare non è, decisamente, un posto di raccolte dimensioni. Esso è formato da un susseguirsi di sale, connotate da un’alta densità di tavoli.  Essendo capitato, almeno un paio di volte, nel mezzo di una numerosa compagine di giovani turisti giapponesi, posso attestare che il riuscire a garantire una maggiore  tranquillità, tramite una più decisa separazione tra gli avventori, sarebbe miglioria  non di poco conto.

Quanto ai cibi, il locale, di ascendenze toscane, fa uso costante  di ottime materie prime e presenta un’ampia offerta di piatti di terra e di mare. Qui si servono carni e  “pescato vero” di indubbia eccellenza, trattati con estrema professionalità e rispetto dei sapori. Personalmente ho un debole per le polpette di pesce, per il baccalà alla livornese (malauguratamente disponibile solo il venerdì), per il polpo verace bollito, servito caldo con le patate, per il piatto degli antipasti toscani. Giustamente onorato è il nobile suino di razza Cinta Senese, proposto attraverso vari prodotti, ma non manca un valido prosciutto iberico Pata Negra, tagliato a coltello.

Tra i primi piatti, ci si può davvero sbizzarrire, sempre certi del loro buon livello qualitativo, sebbene i sia pure non leggerissimi rigatoni con stufato di chianina e pecorino di fossa (formaggio per il quale il locale ha, giustamente, un culto) meritino, a mio sommesso avviso, un’attenzione tutt’affatto particolare.

Tra i secondi la scelta è sempre ampia e, per quanto concerne il pesce, dipende dal pescato del giorno. In ogni caso, un piatto di alici fritte o gratinate va sempre gustato, anche extra ordinem, se ci si è principalmente indirizzati verso la carne. Quest’ultima rappresenta la più forte radice di toscanità del locale. Da Cesare trova innanzitutto utilizzo il prodotto I.G.P. “Vitellone bianco dell’Appennino centrale” nella classica tipologia Chianina. Ottima è, tuttavia, anche la qualità della Frisona italiana locale, che delle preparazioni di Chianina rappresenta l’alternativa meno onerosa.

Di buon livello l’offerta dei contorni e dei dolci, questi ultimi non numerosissimi ma fatti in casa. Il locale confeziona anche ottime pizze nel forno a legna e una focaccia, il cui assaggio è d’obbligo, per qual si voglia percorso gastronomico.

Il servizio, chiamato a fronteggiare un’elevata numerosità di avventori, anche con forte ricambio, è sempre cortese e professionale, con talune apprezzabili spiccate individualità. La cantina è ricca di proposte, ma meriterebbe, forse, qualche ulteriore cura. I ricarichi sono, per lo più, ragionevoli. Il complessivo rapporto qualità/prezzo del locale si può dire ottimo.

Da Cesare – Roma Via Crescenzio, 13 – tel. 6861227 – chiuso la domenica a cena

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