La storia si ripete

Da Matteotti al capitano Carola: quando la storia si fa farsa

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Se è vero, come sosteneva Carlo Marx, che la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa, lo stesso evidentemente può dirsi per le dispute che vi ruotano attorno. Se dunque per uno storico liberale (che per definizione non ama le letture a senso unico e l’obliterazione dei peccati dei vincitori) le posizioni dell’Associazione Partigiani possono essere spesso non condivisibili ma comunque meritevoli di rispetto, più arduo è reprimere un moto di liberalissima insofferenza nell’apprendere che l’Anpi Molise vorrebbe dalla locale università la testa (rasata, e questa è un’indubbia aggravante!) del professore di Storia contemporanea Marco Gervasoni. Il capo d’imputazione? Aver auspicato, nella quotidiana rassegna stampa ironicamente e politicamente scorretta che l’amico Marco osa ogni mattina condividere con i suoi follower sui social network, l’affondamento dell’ormai nota SeaWatch.

Ora, dispiace dover segnalare all’Anpi la differenza tra un post su Facebook (comunicazione che io non amo molto ma che ha oggettivamente i suoi stilemi) e un manuale universitario o anche solo un articolo di giornale. E spiace ancor di più dover spiegare – pur non essendo io personalmente d’accordo con la soluzione proposta – che le navi eventualmente si affondano vuote, sicché l’accusa rivolta a Gervasoni di propalare una “visione del mondo e dei diritti umani a dir poco sconcertante” appare, a voler essere buoni, un tantino sopra le righe. Al di là di tutto, però, c’è un dato: è mai possibile che di fronte al dissenso si pensi sempre solo a censurare, zittire, cacciare?

Passi per gli strali che ciclicamente vengono lanciati sul tema fascismo-antifascismo (che a sua volta richiederebbe minore semplicismo, ma amen…). Ma se da Giacomo Matteotti si passa alla “capitana Carola”, la massima marxiana applicata alle dispute intellettuali appare fin troppo generosa. Se poi a tutto ciò si aggiunge che da una parte c’è chi fuori dalle aule universitarie commenta i giornali su Facebook, dall’altra chi nell’esercizio della propria professione sperona le motovedette della Guardia di Finanza, direi che rispetto alla categoria della farsa siamo abbondantemente oltre.

Se e quando l’Anpi sarà disponibile a discuterne lasciando stare le censure e verificando i fatti, credo che il professor Gervasoni non avrebbe alcuna difficoltà a confrontarsi nel merito come fa abitualmente. Quel giorno, pop corn per tutti.

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2 COMMENTS

  1. Ormai di vive in un mondo demenziale dove tutti i giorni dobbiamo ripetere le stesse cose, spiegando, ad esempio, che quando qualcuno auspica l’affondamento delle navi si intende che, ovviamente, devono essere deserte.
    E tutti i giorni c’è chi vuole trarre in inganno l’opinione pubblica asserendo il contrario !!!

  2. Lasciamo perdere l’Anpi. Quello che mi ha sconcertato è vedere in tv Bersani, ex ministro della Repubblica, difendere la capitana della Sea Watch. Salvo che un ordine sia palesemente illecito i militari o soggetti a comando devono eseguirlo. Io non sono entusiasta di Salvini, ma se passa l’idea che i corpi militari possono disobbedire e sia lecito opporsi ai loro ordini siano alla fine. Il fatto che la capitana sia stata oltraggiata con insulti getta un ombra grave sulle persone che lo hanno fatto, ma questo non consente azioni irresponsabili e in aperta ribellione allo Stato. Non risulta, infatti, che sulla nave vi fosse una epidemia, che fosse in stato di precario galleggiamento o altro. Dovevano starsene fermi e attendere una soluzione che sarebbe comunque arrivata. Mi chiedo perché la sinistra ha questa vocazione al suicidio con una costanza storica che non si ripete due volte, ma mille. Sui migranti c’è una isteria generale e la sinistra, invece di lasciare che altri coprano il settore degli psicolabili, lo vogliono egemonizzare. Non capisco. Davvero non capisco.

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