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Cosa resta del Governo Prodi

Dai conti segreti in Liechtenstein al blitz sui redditi

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“Time will tell, time will say”: solo il tempo, vecchio galantuomo, può dare un giudizio sugli eventi passati. Sulla passata gestione governativa, sui suoi uomini e sulle loro iniziative, il tempo è stato a dir poco netto. I 650 giorni di governo Prodi – le camere sono state sciolte il 2 febbraio scorso - sono stati una vera e propria pagina grigia nella storia della nostra democrazia.

Due eventi, in particolare, possono aiutare a capire come e perché un arco di tempo così breve sia stato così funesto. Il primo è un polverone causato da un DVD “pirata” acquisito dalla nostra Amministrazione Finanziaria. Il secondo è il “blitz” con cui, nell’interregno dell’avvicendamento governativo, alti dirigenti dell’Amministrazione Finanziaria vicini a Visco hanno pubblicato su internet i redditi 2005 degli italiani.

Come segue, più in dettaglio.

IL DVD “FANTASMA”. Pochi giorni prima delle elezioni che sancirono la sconfitta definitiva e netta del centrosinistra, l’Amministrazione Finanziaria italiana entrò in possesso dei dati di 300 correntisti italiani in Liechtenstein. Ci sarebbe già parecchio da scrivere sui modi in cui si materializzò il DVD in questione – una “gola profonda” lo vendette agli 007 tedeschi, e da quel momento in avanti i dati dei correntisti iniziarono a circolare per l’Europa – e sulla possibilità/opportunità di utilizzare il DVD “pirata” in procedimenti penali. Ma ancor più significativo è l’uso mediatico che ne fece il governo Prodi alla vigilia delle elezioni. Fu il caos autentico.

Visco si premurò di chiarire che l’elenco era molto interessante, soprattutto per lo spaccato “antropologico” che offriva. I politici – alla vigilia delle elezioni – tremarono, i giornali si spaccarono tra chi propendeva per il massimo riserbo sui nomi dei trecento “esuli” e chi, invece, voleva vederli pubblicati.

In men che non si dica, le liste finirono secondo italica usanza su tutti i giornali e 300 tizi, perlopiù emeriti sconosciuti, furono sezionati da mezzi di informazione e opinione pubblica in cerca del “mostro”. Cosa resta oggi, a distanza di (pochi) mesi, di tanto fracasso? Poco.

Per intanto, ha fatto notizia la decisione della Procura di Firenze nei confronti di 21 toscani con conto corrente a Vaduz. Il sostituto procuratore ha infatti deciso l’archiviazione della pratica, perché in questa vicenda non c’è nulla di dimostrabile, ed è da escludersi ogni ipotesi di reato.

In realtà, se proprio si vuole trarre un insegnamento dall’archiviazione, l’insegnamento è il seguente: perché vi sia rilevanza penale, deve esserci “reciprocità”. C’è bisogno, cioè, che il reato contestato in Italia sia previsto come tale anche in Liechtenstein. Le richieste generiche – senza addebiti precisi e di notevole gravità – non servono a nulla se non a creare un clima pesante e opprimente!

LA GOGNA MEDIATICA
. Appena dopo le elezioni, prima cioè che si insediasse l’attuale squadra di governo, l’Agenzia delle Entrate pubblicò nelle pieghe del proprio sito istituzionale le dichiarazioni dei redditi di tutti i contribuenti italiani (persone fisiche, società, ecc..) per il periodo d’imposta 2005. Un autentico raid, anche per come è stata gestita l’intera vicenda.

Senza preavviso né dibattito pubblico, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto. Di nascosto, nei meandri di un sito internet istituzionale. Per giunta la mossa è priva di una reale efficacia “misurativa”: i redditi soggetti a imposizione sostitutiva  - non sono pochi – non transitano nemmeno dalle dichiarazioni. Per tacere, poi, degli involontari risvolti comici: Franzo Grande Stevens, il mitico avvocato della FIAT, pare quasi un centravanti della Juventus, incastonato com’è tra un atleta e l’altro!

Un effetto immediato, per il vero, l’intera vicenda l’ha avuto eccome. Quello di scatenare milioni di italiani in una morbosa ricerca dei redditi del vicino. Un clima surreale, di imminente delazione – “come fa quello a denunciare così poco, che gira in Ferrari!” – e costante, livida invidia.

E’ il clima per cui «il sospetto è l ’anticamera della verità», un’affermazione di principio lontana anni luce dalla mentalità liberale.  Ebbene: per molti, questi – non altri - sono i ricordi più nitidi di poco più di venti mesi di governo Prodi. Oggi, dopo appena qualche mese di Berlusconi e Tremonti, è già possibile essere ottimisti su diversi fronti.

Di sicuro, quantomeno, lo spettro della ghigliottina mediatica è un ricordo del passato!

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