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Dal Mossad alla sicurezza, Israele si divide: attaccare o non attaccare l’Iran?

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Hanno fatto rumore nei giorni scorsi, e non poteva essere altrimenti, le prime esternazioni da ex capo del Mossad di Meir Degan, secondo il quale attaccare militarmente il potenziale atomico dell'Iran sarebbe per Israele una "mossa stupida". Paventando i rischi di una nuova guerra regionale, dal pulpito dell'Università ebraica di Gerusalemme, il vecchio numero uno  dello spionaggio esterno non ha fatto che ribadire una linea coltivata da tempo, e  di cui aveva sostenuto la bontà in un incontro a porte chiuse quattro mesi fa. L'uscita di Degan, criticato dal ministro della Difesa Barak per aver divulgato opinioni tanto nette, divide gli esperti e i vertici della sicurezza israeliana; la vecchia guardia dei servizi segreti sembra condividerne l'analisi, così come alti esponenti dell'esercito, preoccupati dai riflessi di un'ipotetica decisione bellica del governo in carica; Tamir Pardo, attuale comandante del Mossad, sceglie la prudenza, conscio che i nemici dello Stato ebraico non si augurano di meglio che assistere a un bel battibecco a mezzo stampa tra generali attivi e a riposo.

Mentre in Iran le fazioni di Ahmadinejad e Khamenei  si affrontano senza esclusioni di colpi, editorialisti di spicco come Aluf Benn di Haaretz  scrivono che Netanyahu ha esitato fin troppo tempo a sistemare i conti col pericolo persiano, continuando a lanciare minacce immancabilmente prive di riscontri pratici. Il Paese del premio Nobel Shimon Peres è quindi giunto davanti all'ennesimo bivio della sua eroica e tragica storia: provare ad affondare  colpi violenti  contro Teheran, approfittando degli sconquassi interni  e di un controspionaggio in preda alla mattanza delle vipere, o agire alternando agguati tecnologici sofisticati, alla Stuxnet, con massicce dosi d'arte diplomatica?

In questo momento (recentissimo il rapporto Onu che sostiene come, nonostante le operazioni clandestine sempre in corso, il programma nucleare iraniano stia diventando arduo da realizzare), a dispetto dei toni aspri del premier, la seconda opzione continua a sembrare predominante. Con soddisfazione di un Degan che potrebbe presto togliersi altri sassolini dalle scarpe.

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