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D’Alema su “Limes” le sbaglia tutte, qualcuno lo fermi!

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Qualcuno fermi D’Alema, con calma, con dolcezza, con garbo, ma è indispensabile che qualcuno prenda il nostro Ministro degli Esteri, lo metta comodo su una poltrona e gli spieghi che ha due scelte: o inizia a ragionare e dismette la cultura staliniana che permea ogni sua frase e analisi che riguarda il sionismo e il medio oriente, oppure deve lasciare gli Esteri e occuparsi di settori in cui faccia  minor danno. A ore, attendiamo una protesta formale dell’ambasciata di Israele per questo giudizio espresso dal Nostro sulla crisi palestinese a Lucio Caracciolo di Limes: “Ci si comincia a rendere conto che il prolungarsi del conflitto, conseguenza della volontà di alcuni settori della classe dirigente israeliana di “gestire” la crisi invece di risolverla, sta producendo la progressiva trasformazione del problema palestinese da questione nazionale a questione religiosa”. Dunque la colpa del prolungamento del conflitto è esclusivamente –altri responsabili non vengono citati- di “alcuni settori della classe dirigente israeliana”! Non è mai esistita l’offerta del 97% dei Territori di Barak e Clinton nel 2000! Non è mai esistita l’Intifada delle Stragi! Nulla, i palestinesi e la loro leadership sono mondi da ogni peccato. E’ lo schema che il giovane D’Alema applicava con me, quando litigavamo come pazzi durante la guerra dei sei giorni nel giugno 1967 nel cortile del Liceo Doria di Genova e ripeteva le cose demenziali che leggeva sull’Unità e sulla Pravda, convinto che Israele fosse “lacché dell’Imperialismo” e Nasser e gli arabi “i nuovi vietnamiti”.

Ma il Nostro non si ferma qui e al solito, ci tiene a fare una ennesima dimostrazione di ignoranza, perché sostiene appunto che il risultato di questa “colpa” israeliana è “la trasformazione del problema palestinese da questione nazionale a questione religiosa”.

Solo chi ignora totalmente la storia può fare questa affermazione. Solo chi non sa - e non vuol sapere - che fino al 1948 incluso il problema palestinese era già tanto una “questione religiosa” che la leadership era saldamente nelle mani del filo nazista Gran Mufti di Gerusalemme Haji Amin al Husseini, può pensare che questa sia una svolta recente. Peggio ancora, solo chi ancora oggi pensa che Nasser fosse un “socialista arabo” e non quel che era, un mammalucco, un classico pretoriano che, a fronte della ennesima crisi monarchica in una paese islamico, aveva preso il potere, senza alcuna ideologia di ricambio rispetto all’islamismo.

Solo uno sprovveduto, oggi, nel 2007, può pensare che sia esistita nei paesi arabi, Olp di Arafat inclusa, una parentesi laica e che questa sia sfociata in un revival fondamentalista a causa del permanere del conflitto.

Il “rifiuto arabo di Israele” è sempre stato motivato, ab initio, da ragioni religiose, tanto che i nazionalisti palestinesi e arabi (gli al Hashemi in una prima fase, poi i Nashashibi di Gerusalemme, poi Bourghiba, poi gli Abu Mazen), sono sempre stati in netta minoranza a fronte di una maggioranza jihaadista.

D’Altronde, proprio gli spasmi della società irachena post Saddam stanno lì a dimostrare che quella società baathista non è mai stata minimamente sfiorata da altra ideologia che no fosse quella islamico-jihaadista.

Veniamo qui al punto saliente dell’intervista di D’Alema a Limes, là dove si proclama tranquillissimo a fronte dell’evenienza di una presa del potere per via elettorale dei Fratelli Musulmani in vari paesi islamici.

Qui, di nuovo, D’Alema ci tiene a far saper di essere di una ignoranza crassa perché elenca il partito Akp di Erdogan in Turchia assieme alle formazioni legate ai Fratelli Musulmani in Giordania, Marocco e Egitto. Il Nostro, evidentemente non sa che invece l’Akp ha rotto violentemente con i Fratelli Musulmani dopo il golpe democratico dei generali del 1997 e che con loro è invece sempre collegato quell’Erbakan che ha rumorosamente manifestato addirittura contro la visita di Benedetto XVI° a Istanbul.

Ma D’Alema non ha la più pallida idea di cosa pensino i Fratelli Musulmani, trincia giudizi per aria, non ha letto non un libro, mai una riga su di loro e di loro.

Le legga e scoprirà che negano tutti il diritto di Israele ad esistere, che Hamas è in pieno la loro branchia riconosciuta in Palestina, che la donna deve essere sottoposta alla autorità tutoria dell’uomo, che il convertito musulmano che dia scandalo pubblico deve essere condannato a morte.

Si informi, signor ministro o si dimetta.

Non sarebbe d’altronde  un gesto di cattivo gusto se finalmente Emma Bonino e Marco Pannella chiedessero le sue dimissioni, motivate proprio da questa incredibile sequela di dichiarazioni paleosovietiche (anche Stalin ha avuto a un certo punto un debole per i fondamentalisti musulmani, per il loro ruolo “antimperialista").

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2 COMMENTS

  1. Ottimo come sempre
    Ottimo come sempre Panella,ma risibile quando si appella a Pannella e Bonino.Che hanno accettato tutto di questo governo,come si conviene all’ultimo giapponese di Prodi.Se Pannella avesse ancora un barlume della sua storia,farebbe un digiuno contro se stesso.

  2. Qualcuno può ancora avere
    Qualcuno può ancora avere fiducia in Pannella o Bonino, quelli del ” liberisti, liberali, libertari”, gli estremisti filo-occidentali e filo-israeliani, che appoggiano da veri lacché( loro sì!)ogni decisione del governo più statalista, filosindacale e filoarabo della storia repubblicana? Sono patetici e hanno perso ogni credibilità ( che schifo le finte dimissioni!).Tutto per avere più libertà di spinello e i matrimoni gay, che poi nemmeno sono riusciti a ottenere? Almeno Capezzone si è accorto dell’errore fatto di aver portato alla sinistra gli oltre 25.000 voti necessari per vincere.Intanto però i Ferrero, i Diliberto e i D’Alema sono al governo.

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