Dalla NATO nuovi aiuti all’Ucraina

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Dalla NATO nuovi aiuti all’Ucraina

Dalla NATO nuovi aiuti all’Ucraina

I Paesi della NATO si preparano a varare nuovi aiuti militari all’Ucraina per resistere all’invasione russa. La riunione proposta da Washington ha iniziato i suoi lavori nella base aerea di Ramstein in Germania occidentale. Il presidente Zelensky ha chiesto senza mezzi termini i panzer da combattimento e da difesa. Ribadendo più volte che non bisogna perdere tempo. Gli aiuti militari devono arrivare subito. “Le armi ci servono ora”.

Da parte sua l’amministrazione americana ha parlato di un momento decisivo. Ad un anno dall’invasione russa si ha ormai la certezza che si è giunti ad una svolta fondamentale riguardo le sorti della guerra iniziata il 24 febbraio scorso. Dopo una prima avanzata dell’esercito di Mosca nella regione orientale del Donbass e nelle città del sud dell’Ucraina, l’esercito ucraino, nei mesi successivi, grazie anche agli aiuti militari dei Paesi occidentali ha resistito.

Gli ucraini sono quindi andati al contrattacco riconquistando vaste aree inizialmente perdute. I missili russi hanno devastato le infrastrutture di Kiev e di diversi centri urbani. Ma l’Ucraina fino ad oggi ha dimostrato di saper resistere al secondo esercito più forte al mondo. Ora la situazione militare è di relativo stallo. Nessun negoziato di pace all’orizzonte. E la parola è tornata alle armi. Mentre si susseguono le dichiarazioni bellicose di Mosca. Minacce all’Occidente e alle democrazie.

Minacce nucleari dei falchi russi. Affermazioni per andare comunque avanti, nonostante le perdite subite in termini di vite umane, decine di migliaia di soldati russi che hanno perso la vita. Generali russi da rimpiazzare. Il non riuscire ad avanzare. Mosca comunque, è bene ricordarlo, ha una riserva di carri armati che non ha uguali. E adesso parla apertamente di utilizzare i nuovi T-14 che hanno una velocità di oltre 90 chilometri orari. Questi carri armati vengono considerati dagli esperti come i migliori al mondo e dovrebbero affiancare i pur temibili T-90. I protagonisti della distruzione in Cecenia e nell’ultimo conflitto in Siria.

La Russia, inoltre, secondo fonti dei servizi britannici, ha rafforzato con oltre 50mila uomini la temibile brigata Wagner. Combattenti scelti. Super addestrati e motivati e, se ciò non bastasse circa le intenzioni di Mosca, c’è la notizia che starebbero per arrivare oltre 350mila soldati nelle zone di combattimento con l’Ucraina. Fino qui la Russia tra propaganda, forza militare e l’affermazione di non arrendersi.

Il salto di qualità tra l’operazione di polizia delle prime ore e un conflitto vero e proprio. Per molti analisti, Mosca si sta preparando a una guerra e ad un’economia di guerra di lunga durata. Incurante delle perdite. Come nella sua Storia recente ha sempre fatto. E l’Occidente democratico? La NATO in primo luogo? Fino ad oggi i soli Stati Uniti hanno fornito all’esercito di Kiev qualcosa come 240 miliardi dollari in aiuti militari sostegno e addestramento delle truppe. Ed è di poche settimane fa l’annuncio, la decisione di Washington di trasferire un consistente numero di missili Patriot all’Ucraina.

Un’arma in grado non solo di colpire con precisione ma anche di neutralizzare tramite alta tecnologia le trasmissioni dell’esercito nemico. Gli Stati europei che fanno parte della NATO, da parte loro, hanno fornito mezzi militari e finanziamenti. La Gran Bretagna, in primo luogo, la notizia è di pochi giorni fa, ha deciso la fornitura agli ucraini di 600 missili Brimstone, oltre i carri armati Challenger di ultima generazione che si affiancheranno agli americani Abrams, i vincitori nella Guerra del golfo. Ma il vero contendere, il vero nodo dell’intera operazione di sostegno all’Ucraina è rappresentato dai carri armati Leopard 2.

Considerati i migliori del mondo sul campo. E qui la decisione di fornirli a Kiev conosce i veri ostacoli. I Leopard sono di fabbricazione tedesca, anche se diversi Paesi NATO hanno delle loro strutture per costruire i carri in questione. Come la Polonia che ne possiede oltre 500, la Danimarca e la Svezia. Il governo tedesco deve dare l’ultima parola per la spedizione. Il cancelliere Olaf Scholz ha parlato nei giorni scorsi di dare il via libera, se da parte degli americani ci sarà a loro volta la volontà di inviare i carri armati Bradley.

Il Leopard 2 è considerato il carro armato perfetto in una guerra di movimento. Come dicono i tedeschi, il panzer perfetto. Veloce, manovrabile. Consuma relativamente poco. Alto oltre 3 metri, raggiunge una velocità di quasi 80 chilometri orari. Quattro membri di equipaggio. Un armamento micidiale e una corazza considerata tra le migliori, difficile da penetrare. Per contrastare i carri armati russi potrebbe considerarsi come l’arma perfetta, anche se il numero di questi mezzi russi è notevolmente superiore a quella che possono schierare gli ucraini.

C’è da considerare anche che il Leopard 2, nato nel 1979, è stato continuamento migliorato con tecnologie all’avanguardia fino ai nostri giorni. Con molta probabilità, al di là delle dichiarazioni, il Leopard 2 verrà spedito a sostegno dell’esercito di Kiev forse transitando in altri Paesi alleati che non siano la Germania. C’è poi l’altro aspetto di cui si parla poco. L’invio di armi poco conosciute ma considerate devastanti come il super missile di precisione denominato GLSDB. Anche quest’arma potrebbe far parte del pacchetto di nuovi aiuti della NATO a Kiev.

Sembra incredibile ma quello che si sta ripresentando nel conflitto tra Ucraina e Russia ricorda il più grande scontro tra carri armati che la Storia ricordi. La battaglia di Kursk si svolse nella Seconda Guerra mondiale nel 1943 tra l’esercito tedesco di Hitler e l’Armata rossa di Stalin. Durò praticamente tutto il mese di luglio di quell’anno, a 460 chilometri a sud di Mosca. Viene considerata il punto di svolta della Seconda Guerra mondiale. Da quel momento iniziò l’avanzata sovietica fino alla vittoria finale a Berlino.

E’ bene ricordare che i nazisti possedevano allora carri armati più potenti ed efficaci di quelli sovietici ma in numero nettamente inferiore. Oltre 3.000 contro i mille della Wehrmacht. Eppure nonostante le maggiori perdite la vittoria toccò ai russi. Fu una battaglia devastante tra due grandi forze militari. Il più grande scontro di carri armati che si ricordi. Non fu una guerra di movimento ma di scontro frontale.

Mosca ieri come oggi non si curò delle innumerevoli perdite. Non era e non è nella sua cultura. Qualche insegnamento in merito, chissà, si può prendere. La Storia non si ripete mai del tutto uguale ma forse qualche insegnamento può darlo. E l’Occidente nella sua storia contro le dittature può comunque farlo proprio.