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La partita del nucleare

Decreto energia, il governo è atteso alla prova del voto. Finiani permettendo

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La crisi interna al partito di maggioranza è intervenuta in uno dei momenti più delicati della politica nucleare. All’indomani della decisione di rinviare ai probiviri Briguglio, Granata e Bocchino, era prevista l’approvazione del decreto legge che semplifica le regole di nomina dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. L’annuncio della costituzione del nuovo gruppo “Futuro e Libertà” ha scosso la maggioranza e ha avuto come primo effetto lo slittamento delle votazioni a stamani.

Il rinvio è stato deciso venerdì scorso a maggioranza ed in un primo tempo ha fatto aumentare il rischio che il decreto legge 105/10 fosse lasciato decadere. Tanto più alla luce delle intenzioni manifestate dalla Camera di rimettere mano al testo, che a questo punto dovrebbe tornare al Senato per l’approvazione definitiva. Il decreto è un primo banco di prova delle tenuta della maggioranza. Dopo la votazione finale, il testo sarà pronto per il Senato già per domani. Il dibattito sulla mozione di sfiducia di Caliendo si svolgerà quindi in contemporanea con l’esame in seconda lettura del decreto legge energia.

Il termine per la conversione in legge del provvedimento è il 7 settembre, ma di mezzo ci sono le vacanze estive. La conferenza dei capigruppo di ieri ha quindi deciso di chiudere l’esame in questa settimana.

Il decreto è già stato modificato dal Senato per limare le deroghe al regime di incompatibilità che si vogliono concedere in sede di prima nomina. Di fatto, si torna ad escludere il doppio incarico per i componenti dell’Agenzia, preservando la possibilità, prevista dal decreto, di nominare un parlamentare al vertice dell’autorità.

Una norma interpretata come la premessa alla nomina del senatore Umberto Veronesi a presidente dell’Agenzia e nel contempo aspramente contestata dall’opposizione, che ha presentato due questioni pregiudiziali denunciando l’incostituzionalità del provvedimento.

Le dichiarazioni rese dall’oncologo, che si è detto pronto a lasciare l’incarico parlamentare in caso di sua nomina a capo dell’autorità, potrebbero indurre la maggioranza a scendere ad un compromesso.

Ma il decreto legge che questa settimana dovrà essere approvato in tutta fretta da Camera e Senato reca altre disposizioni di interesse per il progetto di ritorno al nucleare.

Con una modifica approvata dal Senato si è stata prevista la possibilità di nominare dei commissari straordinari con il compito di assicurare la pronta autorizzazione e realizzazione dei progetti di impianti strategici di produzione di fonti energetiche, quindi anche dei combustibili utilizzati dalle centrali nucleari. Un meccanismo che prima interessava i soli impianti di produzione di energia elettrica e la cui applicazione alla produzione di combustibili nucleari ha sollevato le proteste dell’opposizione. C’è da dire che le ultime disposizioni approvate dal Senato annacquano in modo significativo i poteri del commissario, che agirà comunque nell’alveo di un quadro deciso d’intesa con la regione interessata e per i soli progetti finanziati con capitale prevalentemente pubblico. Quest’ultima correzione è stata scritta per venire incontro al giudizio di incostituzionalità espresso dalla Consulta sulla norma precedente, che prevedeva la nomina di commissari per infrastrutture urgenti finanziate con capitale privato.

Molti altri nodi devono trovare una soluzione con la conversione del decreto energia. Probabilmente i più importanti riguardano la definizione di un quadro legislativo più certo nel settore delle rinnovabili. Il Senato ha, infatti, modificato il testo per procedere alla regolarizzazione di impianti rinnovabili autorizzati e costruiti (o in via di realizzazione) in conformità a norme regionali poi dichiarate incostituzionali e ha meglio definito le norme che regolano il procedimento autorizzativi degli impianti da fonte rinnovabile.

La mancata nomina del Ministro dello sviluppo economico, attesa per venerdì scorso, e il rinvio dell’esame del decreto energia ha gettato un’ombra sulla capacità di dare stabilità e continuità al processo di ritorno al nucleare. Sotto il caldo di questi giorni tutti gruppi parlamentari di maggioranza sono chiamati alle proprie responsabilità e, per contro, il Governo dovrà dar prova della sua solidità senza cercare alibi, almeno su un tema come quello dell’energia, su cui vi è stata sinora un’ampia convergenza tra le anime del centrodestra e che per questo non si dovrebbe pagare il dazio dell’instabilità politica.

 

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1 COMMENT

  1. Il balletto delle scelte condivise e delle nomine
    Ora ci fermiamo per il decreto nomine all’energia? Non se ne può più con la bipartisaneria, ultimo grido stridulo del politicamente corretto. Veronesi può andar bene perché è in gamba, e ciò – se non ha importanza per un comunista che vede il mondo in modo mafiosamente totalitario – ha invece il suo peso per un liberale. Di scelte degne ce n’è a bizzeffe: si vada avanti con Veronesi, con Giovanni Lelli, con Filippo Gaddo, con Pecoraro Scanio, con Adriano Celentano, con Franco Battaglia (preferirei quest’ultimo). Ci sono scelte di ogni tipo, sia che sia voglia sviluppare il nucleare, sia che si voglia affossarlo. Chi ha la responsabilità delle decisioni, spiani la strada e – per decenza – decida. Una persona intelligente ha scritto:” Per quanto tempo ancora questo Paese che non avanza rimarrà avanzato?”.

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