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Del Noce, Pansa, Scruton: bussole vive ancora oggi (oltre le celebrazioni)

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Ci sono occasioni in cui è facile rendersi conto di quanto nella società sia ancora importante la componente “cerimoniale”: accade con i rituali del potere come le incoronazioni e gli insediamenti solenni, o con le commemorazioni di eventi storici significativi.

Ma accade anche quando vengono a mancare o si ricordano scrittori, poeti e pensatori, a volte anche uomini politici o grandi manager.

La nostra comunità, quella che possiamo circoscrivere con i termini liberal-conservatore e nazionale, ne ha avuto la riprova in pochi giorni: dopo aver celebrato Augusto Del Noce a venti anni dalla morte, ha assistito stupefatta alla scomparsa parallela di Giampaolo Pansa e Roger Scruton.

Non c’è bisogno di sottolineare che si tratta di tre personaggi con caratteristiche e contenuti diversi. Ma se ci domandiamo che cosa li unisce per noi, risponderei che in un mondo sempre più caratterizzato dall’assenza di certezze – l’oceano di link orizzontali e contraddittori in cui tutti tendenzialmente navighiamo – queste persone hanno svolto la funzione della bussola, ci hanno aiutato ad orientarci.

Questo elemento è stato sottolineato in molti commenti, e così – volendo – si potrebbe chiudere anche questo modesto ricordino.

 

Ma le cose non sono così semplici. In un mondo dove a livello di tifoserie le contrapposizioni sono (o sembrano) sempre nette e perentorie, le mappe in realtà sono accidentate e le bussole complicate: nessuno dei tre personaggi infatti si presta ad una lettura monodirezionale. Credo che in generale questa sia una caratteristica del pensiero conservatore, non essere quasi mai un ricettario buono per tutte le occasioni, un manuale delle giovani marmotte dove trovare una risposta univoca a tutte le contraddizioni del nostro tempo. Di mezzo c’è sempre un lavoro: la fatica di ragionare, confrontare, valutare.

Con Augusto Del Noce bisogna addentrarsi negli snodi della storia, della filosofia e delle ideologie: non sempre è facile discernere il percorso interpretativo, e andare oltre gli schemi predominanti ad esempio sul rapporto tra fascismo, azionismo e comunismo o sulla lettura del ruolo di Gentile nella vicenda politica e culturale del ventennio.

Di Giampaolo Pansa, il partigiano eretico e sempre “contromano” (come lo ha definito Vittorio Macioce) il giornalista-storico che sulle stragi comuniste seguite all’aprile 45 rese di pubblico dominio ciò che prima veniva trasmesso in una specie di samizdat coi libri di Giorgio Pisanò, bisogna ricordare che non ha mai smesso di essere un vero bastian contrario e che anche quando scriveva sulla Verità e su Panorama non risparmiava il suo dissenso sarcastico nei confronti di Matteo Salvini, a cui ha dedicato l’ultimo, polemico libro: Il Dittatore.

Roger Scruton poi, da buon inglese anticonformista, è stato un irregolare a tutti gli effetti: sintetizzando possiamo giustamente dire che il suo insegnamento fondamentale è stato che la differenza profonda tra destra e sinistra sta nella consapevolezza di un’eredità di appartenenza da una parte, e dall’altra nella ricerca di esperienze fluide che allarghino la sfera dei diritti, come ha scritto Gaetano Quagliariello, sigillandolo come “gigante del conservatorismo”. E quando si parla di lui certamente è obbligatorio il richiamo a Edmund Burke e alle sue Riflessioni sulla rivoluzione francese, e lo ha fatto esplicitamente, mettendoli in parallelo, anche Marco Gervasoni in un bell’articolo. Ma proprio la matrice empiristica e ‘burkiana’ fa sì che le sue conclusioni, sempre basate sull’osservazione dei fatti, qualche volta si discostino dagli schemi che ci si aspetterebbe, specie nell’orizzonte del conservatorismo latino, come ha commentato Oscar Sanguinetti sul sito di Alleanza Cattolica. Basta scorrere i capitoli del suo ‘Manifesto dei conservatori’ per rendersene conto: su ogni tema ‘caldo’, la cittadinanza e la nazione, l’animalismo, la vita e la morte, il suo è un percorso di riflessione e di stimolante rimessa in discussione dei ‘nostri’ luoghi comuni: specialmente paradigmatico e ‘scrutoniano’ il capitolo sull’ambiente, incentrato sul rapporto tra conservazione dalle istituzioni e delle tradizioni e conservazione del territorio, con la condanna della rapina e del dissesto causati dall’avidità di denaro.

 

Insomma, ci sono tanti motivi per celebrare questi nostri maestri e assumerli nel Pantheon dove stanno i grandi padri, da Edmund Burke in poi. Ma per rendere loro veramente onore bisogna leggerli, anzi leggerli e discuterci, come ogni vero conservatore si aspetta che accada con i suoi libri.

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