"Libertà senza eguaglianza, eguaglianza nella libertà"

Destra e sinistra nel glossario scalfariano

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Glossario Scalfariano. Anno 2012. Lezione domenicale, 30 settembre.

Fuori, giornata uggiosa, crisi economica, disoccupazione alle stelle, incertezza istituzionale, calzolai in mediobanca, rottamatori in camper, caos culturale.

Dice il rottamatore in camper, che dobbiamo superare il retaggio culturale del passato, dobbiamo smetterla di pensare alla Destra e alla Sinistra, cominciare a pensare in nuovo.

Ma non è così. Scalfari Eugenio non ci sta proprio.

“Hanno un senso, destra e sinistra, eccome. Nell'equilibrio tra i due fondamentali principi di libertà e di eguaglianza la sinistra sceglie l'eguaglianza nella libertà e la destra sceglie la libertà senza l'eguaglianza. Questa è la differenza e non è cosa da poco”.

Certo. Messa così non è cosa da poco. No. Poi se uno si ferma a rileggere con attenzione, sente come un retrogusto, un non so che, come se ci fosse qualcosa che non quadra.

Facciamo ordine. La Destra sceglie la libertà senza l’eguaglianza. E questo è chiaro. Ognuno è libero di far ciò che vuole: se ha le capacità, l’astuzia, la voglia e la fortuna, realizza se stesso. Se invece gli manca qualche ingrediente è spacciato. Nessuno lo aiuterà mai, perché la Destra è solo libertà e la libertà è un principio egoista, di per sé. E’ qui che entra la sinistra: per correggere, per sistemare, per riequilibrare, laddove la libertà non arriva. La sinistra sceglie l’eguaglianza nella libertà. Questo però è meno chiaro. Al di là dello stile prosaico, che non si discute, il concetto non si afferra così prontamente.

L’eguaglianza nella libertà….. la precondizione è l’eguaglianza, poi viene la libertà. Cioè, è bene che uno abbia “condizioni uguali” ad un altro, indipendentemente dalle sue capacità, dalla sua voglia, dal suo impegno. Quando tutti saranno uguali, tutti saranno liberi. Trovato! Il buon vecchio retaggio della sinistra accademica e professorale. Eccolo là. Il diktat ideologico. Un po’ camuffato, imbellettato, ma pur sempre lui.

Fuori, giornata uggiosa, crisi economica, disoccupazione alle stelle, incertezza istituzionale, calzolai in mediobanca, rottamatori in camper,caos culturale.

Glossario Scalfariano. Anno 2012. Lezione domenicale. La stessa dal 1976.

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11 COMMENTS

  1. Eguaglianza nella libertà
    Non credo che Scalfari intenda che l’eguaglianza viene prima della libertà, e che quindi le “condizioni uguali” siano da intendersi come indipendenti da impegno, capacità, voglia di fare.
    Le “condizioni uguali” dovrebbero essere quelle “di partenza”, cioè tendenzialmente gli individui, per chi si sente di sinistra, dovrebbero avere opportunità simili indipendententemente dalle loro condizioni sociali ed economiche di nascita.
    Chiaro che se poi non sfruttano le opportunità, perché incapaci, perché indolenti, e così via, dovranno adattarsi ad una condizione sociale ed economica diversa rispetto a chi le opportunità le ha colte e le ha fatte fruttare.

    Il “correttivo” dell’egugaglianza dovrebbe cioè agire sul lato delle opportunità. E al soccorso temporaneo nei confronti di chi, per sua sfortuna e non per sua colpa, si trovi in una situazione di bisogno. La quale ovviamente deve essere limitata nel tempo e combattuta dal soggetto, se questo è sano e forte e quindi ha tutte le possibilità di ricostruirsi con merito un’altra strada.

    La destra è invece molto più incline a considerare la fortuna e la sfortuna come elementi di fronte ai quali “fare spallucce”, da considerare come evenienze che vanno messe in conto e alle quali non vanno apportati “correttivi” da parte della società. Al massimo ci penserà il buon Dio, nella prossima vita, a distribuire un po’ più equamente le cose.

    Ne risulta un rischio elevato di mancanza di meritocrazia: se sei nato “bene”, pur essendo indolente e incapace è molto difficile che tu possa pagarne serie conseguenze; se sei nato in una zona socioeconomica medio-bassa o bassa, invece, pur essendo magari motivato e capace rischi di trovarti inchiodato alla stessa condizione per tutta la vita.

    Questa immobilità sociale la destra è più incline a considerarla normale, un “ordine sociale” in cui ognuno, preso atto di quello che è il suo “posto nel mondo”, deve rispettare la sua posizione senza avere grilli per la testa. La sinistra invece è più incline a considerarla un’ingiustizia, che va cambiata con la forza della legge, disincentivando gli atteggiamenti di accumulazione improduttiva della ricchezza.

  2. Eguaglianza
    Come dice Sergio Ricossa (che dovremmo rileggere tutti), anche se ridistribuissimo d’autorità la ricchezza in parti uguali (violando la proprietà privata, che è un diritto umano inviolabile, come piacerebbe fare a Scalfari e a quelli come lui), nell’arco di due o tre generazioni saremmo daccapo; perché gli esseri umani agiscono in modo differente; e cercare di equalizzare la condizione degli esseri umani (e nel vocabolario della sinistra Democratico è sinonimo di Egalitario) porta solo a calpestare sistematicamente i diritti umani fondamentali.
    Quindi in un certo senso Scalfari ha ragione: nel senso che non è questione di “giustizia” (e pretende di spiegarcelo lui cos’è la giustizia), ma è una questione di libertà; e io sto dalla parte della libertà.

  3. A ciascuno il suo
    Libertà senza uguaglianza è la formulazione errata, e in quanto tale non poteva non essere scalfariana, di ciò che realmente la Destra dovrebbe scegliere. L’artificio sta nell’uso della dicotomia liberta-uguaglianza, a cui sovente ci si riferisce quando si tratta della differenza di idee tra Rivoluzione francese e guerra di indipendenza americana. Niente di ciò: la Destra supera tale bipartizione, approdando a quella che nell’espressione di Adriano Romualdi è “equa disuguaglianza qualitativa”.

  4. Non male…
    …il commento precedente, a cui potrei aggiungere qualcosa. Intanto, non è detto che la frase “l’eguaglianza nella libertà” voglia porre l’eguaglianza come fattore prioritario; può essere anche intesa nel senso che intanto c’è la libertà, e poi all’interno di un contesto di libertà si debbano creare le condizioni per l’eguaglianza. Inoltre, davvero “la libertà è un principio egoista”, come si scrive nell’articolo? La libertà è certo personale e potrebbe anche essere in qualche modo “egoista”, ma di sicuro non può essere infinita. Diceva una vecchio adagio: “la mia libertà finisce dove inizia la tua…”. Il fatto è che non viviamo isolati nella jungla come Tarzan, ma in comunità affollate e regolate da norme, per cui non ci è consentito, e comunque non sarebbe possibile, fare tutto quello che ci pare. Al di là dei comportamenti delittuosi, rimane il fatto che dobbiamo condividere con tanti altri nostri simili, spazi e risorse (non illimitate), opportunità e, persino, sogni e speranze…La natura umana è quella e, malgrado tanti millenni di evoluzione che ci hanno fatto diventare esseri assolutamente straordinari rispetto a tutto il resto del mondo vivente, basta poco che ritorni lo spirito del branco e ci copriamo delle peggiori nefandezze. Invece abbiamo deciso di vivere in comunità “civili”, che ammettono le differenze, ma non dovrebbero accettare i soprusi. E sopruso potrebbe essere anche uno sfruttamento eccessivo di rendite di posizione, anche al di là dei meriti personali. Sul filo del sottile confine tra libero arbitrio e sopraffazione delle libertà altrui, si giocano le sensibilità tra destra e sinistra. Detto tutto ciò, io non sono d’accordo con Scalfari che mi sembra abbia tirato fuori l’argomento in modo pretestuoso e con un retroterra ideologico passatista. Nel merito, al di là di destra e sinistra, io penso che oggi ci sarebbero gli strumenti perché ognuno rimanga libero di dare il meglio di sé stesso, senza limitare le possibilità altrui, ma, invece, le rendite di posizioni soffocano tanti, mentre la meritocrazia è solo una chimera.

  5. Superficialitá
    Rimango basito dal pressapochismo di Scalfari. O forse non è pressapochismo ma semplice furberia. La differenza non è tra libertá ed eguaglianza, ma tra l’eguaglianza di opportunitá di partenza tipica del pensiero liberale e l’eguaglianza in arrivo tipica del socialismo e che prevede anche l’idea illiberale di redistribuzione del reddito con l’imposizione fiscale.
    E poi, non raccontiamoci balle. L’eguaglianza di cui parla Scalfari e di cui la sx è pervasa è in realtá l’egualitarismo, il voler livellare tutto per legge, la cancellazione del merito perchè offende i mediocri, in sintesi tutto quel vecchio ciarpame ideologico. della sinistra presocialdemocratica che oramai ha spazio solo in un paese vecchio ed arretrato come il nostro.

  6. destra e sinistra nel glossario scalfariano
    Non se ne può più di barbuti tromboni alla Scalfari. La espressione “libertà SENZA uguaglianza e uguaglianza NELLA libertà” potrà essere suggestiva, ma in realtà può esserlo solo quanto lo è un prodotto industriale di qualità pessima ma confezionato con grande attenzione ( massima attenzione al contenitore, minima al contenuto, tipico della mentalità laica). Dunque:
    1) “libertà senza uguaglianza”, che secondo Scalfari, sembrerebbe di capire, sarebbe l’essenza (secondo Lui negativa) della concezione politica dell’area cattolica (non della destra); è, infatti, l’essenza della convivenza civile e democratica: secondo la concezione cattolica la vita dell’uomo deve essere incentratta sulla “libertà” nel senso di libertà di intraprendere, di pensare, di potersi esprimere, di amare il prossimo, cioé un concetto positivo di libertà, non certo di fare ciò che uno vuole; l’uguaglianza, per i cattolici, è un concetto morale di uguaglianza davanti a Dio e davanti alla giustizia terrena, sicuramente non in senso strettamente economico (parabola dei talenti, per capirci (..ma vallo a spigare al “pensoso” Scalfari…
    2) “uguaglianza nella libertà”, espressione tanto bellina e ben confenzionata, però contiene (purtroppo per Scalfari) la “magagna”: se l’uguaglianza diventa il primo valore, chiunque comprende bene quanto tale tesi sia “innaturale” essendo il mondo fatto solo di diversità…..questo è inconfutabile ( lo sanno pure gli arabi “Allah ama la varietà meravigliosa”) . Di conseguenza, se al primo posto si mette qualcosa di innaturale e cioé, quindi, non vero, ciò che ne consegue non può essere logico ; cioé l’uguaglianza è inconciliabile con la libertà, essa è conciliabile solo con la dittatura : fascismo e/o comunismo. Questo spiega anche perché, quando “costoro” si invischiano in tesi “impegnate” generalmente relegano la cultura cattolica nel silenzio, come se non esistesse: è il problema di entrambi. Solo che, di TROMBONI e barbe finte, non ne possiamo, sinceramente, più. Diamo una mano, (la più ecologica di tutte!!) anche a ripulire la Chiesa dalla mala pianta della “cultura laica”.

  7. Dati i dotti commenti appena
    Dati i dotti commenti appena letti ne darò un’interpretazione più prosaica ma immediata, attenendomi ad un proverbio savonese, per descrivere la weltanschauung dell’uomo barbuto.
    “Son tutti bulicci col c*** degli altri”

  8. Invito alla lettura
    Invito tutti, dall’autore ai commentatori, a leggersi – o a rileggersi, per chi lo avesse già fatto – il libro del “filosofo contadino” Gustave Thibon (1903-2001) “Ritorno al reale. Prime e seconde diagnosi in tema di fisiologia sociale” (Effedieffe, Milano 1998). Anche se risalgono alla metà del secolo scorso, questi scritti del “paysan de l’Ardèche” non hanno perso di “attualità”.

  9. Non prima di aver letto la
    Non prima di aver letto la raccolta di articoli e saggi di Scalfari edita dalla Einaudi per la collana de i Meridiani. Come si dice dalle mie parti, “mì no è buccia di giogga!”.

  10. Ignoratelo
    Scalfari e’ un giornalista politico dei peggiori al mondo per faziosita’. Nella stampa anglosassone non potrebbe esistere, in quanto verrebbe invitato a darsi alla politica. Repubblica non e’ un giornale, ma un partito giornale che continua a diffondere un profondo senso di antiitalianismo – che ci rende un Paese unico al mondo per mancanza di senso nazionale – e di settarismo negativo, violento ed odioso. Secondo la semplicistica ed infinitamente stupida vulgata di Repubblica, esistono i buoni, che sono nella sinistra catto-marxista- consociativa, ed i cattivi, tutti a destra e che ovviamente riassumono tutte le caratteristiche della presunta indegnita’nazionale, storicamente dovuta alla mancata rivoluzione protestante ed al fascismo.
    Scalfari e’ un solo giornalista fazioso come pochi, e le sue idee hanno scarsa rilevanza ed interesse sotto il profilo politico o filosofico. Non gli dedicherei spazio alcuno.

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