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Di Maio abbraccia la Cina, noi invece consigliamo il “distanziamento” (geopolitico)

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Solidarietà. In tempo di pandemia si è tornati prepotentemente ad usare questo termine un po’ impolverato. Con il dilagare del virus abbiamo assistito a innumerevoli manifestazioni: raccolte fondi promosse da vip influenti e donazioni generose da parte di tycoon multimilionari. Per non parlare della macchina del volontariato, che, come da miglior tradizione italiana, ha visto il mobilitarsi di migliaia di concittadini. Lo sforzo profuso è stato certamente eccezionale, al netto di tutte problematiche e dei molteplici errori di gestione commessi dal governo. La difficile condizione in cui versa il nostro Paese ha attirato l’attenzione anche al di là dei confini, e vari esecutivi si sono attivati per offrire il loro contributo. Abbiamo visto un piccolo Paese come l’Albania inviare un contingente di medici e infermieri – dopo il bel discorso pronunciato dal premier Rama – seguito poi da altre realtà come la Romania e la Norvegia, dando così un sostegno importante ai nostri sanitari stremati dalla lotta contro il virus.

Chiaramente le grandi potenze non sono rimaste a guardare: l’alleato statunitense ha inviato grossi quantitativi di materiale sanitario e tramite un’organizzazione non governativa – la Samaritan’s Purse – ha allestito in brevissimo tempo un ospedale da campo a Cremona, una delle città più colpite dalla tragedia. Non è finita qua, perché il Presidente Trump, nonostante la difficile situazione interna, ha annunciato un piano di importanti aiuti economici per contrastare l’inevitabile recessione che si abbatterà sull’Italia. Non è mancato il sostegno nemmeno da parte russa: da Mosca sono arrivate numerose dotazioni sanitarie e una task force di medici ed esperti che ha operato direttamente nell’occhio del ciclone, quella Bergamo diventata il simbolo delle devastazioni causate dal Covid-19. Da segnalare purtroppo, ancora una volta, l’inconsistenza della risposta europea: i grandi annunci e le dichiarazioni dei leader hanno lasciato ben presto il posto ai litigi, alle divisioni e alle gelosie. Ancora una volta si è persa una grande occasione. L’Unione si trova dinanzi al più grande bivio della sua esistenza e rischia, come mai successo in passato, di soccombere sotto il peso della burocrazia.

Gli aiuti si sa, sono sempre bene accetti. Ma alcuni sembrano essere più graditi di altri. È il caso della Cina, il Paese in cui si è originata la pandemia. È stato dato enorme risalto al materiale sanitario pervenuto da Pechino assieme a una delegazione di medici, i quali sono stati accolti come delle rockstar. Ci si è dimenticati in fretta degli errori commessi dal regime nella gestione delle primissime fasi dell’epidemia – che hanno permesso al virus di espandersi nel globo – come si è preferito ignorare i dubbi, legittimi e sollevati da più parti, sui reali numeri del contagio nel Paese del Dragone.

L’impressione, purtroppo, è che il partito cinese in Italia stia vedendo ingrossarsi le proprie fila, trovando importanti sponde all’interno del Movimento 5 stelle, con il Ministro degli Esteri Di Maio a fungere da principale sponsor. Il cammino intrapreso è apparso chiaro sin dalla firma sul memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta avvenuta lo scorso anno, che ha visto l’Italia nelle vesti di primo Paese occidentale aderente al progetto. Lo scatenarsi della crisi sanitaria ha rinvigorito il pressing del gigante cinese sulla penisola: il timore è che la depressione economica causata dal lockdown possa permettere al Dragone di banchettare con ciò che resta delle nostre aziende, aumentando così esponenzialmente la propria influenza nel Belpaese.

Un’eventualità, questa, assolutamente nefasta, che ci spingerebbe tra le braccia di un regime autocratico e nemico della libertà.

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