Dietro il caro-vita c’è l’impennata dei prezzi delle materie prime
12 Marzo 2008
Nei giorni passati si è data molta enfasi all’aumento dei prezzi dei beni alimentari di largo consumo (pane, pasta), imputandoli ai comportamenti collusivi dei fornai o dei pastai italiani. Una tesi questa completamente priva di senso, come ben documentato da Rosamaria Bitetti su L’Occidentale.
Pochi hanno osservato invece che l’aumento del prezzo dei beni finali è sostanzialmente causato dall’incremento dei prezzi delle materie prime alimentari. Questi sono stati spinti al rialzo dalla rapida crescita della domanda di materie prime agricole – cereali, barbabietole, soia – impiegati per la produzione di bio-carburanti, a sua volta stimolata da ingenti sussidi offerti ai produttori dai governi di Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Brasile.
Dall’anno 2000 a oggi la domanda di materie prime agricole per usi industriali è aumentata del 25 per cento, mentre quella per usi alimentari o agricoli è salita del 4 – 7 per cento.
Secondo un recente rapporto del Fondo monetario internazionale, se gli Stati Uniti e la UE abolissero i sussidi governativi ai bio-carburanti (crediti fiscali, tariffe alle importazioni ecc.), il prezzo mondiale di grano, granturco e soia sarebbe inferiore ai valori attuali di almeno il 10 per cento (IMF, World Economic Outlook, October 2007).
Per altro a tenere alti i prezzi dei prodotti agricoli concorrono anche le costosissime politiche di sostegno all’agricoltura della UE (la PAC) e degli SU.
Innanzitutto, nei paesi industriali le tariffe all’importazione di prodotti agricoli, provenienti prevalentemente dai paesi in via di sviluppo dotati di ampi spazi di produzione, determinano un livello dei prezzi alla frontiera che risulta superiore del 20 per cento al livello prevalente sul mercato mondiale, secondo le stime dell’OCSE (OECD, Economic Outlook, December 2007). Inoltre, le politiche di sostegno del reddito dei produttori agricoli nei paesi industriali costituiscono la componente quantitativamente più importante del sussidio all’agricoltura.
Queste politiche, che si concretizzano in meccanismi di sostegno del prezzo domestico o di incentivi basati sulle quantità prodotte, hanno il grave effetto di annullare il valore segnaletico dei prezzi che si formano sul mercato libero. Ne consegue che nei paesi industriali i produttori sono disincentivati dall’adeguare le quantità offerte al variare della domanda e viene quindi impedito il benefico effetto calmieratore sui prezzi.
L’aspetto paradossale di tutta questa vicenda è quindi che i cittadini europei subiscono oltre al danno anche la beffa. Non solo pagano le tasse per sussidiare la produzione di bio carburanti (una tecnologia energetica sulla cui efficacia molti nutrono forti dubbi) o le politiche di sostegno ai produttori agricoli, ma vedono anche aumentare il costo dei cereali e delle altre materie prime che si riflette in aumenti del prezzo al dettaglio di pane, pasta, latte.
