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Pillole cinesi

Dimmi chi mangi e ti dirò di che squadra sei

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I cinesi sono famosi per la loro cucina. Tuttavia, chi in questi giorni affolla gli impianti sportivi delle Olimpiadi non riesce ad apprezzarla. Molti tifosi allo Stadio Olimpico di Pechino, ad esempio, riferiscono di lunghe file, spesso inutili, agli stand gastronomici perché, una volta arrivati alla cassa, si scopre che anche i cibi più elementari sono finiti da un pezzo.

Nella maggior parte dei casi, la scelta non va oltre un pacchetto di crackers, spaghetti di riso secchi (e non è che li si possa immergere nell'acqua calda...), pane e patatine fritte. Chi rimane a bocca asciutta non può nemmeno consolarsi con un panino acquistato all'esterno perché, tra le ferree regole imposte agli ingressi degli stadi, c'è anche il divieto di introdurre "cibi che possono essere facilmente lanciati".

Di fatto, ogni cosa commestibile è bandita dagli stadi. A lamentarsi di questo trattamento sono soprattutto i giornali americani, che addirittura sottolineano le inconciliabili abitudini culinarie dei cinesi e degli occidentali. I primi, si fa notare, mangiano molto presto e a casa propria, così non penseranno mai di cibarsi ulteriormente allo stadio. Gli americani, al contrario, amano consumare lauti pasti proprio mentre assistono a un evento sportivo.

Forse si tratta di piccoli inconvenienti, inevitabili quando ci si immerge in un'olimpiade. Meglio allora prenderla con filosofia e soprattutto evitare l'errore che fece un famoso imprenditore italiano qualche tempo fa in Cina. Prima si indignò della passione dei cinesi per la carne di cane (per altro eliminata da ogni menù olimpico). Poi, quando gli ricordarono che noi occidentali cuciniamo viva l'aragosta o ingrassiamo all'inverosimile un'anatra per fare il foie gras, rimase senza parole.

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