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Intercettazioni sessiste

Donna e ministro dunque colpevole

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Si può leggere sulle pagine dei quotidiani la trascrizione di un'intercettazione in cui si dice che una ministra, che nell'indagine nemmeno entra è brutta, antipatica e peggio? Si può rivendicare tutto questo come un essenziale contributo alla trasparenza? La tutela del privato non è solo un diritto della persona, garantito da un'apposita authority. È il fondamento della libertà individuale, una barriera costruita a protezione della libertà di coscienza, di quello spazio interiore che dovrebbe essere inviolabile in qualunque nazione civile.

Non si tratta solo di non essere spiati, invasi da strumenti tecnologici, sbattuti sulle pagine dei giornali, ma di poter essere liberamente noi stessi nella banalità del quotidiano, con le nostre piccole meschinità, il bene e il male, le vanterie, le sciocchezze, gli sfoghi ingiusti, le autogratificazioni che servono a vivere e a sopravvivere.

L'interiorità è il luogo della solitudine e nessun rapporto, neanche il più stretto e il più amoroso, potrebbe sostenere un'assoluta condivisione dei pensieri segreti, delle emozioni non dette. È uno spazio che vive in ombra, che non sopporta la luce dei riflettori, perché dalla troppa luce viene inesorabilmente deformato.

La trasparenza, insomma, non può riguardare il magma dei sentimenti e risentimenti che abitano l'animo umano. La Chiesa lo sa perché è con il cristianesimo che è nato il concetto di coscienza, ed è proprio l'esistenza in ogni uomo della coscienza, insieme all'affermazione della sua irriducibile libertà, che ci rende uguali, fratelli, tutti degni dello stesso rispetto. Le cose dette al confessionale sono difese da un obbligo assoluto di segretezza, ed è nel mondo protestante, non in quello cattolico, che si attribuisce un'immediata valenza pubblica e sociale al peccato, che condiziona l'appartenenza alla comunità.

Nelle telefonate private ciascuno di noi afferma cose che a volte nemmeno pensa davvero, spesso si lancia in giudizi avventurosi, sfoghi incontrollati, millanterie evidenti. Pubblicare questa roba, in particolare quando si parla di terze persone che non c`entrano, non è un servizio alla trasparenza, ma è un modo per intorbidare le acque.

L'abolizione di ogni schermo tra privato e pubblico appartiene a culture politiche non democratiche.

Sul tema mi piacerebbe sentire la voce dei cattolici, perché il disprezzo con cui viene violata l'intimità della persona non può non riguardarli direttamente.

Abbiamo assistito alla mobilitazione di una parte del mondo cattolico perché i serbatoi e le tubature (non l'acqua, che non era in discussione) restassero in mano agli enti locali. Non si può oggi tacere sulla ferita alla dignità della persona prodotta dalla pubblicazione indiscriminata di conversazioni rubate, e dal rischio che l'opinione pubblica si abitui a considerare questi metodi come il necessario contrappeso all'opacità della politica. E, per offrire un piccolo contributo di verità, la ministra di cui si sparla è brava, simpatica, e certamente bella.

* Sottosegretario alla Salute

(Tratto da Il Tempo)

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1 COMMENT

  1. Cattolici sempre più tranquilli con fiducia staliniana
    Che cosa dire: ci si può richiamare alla preminenza dei principi, ci si può richiamare alla preminenza dei fini (se nobili ed eccelsi, non ci piove). Nell’emergenza e nell’urgenza dell’odierna temperie preminenza al fine (che si confonde peraltro con il principio sommo del bene comune): sputtanare e bastonare tutto intorno a Berlusconi, e vedrai che qualcosa succede e qualcuno capisce. Sui principi si dovrà un po’ forse derogare – e si immagini con quale spasimo della coscienza – quindi bisognerà fottersene (to screw, ora si può dire) e con procedure tipiche o atipiche responsabilmente “sacrificare il diritto alla riservatezza”. Art. 13 -14 -15? Procedure e motivazioni comunque inoppugnabili; e in quanto alle garanzie vorremo forse criticare i supremi garanti costituzionali? Adesso sorveglia e si muove perfino il Copasir. Siamo tranquilli.

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