Dopo il voto Lombardo va dritto per la sua strada e pensa al partito del Sud

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Dopo il voto Lombardo va dritto per la sua strada e pensa al partito del Sud

09 Giugno 2009

Anche se il Pdl in Sicilia si conferma il partito di maggioranza il voto uscito dalle urne, vuoi per il forte dato dell’astensionismo, vuoi per il disamore dei siciliani dopo le troppe polemiche delle scorse settimane, è un voto certo non definibile dentro semplici confini politici, ma è un dato che suscita ancora più incertezza. Già dai prossimi giorni le alleanze spezzate dall’azzeramento della giunta Lombardo mostreranno le avvisaglie di quelli che sono i “crediti” da vantare, rinviati, appunto, al dopo elezioni. Dissapori che nascono alla luce della definizione completa della nuova giunta regionale di governo e in relazione alla posizione degli autonomisti dell’Mpa che hanno ottenuto, non da soli, un buon risultato nella Regione,  ma deludono su scala nazionale, dove non superano la soglia di sbarramento del 4 per cento, rimanendo fuori dal Parlamento europeo.

Ma già nella mattinata di ieri Lombardo non mostrava alcun segno di cedimento rispetto alle posizioni e faceva capire che è pronto ad andare per la strada intrapresa dopo la crisi alla Regione. Anzi in serata ha annunciato che, in Sicilia, ci vorrebbe un grande partito del Sud: “”Il Mezzogiorno è scomparso dall’agenda del governo – ha considerato il presidente – e per questo, ora più che mai, occorre fare il partito del Mezzogiorno”. Lo stesso Lombardo, però, ha anche riconosciuto che “la sua coalizione non ha retto sopra Napoli”.

Sul piano del gioco di forze all’interno del Pdl c’è grande entusiasmo dentro la corrente Castiglione – Alfano che è riuscita a strappare due seggi all’Europarlamento con l’ex assessore all’Agricoltura Giovanni La Via – uno di quelli che non ha accettato di entrare nuovamente in giunta nel Lombardo bis – e con Salvatore Iacolino. Rimane fuori, per il momento, Michele Cimino uno dei ribelli della corrente Miccichè, riconfermato alla guida dell’assessorato al Bilancio della Regione. “La nostra linea politica, quella dei coordinatori Castiglione e Nania e la mia – commenta il capogruppo Pdl all’Ars Innocenzo Leontini – è quella della fedeltà alla maggioranza regionale uscita dalle urne, quella che non cede a inciuci, a trasversalità e alleanze improprie”.

L’Udc rimasto fuori dalla maggioranza in Sicilia si ritiene soddisfatto e, addirittura, trova un “avvocato della difesa” a sorpresa, il sindaco della città di Messina, nonché deputato regionale, che non è dell’Udc, ma del Pdl (ex An), Giuseppe Buzzanca, il quale manda a dire a Lombardo che deve dimettersi, se l’Udc non entra nella nuova giunta alla Regione. “L’Udc – ha detto Buzzanca – continua ad essere il primo alleato del Pdl e non può essere estromesso dalla giunta siciliana”.

Secondo il capogruppo dei centristi a Sala d’Ercole, Rudy Maira,  “c’è un governo che appare sempre più condizionato dalla politica della Lega. Il federalismo voluto da Bossi, al quale ci siamo opposti solo noi dell’Udc, ha allarmato il meridione d’Italia che rischia seriamente di non recuperare il gap infrastrutturale ed occupazionale. La bassa affluenza al voto registrata nel Mezzogiorno è la protesta più forte contro la politica nordista del governo Berlusconi”.

Sempre nello scudo crociato offre un’altra chiave di lettura l’ex ministro Calogero Mannino: “È l’Udc il vero vincitore politico delle elezioni europee in Sicilia, perché, intanto, è sopravvissuto elettoralmente, con il suo 11.89 per cento, più che decorosamente, nella sua condizione di partito non al governo della Regione; come troppo spesso hanno voluto sottolineare i soliti osservatori maliziosi”. “Ma soprattutto – continua Mannino – perché l’Udc è diventato, per oggi e per domani, l’ago della bilancia della politica siciliana”. (fonte “SiciliaInformazioni”).

Nella terra in cui è stato sindaco per anni (a Palermo) gongola e lo vede un po’ come un successo tutto da “coccolare” il portavoce dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando. “La nostra posizione intransigente – spiega l’ex primo cittadino – è stata ripagata dagli elettori”, e grande soddisfazione mostra il senatore Fabio Giambrone, commissario regionale del partito di Di Pietro “Per noi una grande affermazione a testimonianza del peso della nostra politica fatta di impegno e valori”.

Il Pd riesce a piazziare due eurodeputati, ottimi i risultati di Rita Borsellino e del sindaco antimafia Rosario Crocetta, che rasserenano il coordinatore regionale Francantonio Genovese, “Il nostro è un risultato confortante – spiega Genovese – un dato da cui dobbiamo ripartire per intercettare meglio il dissenso che i siciliani, anche attraverso una forte astensione, hanno espresso nei confronti dei governi di centrodestra”.

Infine a proposito di curiosità i casi di Gela e Sciacca, strano in Sicilia, ma sono roccaforti dei Democratici: a Gela il partito di Franceschini arriva al 50 per cento, favorito dalla candidatura proprio di Crocetta. A Sciacca il partito democratico raggiunge il 41,5 per cento.